CALCIOSCOMMESSE E GIUSTIZIA SPORTIVA: “papocchio” all’italiana

CALCIOSCOMMESSE E GIUSTIZIA SPORTIVA: “papocchio” all’italiana

Il calcio italiano è diventato un’enclave giuridica: immune dalla giustizia ordinaria, dallo stato e legato fortemente al potere politico. Continua la saga dell’accanimento contro la “vecchia signora”, Antonio Conte allenatore dei bianconeri è stato condannato a 10 mesi di squalifica. Per il trainer pugliese è bastata una sola partita “combinata” ed un testimone ad accusarlo. Forse il solo fatto che sia l’allenatore della Juventus, ha amplificato non poco la sua posizione e in Italia quando si parla del team piemontese si va giù duro.
Al tempo di calciopoli, Luciano Moggi dirigente della Juve fu colpevole di una rete di “combine”, partite ed arbitri e il risultato di tutto ciò ad insaputa del presidente del club, fu la retrocessione in serie B.
Non molto diversa l’attuale posizione del Grosseto. Camilli presidente del sodalizio toscano è stato accusato da un suo dirigente Iaconi e da sei calciatori, di essere stato a conoscenza d’alcune gare truccate, ma il risultato si è tramutato in una completa assoluzione in secondo grado e nessuna retrocessione. L’intervento dello spirito santo sui giudici della corte federale e forse di qualche forza oscura che ignoriamo, ha cambiato le carte in tavola rispetto alla retrocessione di primo grado: Grosseto in B e squalifica di 5 anni al massimo dirigente annullata. Tirando le somme, se per uno stesso reato ti chiami Juventus retrocedi, se ti chiami Grosseto ciò non avviene.
Capitolo Lecce. I salentini vengono retrocessi in lega pro, ci sarebbero una serie d’assegni a dimostrare il coinvolgimento dell’ex presidente Semeraro in alcune gare di campionato truccate, alcune proprio con i cugini del Bari.; mentre per i Lecce c’è la retrocessione, il Bari implicato in molte gare truccate come il Grosseto è risparmiato, poiché erano coinvolti solo i calciatori e non i dirigenti. Però se ti chiamavi Juventus saresti retrocesso.
Il problema che si fa un distinguo tra responsabilità diretta ed oggettiva. Nella prima ipotesi sei retrocesso nella categoria inferiore, perché i dirigenti o anche un solo dirigente è direttamente coinvolto nell’illecito, nella seconda ipotesi la società non è implicata nell’illecito ma solo i calciatori. Allora sorge una domanda: come mai il Grosseto è stato retrocesso in lega pro in primo grado con coinvolgimento di qualche dirigente (Iaconi direttore sportivo e reo confesso) e poi assolto in secondo grado? La responsabilità diretta ed acclarata, in questo caso dalla testimonianza di Iaconi, dove è andata a finire? E’ un vero mistero.
Il problema o meglio la fortuna è di non chiamarsi Juventus. E poi, non meno importante è la posizione dei calciatori squalificati che non hanno patteggiato, tipo Pesoli, mentre quelli che si sono pentiti sono stati premiati e presto li ritroveremo in campo.
A giorni partiranno i campionati e qui c’è un’altra incongruenza: non sarebbe meglio attendere il giudizio del Tnas? L’arbitrato del Coni potrebbe teoricamente ribaltare i due giudizi di primo e secondo grado, non in forma peggiorativa, ma potrebbe dare ragione ai ricorrenti. A questo punto converrebbe da parte dei capi del pallone, sospendere l’inizio della serie B e della lega pro e solo dopo aver conosciuto la decisione del Tnas, far ripartire i campionati in questione. Un modo per dare attendibilità a questo calcio che, ad oggi, ne ha pochissima.
Concludiamo facendo una considerazone generale e personale. Quando è appurata una responsabilità diretta od oggettiva che sia, da parte di un tesserato della FIGC, consigliamo di procedere con una pena esemplare: la radiazione.


Giuseppe Colamonaco, ForzaNocerina.it