Ussia, 007 in missione rossonera

Al massimo livello, resta Iaquinta l’uomo di Cutro più famoso. A livello rossonero però resta Ussia. Col solito entusiasmo, riparte. Premessa fondamentale: l’allenatore è e resta Pastore. Da qualche giorno, giá prima della partita con la Sangiovannese per sgombrar campo da equivoci, Pasquale Ussia ha detto di sì ad una determinata proposta di Citarella: «Il rapporto che ho con Giovanni va al di lá del calcio, quel che è successo l’anno scorso non è dipeso certamente da lui. Mi ha chiesto di vedere le squadre che la Nocerina incontrerá la domenica seguente, relazionando il tutto a Pastore di volta in volta. Con Matteo peraltro ho un rapporto splendido, giusto chiarirlo. Ho cominciato con Bellaria-Lucchese». Ma, Nocerina a parte, esiste la voglia di tornare in panca altrove ? Sincera la risposta: «Rientrare tanto per rientrare, magari trovando situazioni da stress puro come l’anno scorso fino a quando sono stato in panchina, non ne vale la pena. Rientrare solo se ne vale la pena, altrimenti meglio stare a guardare, anzi ad osservare dando una mano alla Nocerina». Domenica sfida tutta rossonera in calendario, la più blasonata in assoluta del girone per i trascorsi delle due squadre: Lucchese-Nocerina. Ussia ha visto all’opera la squadra guidata con sapienza da Giancarlo Favarin, l’ex Scafatese tornato a respirare felice aria di Toscana fin dalla scorsa stagione vincente in D: «Fa un buon 3-4-3, con validi esterni di centrocampo, in particolare Mariotti. In avanti ha trovato l’equilibrio giusto con gente che per caratteristiche riesce a garantire un assortimento interessante. Mi riferisco a Biggi, Scandurra e Galli. Il resto lo dico a Matteo, ovviamente». Ha fatto bene la prima volta, da allenatore. Invece la seconda volta è stato al centro di un doppio vortice, sbagliando pure lui, partendo di sicuro dal carneade d’attacco Moro Da Silva. E la terza volta di Ussia come sará ? Osserva, ha un ruolo diverso, magari pensa pure ad un ruolo calcistico diverso dall’allenatore, più nel futuro che nel presente.


Marco Mattiello, LA CITTA’ (Foto: Carmine Apicella)