CALCIOSCOMMESSE: via al processo d’appello

È cominciato nel primo pomeriggio il processo d’appello per il caso calcioscommesse: attenzione concentrata nella prima giornata sulle carte provenienti dalla procura di Cremona, quelle riguardanti il filone d’inchiesta che coinvolge il Grosseto ed il suo presidente Camilli. La giornata, come di consueto, è cominciata con l’ammissione delle parti terze interessate al dibattimento: ammesse le istanze Nocerina, Vicenza, Gubbio e Cesena mentre sono state respinte, per l’ennesima volta, quelle presentate dalla Federsupporter e dal Codacons. Una volta esaurite le procedure iniziali è cominciato il dibattimento, con l’immediata analisi del caso Grosseto: tempi strettissimi per le difese, con al massimo dieci minuti per illustrare le proprie posizioni.
A difendere la causa del Grosseto l’avvocato Grassani che ha puntato soprattutto sulla posizione di Iaconi, ritenuto poco credibile dai legali maremmani: “solo dopo la condanna a quattro anni in primo grado della Disciplinare Iaconi è diventato un collaboratore della procura, l’unico soggetto che ha accusato direttamente il Grosseto ed il suo presidente,” ha spiegato l’avvocato biancorosso, “il laboratorio degli scommettitori era formato da coloro che alteravano partite con finalità di scommesse e Camilli risponde di responsabilità diretta per un illecito, riguardante una partita finita in pareggio, in cui non c’entra nulla; questo presidente, e questo è negli atti, ha denunciato nel 2009 il comportamento anomalo dei suoi giocatori, ma purtroppo è stato tutto archiviato.”
Secca la replica di Palazzi: “ci sono riscontri formidabili, specifici e puntuali a tutte le dichiarazioni di tutti i personaggi coinvolti,” ha spiegato il procuratore federale subito dopo, “risulta che Camilli rifiutò richiesta di centomila euro perché troppo esosa e la procura ha anche escluso il mandato di Iaconi togliendo l’aggravante; ma ci sono altre dichiarazioni di Carobbio e Acerbis che forniscono il quadro complessivo di questa vicenda.” Poi è toccato all’avvocato rossonero Stagliano che ha chiesto la conferma della pena inflitta in prima istanza alla formazione maremmana; successivamente si è passati all’analisi dei casi riguardanti Siena e Novara ed infine la parola è passata all’avvocato Giulia Buongiorno, legale di Antonio Conte, che ha provato a scagionare il tecnico bianconero contestando le dichiarazioni del pentito Carobbio.


Filippo Attianese, ForzaNocerina.it