ALESSANDRO ERRA: “Nocera è una città per bene”

ALESSANDRO ERRA: "Nocera è una città per bene"

“Sicuramente quella di domenica è stata una giornata anomala, ed è normale che, dando modo a chiunque di parlare a vanvera, si dica di tutto e di più senza conoscere i reali contenuti della vicenda. Da osservatore esterno sono molto amareggiato, perchè conosco gli atteggiamenti dei nocerini e so che non sono i “mostri” descritti dai giornali di tutta Italia”. Sono le dichiarazioni di Alessandro Erra al termine dell’amichevole tra la sua Gelbison e la Nocerina, squadra che, in passato, l’ha lanciato sia come calciatore, che allenatore, nel calcio che conta: “la tessera del tifoso, stando a quanto ci raccontarono all’epoca del suo lancio, avrebbe permesso ai tifosi di assistere a tutte le partite, senza limitazioni, però poi non è andata così. E’ giusto che, a seguito di quanto accaduto, ci sia stata una protesta, libera, che, fortunatamente, non è sfociata in episodi di violenza”.

NOCERA, CITTA’ PER BENE. Parole forti, le sue, che evidenziano la poca fiducia sia nelle istituzioni politiche che calcistiche: “Sta di fatto che si è persa una grande occasione per giocare una partita così sentita a porte aperte, e sono convinto che con un’adeguata prevenzione, si sarebbe potuto sicuramente fare. Ma adesso la mia curiosità è rivolta a Paganese-Nocerina. Chissà come ci si comporterà?”. Nella sua mente, però, il ricordo di tanti derby infuocati, “combattuti”, metaforicamente parlando, al fianco dei tifosi: “Negli anni addietro abbiamo giocato contro Juve Stabia, Savoia, derby non meno importanti ma sempre accesi e, tranne in casi sporadici non è mai successo nulla di eclatante, perciò penso che sia necessario dare fiducia a questa gente. Ricordo un Foggia-Napoli, due squadre che si odiano alla morte, giocato con tantissimi tifosi sugli spalti, eppure non successe niente”. Una tifoseria, quella nocerina, che tanto l’ha amato e alla quale ha dato altrettanto, facendogli cucire addosso quel bicolore simbolo di un rapporto viscerale ed emotivamente unico: “Nocera è un ambiente passionale, che vive di pane e calcio. Io sono stato lì per sette anni, e sono qui adesso a testimoniare il calore e il bene che la gente di Nocera vuole alla propria squadra. La situazione attuale nel calcio rispecchia il momento del paese, un paese che va a rotoli, ed è per questo che stadio sta diventando anche una zona franca, per tifosi o presunti tali, che provano a creare disordini sistematicamente.”

CAMPIONATO FALSATO. Duro takle anche all’inopinata riforma dei campionati che ha portato alla nascita di un torneo, come quello attuale di Prima Divisione, fortemente falsato da squadre “materasso”, costruite senza particolari ambizioni se non quella di fare cassa con i contributi federali: “Era una cosa che si paventava già quindici anni fa, quando giocavo” – afferma con franchezza – “Non so se ci sarebbe potuta essere un’alternativa a questa riforma. E’ ovvio che sia un campionato fortemente impari. Non credo, però, alla mancanza di motivazioni: penso, invece, che i giocatori debbano ricercare le motivazioni in loro stessi, con l’intento di crearsi una vetrina importante per spiccare il volo”. E la Nocerina che squadra le è sembrata? “Ci sono diversi ragazzi importanti, come Palma, ad esempio, che penso possano fare bene” – puntualizza – “E’ importante che non li si carichi di eccessive responsabilità, perchè non si può ottenere, con cosi’ tanti giovani, un risultato nel breve. Oggi li ho visti molto tranquilli, e si sono allenati senza particolari fastidi. Ho avuto modo di parlare anche con Fontana, mio compagno ad Ascoli, ma abbiamo preferito tralasciare l’argomento derby”.

FUTURO AMBIZIOSO. Il presente si chiama Gelbison, e non è detto che l’occasione di compiere un ennesimo miracolo non possa permettere al buon Sandro di spiccare il volo nei campionati professionistici: “Ho vissuto un’estate travagliata” – commenta – “Mi volevano in tanti, Savoia, Cavese, Cosenza, senza però concludere nulla. Addirittura avevo accettato la proposta dell’Hinterreggio, ma il primo giorno che mi presentai per il ritiro non ebbi nemmeno a disposizione il pullman della società per partire, per questo mi misi in macchina e me ne andai via. Spero che, in futuro, qualcuno possa accorgersi di me”. E se chiamasse la Nocerina? “Premesso che attualmente la squadra rossonera è ben allenata, io sono cresciuto qui, e se ci fosse una chiamata da parte della Nocerina naturalmente accetterei senza battere ciglio”.

Gianluca Tortora ForzaNocerina.it