Come ”ogni maledetta domenica”

Poche ore «alla più difficile sfida professionale. Tutto si decide oggi». Così avrebbe detto coach Tony D’Amato al suo spogliatoio. Ogni maledetta domenica potrebbe essere l’imprecazione più indigesta dopo aver vissuto le partite al sabato. C’è da andare incontro al destino in una partita secca, che al fischio finale rimetterà tutto in discussione, in ogni caso. L’attesa genera speranze, ma è netta la sensazione che per un giorno, per una partita, non conteranno molto gli schemi, la tattica o la condizione fisica: conterà solo volontà, intesa come sentimento capace di dar fondo ad energie mai esplorate in precedenza. In questo senso la girandola del caso ha scritto un finale carico di significati per la chiusura della stagione rossonera: Zeman e il suo Pescara neo promosso in A, lo stesso Zeman ferito e punito a Foggia dalla Nocerina arrembante che andò a prendersi la serie B in casa sua. Penseranno anche a questo tutti i nocerini che si recheranno a Pescara, penseranno a quanto è cambiato in un anno che ha visto il veloce declino di quel progetto vincente osannato in ogni quartiere, ogni strada, ad ogni occasione. Si va a Pescara con il cuore in mano e con tanto coraggio. Perché ci vuole anche coraggio per andare incontro all’ignoto: potrebbe arrivare una sconfitta, è nelle possibilità del calcio pulito e senza compromessi professato da sempre da Zeman. E allora, in quel caso, la presenza diventerebbe assenza, testimonianza vivente di una mortificante retrocessione. Ci vuole coraggio. Lo stesso che dovranno avere coloro che saranno chiamati in causa. La differenza rispetto a chi ha conquistato la serie A è tanta, sulla carta così come nei mezzi. Ci sarebbe proprio questo fattore da sfruttare: un Pescara ebbro di gioia che vuole festeggiare la promozione più che dar battaglia. Ma questo possibile atteggiamento, da solo, non può distogliere l’attenzione dalla partita; perché la Nocerina deve  vincere la sua gara e poi collegarsi con gli altri campi. Per tentare l’impresa, questa volta, occorre qualcosa in più. Un motivo, una causa superiore per cui valga la pena sacrificarsi. Molti dei calciatori che scenderanno in campo probabilmente non faranno più parte della futura Nocerina. Ma anche in loro, soprattutto in loro, si dovrà accendere la scintilla dell’orgoglio, dell’appartenenza ad un territorio,ad una comunità che in tutto questo tempo non ha mai fatto mancare il suo appoggio, incondizionato. C’è da scrivere una pagina epica, più che tragica. Perché «siamo all’inferno e possiamo rimanerci e farci prenderci a schiaffi; oppure aprirci la strada lottando verso la luce». Tra la sfida e il verdetto finale c’è un vuoto colmato dalla speranza e dall’attesa, lo stesso vuoto dell’anima che spinge coach Tony D’Amato a caricare la sua squadra, la quale potrà riemergere dal baratro solo dalla rigogliosa consapevolezza che una rinascita è ancora possibile, a poche ore dalla storia.


Luigi Caputo, ForzaNocerina.it