AMARCORD. Simone Despal la saracinesca della Nocerina

Simone Despal mi apre la porta e la occupa quasi tutta, esattamente come faceva con quella della Nocerina tanti anni fa. Razza dalmata è arrivato a Nocera nel più rocambolesco dei modi e con la più autorevole delle raccomandazioni.

 

Lei arriva alla Nocerina nel 1950-51, le cronache dell’epoca dicono che proveniva dal campo profughi di Pagani, di cosa si trattava precisamente?

 

In realtà quello di Pagani era un ospedale e lì ci lavorava Bonaiuti un calciatore della Nocerina oltre che un tifoso molosso malatissimo per i colori rossoneri. Mi ha portato lui alla Nocerina. Io vivevo al campo profughi di Bagnoli nella zona dove oggi c’è la Nato. Avevamo formato una squadra di calcio con tutti i profughi provenienti dall’Est. Ho avuto il piacere di giocare con l’immenso Puskas prima che passasse al Real Madrid. Il primo portiere era Alangelovic il titolare della Jugoslavia. Anche lui fu acquistato da un grande club e io finii a fare il titolare. Avevo solo 17 anni. Giravamo il sud Italia per allenare le grandi squadre, un giorno venimmo a Nocera per allenare la Nocerina. Vincemmo per 4-0. L’allenatore dei Molossi era Cavanna ex portiere della nazionale che mi volle ad ogni costo.

 

Lo sguardo si fa più dolce e malinconico.

 

A Nocera ho trovato mia moglie, mi ha cambiato la vita. Insieme abbiamo costruito una famiglia e nel 2006 abbiamo festeggiato cinquant’anni di matrimonio. Grazie a lei sono rimasto a Nocera per tutta la vita. Quando mi trasferirono al Foggia piansi come un bambino. Io sono croato, e della mia famiglia sono l’ultimo rimasto in vita. Gli altri sono sono andati in giro per il mondo e sono morti lontano da me.

 

Lei prima di approdare alla Nocerina era un portiere di Pallamano, come è avvenuta la trasformazione in portiere di calcio e come mai si è paradossalmente trovato meglio nella porta larga del calcio rispetto a quella minuscola della Pallamano?

 

Si fa una bella risata, come quella di un burlone che sta per raccontarti uno scherzo ben riuscito.

 

In realtà sul mio passato sono state raccontate un sacco di storie. Io giocavo a basket e a Nocera volevano farmi giocare per la Folgore che allora era molto forte, ma a me piaceva il calcio e divenni il portiere della Nocerina. Un’altra cosa riguarda il mio cognome che non è Despal come mi hanno sempre chiamato a Nocera, ma Despally, solo che nessuno lo ha mai usato. Per la gente di Nocera sono Simone “Saracinesca” Despal.

 

Ci dice come è nato il suo soprannome “Saracinesca” e chi è stato a darglielo?

 

Il soprannome è merito dei tifosi, mi volevano molto bene e coniarono per me questo nome che mi è rimasto addosso. Mi piace. Mi ricordo in particolare i bambini di Nocera si mettevano tutti dietro la porta per festeggiarmi e mi passavano le caramelle. C’era una bella atmosfera, era difficilissimo passare in casa nostra ed io facevo di tutto per chiudere la porta. Come una vera saracinesca.

 

E giù di nuovo con quella risata che fa allegria. Inevitabile, però, parlare un po’ di calcio.

 

La sua prima stagione nella Nocerina non è particolarmente brillante per la squadra, l’unico dato importante è la prima sfida con la Paganese, anche all’epoca c’era una rivalità così accesa con i cugini paganesi?

 

Era peggio di oggi sicuramente. Mi ricordo una partita giocata a Pagani. Vincemmo 2-1 ed in quell’occasione parai anche un calcio di rigore. Avevano un presidente un po’ guappo che mi insultò per tutta la partita mettendosi dietro la mia porta. Quando finì la partita la gente di Pagani voleva lanciarsi in campo, ma il presidente li bloccò e tra due ali di folla minacciosa ci portò tutti a prendere il caffè e poi ci fece andare a casa. Fu un’esperienza che non dimenticherò mai. Il nome non me lo ricordo, ma lo chiamavano tutti “Fonz a’Valigia”.

 

L’annata successiva, la sua prima da titolare, invece si conclude con una promozione, nonostante il secondo posto alle spalle della Cavese, ci può parlare un po’ di quella squadra e di come è stata accolta la promozione in città?

