AMARCORD. Nobile Monteleone, per tutti “Nobiluccio”

AMARCORD. Nobile Monteleone, per tutti "Nobiluccio"

“A chi fregherebbe niente se non ci fossimo stati noi?” Questo fondamentale concetto viene tramandato da Nick Hornby nel suo libro “Febbre a 90”. I tifosi, quelli che vanno allo stadio e vivono la loro squadra ventiquattro ore al giorno, sono il sale del calcio. Se fossimo tutti inchiodati davanti alle tv a guardare ventidue ragazzotti correre dietro ad un pallone a chi fregherebbe niente?

Ogni squadra del mondo ha dei tifosi speciali, personaggi che per un motivo o per l’altro legano indissolubilmente la loro vita ad una squadra di calcio. Il Wrexham squadra gallese ha il signor Tom Hughes, anni novantasei, che ha atteso novantuno anni per veder vincere la sua unica e più duratura ragione di vita.

La Nocerina, tra gli altri, ha avuto Nobile Monteleone. Nome altisonante per quello che tutti noi conoscevamo come “Nubiluccio”. Nobile non aveva studiato, era analfabeta. Tutti i giorni si svegliava prima dell’alba per andare al mercato del pesce a fare la sua giornata di lavoro. Finito il lavoro andava allo stadio, se c’era il campionato, oppure al bar con gli amici se c’era la pausa estiva. La Nocerina, forse l’unico vero amore della sua vita.

Ogni anno sottoscriveva il suo abbonamento, quasi sempre di tribuna, e non era di certo una persona ricca. Si posizionava vicino agli spogliatoi e seguiva la sua amata Nocerina. Non mi ricordo di aver visto una partita della Nocerina senza la sua presenza. Si faceva sentire “Nubiluccio”, i suoi incitamenti sono noti a tutti quelli che frequentano il San Francesco.

Di lui si raccontano storie mirabolanti, poco adatte ad un contesto come questo. Sono chiacchiere da bar, parole tra amici, leggende da tramandare. Gli sarebbe piaciuta da morire la Nocerina di Gaetano Auteri, la Serie B, peccato che ci abbia lasciato prima di avere questa gioia. Lui non se ne sarĂ  rammaricato di sicuro. Per lui la Nocerina era una passione e la categoria di competenza solo un dettaglio marginale.

La Nocerina abbatte ogni differenza sociale. Nobile disquisiva di calcio con affermati professionisti, con noi che eravamo ragazzini e siamo cresciuti alle sue spalle. Scherzava, ci raccontava delle partite della sua gioventĂą. Della Serie B e di Don Antonio Orsini. Che storie!

Il momento piĂą bello? Non ho dubbi, quando la Nocerina lo ha portato in panchina. Vestito a festa, emozionato come un bambino, stava vivendo il sogno della sua vita ad un passo dal prato verde, a pochi centimetri dalle maglie rossonere, la sua vita.

Fabio Pagano, ForzaNocerina.it