UNA STORIA FA, quando i nocerini fecero infuriare Roma

UNA STORIA FA, quando i nocerini fecero infuriare Roma

Di affreschi, gli archeologi che lavoravano a Pompei verso la fine dell’Ottocento, ne avevano visti tanti… Ma questo dovette lasciare tutti senza parole. Non era il solito soggetto mitologico… un banale porticciolo, una grande caccia o un’avvenente Venere. Si trattava di qualcosa di completamente diverso, di nuovo, di unico. La scena che i lapilli andavano lentamente scoprendo, era quella di un’arena, uno stadio, un anfiteatro. Anzi, le immagini non lasciavano dubbi, l’anfiteatro era quello di Pompei. Immagino le voci alla rinfusa degli scopritori: “E quella lĂ , a destra, non è la palestra grande?”; “Sì, è lei!”; “E quelle sono le mura!”; “E quelli lĂ  sotto cosa sono? Non ci credo, ci sono addirittura gli ambulanti…”. Ma c’erano anche tante persone, sparse in tutti gli angoli della scena. Cosa facevano? Quelli sugli spalti assistevano alla sfida dei gladiatori. Beh, sì, forse… Ma quelli attorno all’anfiteatro se le stanno dando! E, a guardare meglio, anche quelli sugli spalti stavano combattendo…

In poche parole, era stato stato appena scoperto il celebre affresco della “Rissa nell’anfiteatro”.
Ci misero poco, gli studiosi, a capire che il tema di quella raffigurazione non era inventato, tutt’altro. Era ciò di cui parlava nientepopodimeno che Tacito, negli “Annales”. Lo storico romano scrisse di quando un certo Livineio Regolo organizzò uno spettacolo di gladiatori a Pompei. A qui giochi parteciparono tante persone di Nuceria. Raccontò di come gli spettatori delle due fazioni si odiassero e di come cominciarono a insultarsi “con l’insolenza tipica dei provinciali”. E scrisse che, dalle parole, si passò presto ai fatti. Ne seguì una furiosa rissa. E tanti di Nuceria non tornarono a casa. Quella stessa sera, i placidi rumori del corso del Sarno furono coperti dal lamento di decine di madri che avevano perso i loro figli.

Quando la notizia della rissa giunse a Roma, il Senato si infuriò! Livineio Regolo fu punito e furono vietati i giochi nell’anfiteatro di Pompei per dieci anni (poi, pare, ridotti a due).
Tutto ciò avvenne nel 59 d.C., millenovecentosessanta anni fa. Quell’affresco esiste ancore, è tappa obbligata per i visitatori del Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Documenta il primo episodio noto, al mondo, di violenza in uno stadio. E, guarda un po’, i protagonisti furono i nocerini! Lo so, non dovrei sentirmene orgoglioso… ma, tant’è.

Francesco Belsito, ForzaNocerina.it