LA NOTTE PORTA CONSIGLIO. A chi appartiene questa guerra?

LA NOTTE PORTA CONSIGLIO. A chi appartiene questa guerra?

La fotografia più nitida, o forse quella più impetuosa, è quel pallonetto svogliato e un po’ frustrato di Castaldo a pochi centimetri da Belec. Un attaccante, un trascinatore, uno degli ultimi testimoni della Nocerina che ha centrato la promozione in B, quella palla l’avrebbe dovuto scaraventare con tutta l’energia del proprio corpo in rete. E invece quel passaggio di cortesia diventa l’emblema della resa, incondizionata. Il Crotone da parte sua non ha fatto nulla di così particolare per vincere, ha giocato un’onesta partita, forse d’attesa visto che la prestazione d’alto livello spettava alla Nocerina. La salvezza ancora in palio a tre giornate dal termine da sola doveva costituire la più forte delle motivazioni. Allora chi crede ancora alla salvezza? Lo fanno i tifosi, ancora una volta numerosi in trasferta, che da parte loro non hanno mai smesso di sperare. Sono giunti in massa a Crotone per spingere la Nocerina ad una vittoria alla portata, contro una squadra che sì cercava la matematica salvezza, ma che comunque poteva considerarsi in B per il prossimo anno. In fondo proprio su questo si sperava: che per una volta in questa sciagurata stagione la Nocerina sfruttasse le condizioni a proprio favore, come hanno fatto tutte le altre formazioni nei suoi confronti. In campo doveva scendere la rabbia e la voglia di conquistare una salvezza miracolosamente alla portata, che tutte le coincidenze fatali hanno permesso di poter ancora agguantare. Sullo zero a zero quel tocco liftato, e allora ancora la fortuna ha diritto di voltare le spalle.

L’altra immagine simbolo della deriva mentale e fisica è la rincorsa affannata di Rea che cerca di agguantare Calil, trasformatosi di colpo in Usain Bolt. Prima tenta di aggrapparsi alla sua maglietta dopo aver tentato un morbido contrasto, poi arrancante lo insegue, lasciando poi il compito di fermarlo a Figliomeni; quando finalmente lo raggiunge al centro dell’area, stanco e molle, non può far altro che essere la vittima del tacco elegante dello stesso Calil, che si insacca in rete. In questa sequenza che dura qualche minuto c’è tutto il tempo perso dalla Nocerina, che si ritrova quasi condannata proprio a causa di un’impreparazione cronica, mai corretta dall’inizio della stagione.

E allora se per essere pericolosa la Nocerina deve affidarsi ai difensori prestati all’attacco, vuol dire che le risorse questa squadra le ha consumate da tempo. Per buona pace di Di Maio, ma quella cattiveria, quella rabbia nel realizzare il gol della speranza doveva averla qualche altro suo compagno. Perché della magia e dei numeri funambolici di Merino non si vive, o meglio non si sopravvive per sempre. Perché sarebbe bello cantare la spensieratezza di Celentano con la salvezza già in tasca e non per distrarsi quando si è sul baratro più profondo. In fin dei conti si può essere anche allegri nel dramma, perché questa battaglia gira e rigira appartiene sempre a coloro che una volta chiuso il sipario dovranno confrontarsi negli anni avvenire con i resti di una disfatta che tra qualche settimana non apparterrà più a quelli che l’hanno generata. 


Luigi Caputo, ForzaNocerina.it