 

Non c’erano tanti festeggiamenti come oggi, però mi ricordo che in quell’occasione festeggiammo tutti a Santa Maria a Monte con una grande mangiata. Cucinò il famoso Vittorioso. Mangiavamo insieme con i tifosi, anche questa è una cosa che non si vede più.

 

Il primo anno in quarta serie vede una Nocerina brillante chiudere al terzo posto, dopo aver accarezzato per un breve periodo anche il sogno promozione, cosa vi è mancato quell’anno per infilare la seconda promozione di fila e quanto ha inciso la crisi societaria in atto?

 

Purtroppo il presidente dell’epoca non ci pagava e quindi nonostante l’attaccamento alla maglia molti di noi per sopravvivere dovevano arrangiarsi a lavorare in qualche modo. Troppe distrazioni ed alla fine le abbiamo pagate. Fu un peccato.

 

Il suo ultimo anno a Nocera vede la squadra lottare tenacemente per non retrocedere ma la sconfitta all’ultima giornata nel derby con la Cavese la condanna ad un’amara retrocessione, cosa ricorda di quell’annata?

 

E’ stato uno dei più grandi dispiaceri della mia vita. Ci tenevo moltissimo per i tifosi a cui ero legatissimo. E’ stato anche il mio ultimo anno con la Nocerina, non avrei voluto chiudere in maniera così brutta.

 

Dopo averla lasciata da calciatore ha avuto più contatti con la Nocerina nel corso degli anni?

 

Di me si sono sempre ricordati solo i tifosi che mi hanno premiato più volte con targhe e riconoscimenti, una volta mi premiarono insieme a Bozzi. Dalla società non ho più ricevuto nulla.

 

Che rapporto c’era tra allenatori e calciatori? Il Calcio era solo una passione o un calciatore poteva vivere di calcio?

 

Si poteva vivere di calcio, ma non c’erano tutte queste tutele. Lo stipendio non sempre arrivava a fine mese e c’era poco da protestare. L’ambiente interno alla squadra era più familiare e meno professionale e c’era un attaccamento alla maglia che oggi purtroppo è scomparso.

 

Che rapporto c’era con i tifosi dell’epoca?

 

Era la cosa più bella, quella che ricordo con maggior piacere. Dopo le partite andavamo al Bar Ideale dove ci offrivano da bere e ci invitavano a casa loro per mangiare. Ci conoscevamo tutti, forse per questo eravamo così attaccati alla maglia. L’amore ce lo trasmettevano i tifosi. Erano tifosi scatenatissimi, quando giocavamo in casa era veramente difficile batterci.

 

Dei giocatori di quegli anni quali ricorda con maggior piacere ed a suo giudizio ve ne erano alcuni in grado di primeggiare anche nel calcio attuale?

 

Longhi era un calciatore fantastico paragonabile al ruolo di mezzapunta attuale, Visintainer e Fontana che nonostante una testa non proprio da calciatore aveva dei mezzi tecnici e fisici eccezionali, il centravanti Fucile.

 

Vivendo a Nocera sicuramente avrà seguito la Nocerina nel corso degli anni, c’è una formazione nella quale le sarebbe piaciuto giocare? E’ cambiato molto il ruolo del portiere da quando giocava lei?

 

C’è da dire che il modo di stare in porta è molto cambiato rispetto a quando giocavo io. Avrei voluto essere il portiere della Nocerina che vinse la Serie C e andò in B nel 1978. Fu un bel periodo per la Nocerina e per la città. Nel corso degli anni ho sempre seguito la Nocerina, spesso porto i miei nipotini allo stadio. I migliori portieri che ho visto sono stati De Fazio, Roi e Scannapieco. Longhi e Fontana sono stati grandi calciatori. Nei tempi moderni ricordo Bozzi e Battaglia due fenomeni. Tra gli allenatori ricordo Del Re era una persona molto umana, mi ha aiutato tantissimo.

 

L’intervista sarebbe finita qui, ma Despal ha voluto aggiungere un’ultima cosa.

 

Dopo tanti anni fa piacere essere ancora ricordato anche da persone che non mi hanno visto giocare. Molti degli alunni di mia figlia gli chiedono notizie sul mio conto è molto bello. A tutte le persone di Nocera voglio dire che sono orgoglioso di poter dire che ho giocato nella Nocerina. Per me è un grande vanto, è un onore aver indossato il Rosso e Nero dei Molossi.


Fabio Pagano, ForzaNocerina.it