LA NOTTE PORTA CONSIGLIO. Al San Francesco non si passa più

LA NOTTE PORTA CONSIGLIO. Al San Francesco non si passa più

Benvenuti al Sud. Quella maglietta donata in modo goliardico a Mandorlini è finita per diventare la copertina lucida della Nocerina più splendente della stagione. La scorsa settimana ci auguravamo una smentita ai carichi di desolazione che avevano fatto di Modena l’ennesima città in cui la Nocerina aveva certificato la sua debolezza. La smentita è arrivata con una prestazione che ha messo in discussione anche il concetto di realtà: sembra di aver vissuto in due spazi temporali opposti tanto è diversa la versione che i rossoneri hanno dato di se stessi nel giro di sette giorni. Si sogna o si è desti? Non è di facile risposta questa domanda. Sta di fatto che la Nocerina “Gioconda”, enigmatica in quel suo modo di essere, sembra aver imposto una legge uguale per tutti: al San Francesco non si passa più, neanche per un pareggio.

Ci sono volute 32 giornate e tante delusioni per farne una regola. Quello che doveva essere il lascia passare per la costruzione di una salvezza tranquilla, era diventato una sorta di scotto psicologico del quale la Nocerina non riusciva a liberarsi. Prima il Gubbio, poi il Verona: i rossoneri non si sono imposti solo nel punteggio, ma anche nel modo di presentarsi, di stare in campo e nella mentalità che viene messa a servizio della prestazione.

Ora la classifica parla chiaro. Ci sono quattro punti tra l’inferno anonimo e i play-out, restano quattro partite su nove da giocare in casa. Traendo le somme, con un bottino massimo ottenuto dalle sfide al San Francesco e con risultati positivi nelle trasferte di Grosseto (ormai già salvo), Vicenza e Crotone (dirette concorrenti) la piazza rossonera non dovrà sentirsi in un obbligo di chiamare al miracolo, ma al capolavoro. Sono calcoli, ipotesi, speranze che vanno incrociate anche con i risultati delle altre pretendenti alla salvezza. Ma già aver abbandonato per una settimana l’ultima posizione (in virtù della differenza reti con l’Albinoleffe) dà una spinta psicologia in direzione della speranza.

Benvenuti al Sud, un passaggio è doveroso. Il film di successo poteva avere una trasposizione nella realtà. Il massimo dell’ostilità poteva essere sublimato dal gesto di un ragazzino, che con quella maglietta rifiutata aveva già riscattato l’intero Meridione dallo stolto razzismo che accompagna la tifoseria veronese. Il bambino che dà una lezione di civiltà al simbolo mediatico di tale ottusità culturale: che gran risposta sarebbe stata. Invece camionette della polizia, elicotteri, sassaiole, automobili fracassate, guerriglia senza quartiere, città paralizzata, stato da caccia all’uomo, scontri con le forze dell’ordine ( alle quali va un plauso per aver evitato il peggio): questo è il “Benvenuti al Sud” voluto da alcuni sostenitori rossoneri, i quali non hanno capito che il miglior riscatto dal razzismo riversato dai tifosi veronesi da Ascoli in giù, sarebbe stato rappresentato da quell’innocente gesto di un bambino già radicato nella sua terra. Sarebbe bastato solo quello, nient’altro per far tremare la coscienza dei tifosi scaligeri. Così non è stato, si è scelta la violenza. Benvenuti al Sud: sarebbe potuto diventare il film di un intero popolo guardato con ammirazione dall’intero Paese, ma alla fine è stato il pomeriggio che tutti si aspettavano.  


Luigi Caputo, ForzaNocerina.it