LA NOTTE PORTA CONSIGLIO. ”Quello che non ho è la giustizia”

LA NOTTE PORTA CONSIGLIO. ''Quello che non ho è la giustizia''

Le parole sono importanti. Così tuonava Nanni Moretti in un suo celebre film. Giustizia è una parola spesso abusata, mal applicata, sicuramente poco attuale al giorno d’oggi. Che sia civile, penale o sportiva, c’è qualcosa, a volte, che si mette di traverso e le impedisce di trovare un pieno e spesso logico compimento. Le parole sono importanti, dicevamo. E allora per parlare di giustizia bisogna scavare sin nella sua radice, la quale parla di diritto, ragione: lo ius quel principio senza il quale, in fondo, non esisterebbe la distinzione tra bene e male. Così, se la comune sensibilità percepisce che sia male il tentativo di truccare un incontro di calcio per lucro personale, lo ius ( non la giustizia come viene intesa oggi) dovrebbe ristabilire il torto commesso, cioè riportare il bene in posizione dominante rispetto al male. Quando il segretario Iodice urla alla Commissione che con le sentenze di ieri è stato legalizzato l’illecito, in fondo, fa notare in maniera rabbiosa questo concetto, ossia che questa volta la Giustizia non ha ristabilito la differenza tra bene e male. Perché – ed è questa la vera rivoluzione – se le pene per chi sbaglia sono irrisorie e soprattutto applicabili nel futuro e non nella situazione contingente all’accaduto, tutti potranno sentirsi autorizzati a varcare il confine dell’illecito per trarne profitto: in sostanza si aliena il concetto di bene. Ed è qui che entra in scena un’altra parola importante: patteggiamento.  Patteggiare significa letteralmente ” accordo teso a procurare all’imputato una riduzione di pena in cambio dell’ammissione di colpevolezza”. Quindi il patteggiamento sottolinea essenzialmente un fattore: chi patteggia ammette di aver commesso un reato. Il ragionamento non vale solo per il Grossetto ( società più vicina agli interessi di salvezza della Nocerina), ma si estende a tutte le società che hanno scelto questa strada: si è assistito ad una corsa verso l’ammissione di colpa, quasi come se il patteggiamento fosse un salvacondotto, un amnistia, che cancellasse con un colpo di spugna il marcio che si è creato. Il patteggiamento è stato scelto come una vera e propria strategia difensiva, come il bambino che fa gli occhi dolci al genitore per evitare di essere punito dopo una marachella. La differenza è che in questo caso si mette in discussione la credibilità del sistema calcio, la passione di milioni di tifosi che sottoscrivono abbonamenti e pagano biglietti per assistere ad incontri tristemente falsati dal principio. Il procuratore Palazzi aveva promesso forti di sconti di pena per chi avesse collaborato, ma cercare l’aiuto di chi ha sbagliato per far luce su una vicenda non deve indebolire il principio di Giustizia; può concedere benefici, ma non far scemare la sostanza della pena. Tra l’altro a questo punto bisognerebbe effettuare una seria riflessione anche sul principio di responsabilità oggettiva, che con queste sentenze rischia di essere un concetto arbitrario più che giurisprudenziale. Se le parole sono importanti è perché esse con il loro significato scandiscono le sfumature del mondo, dei sentimenti e della realtà che ci circonda. Se passa il principio che le punizioni possono essere scontate quando fa più comodo, allora conviene vivere in un mondo di ladri, conviene essere uno “sfigatello” e non far parte della banda degli onesti. 

Luigi Caputo, ForzaNocerina.it