PIANETA TIFO. LUIGI BATTIPAGLIA: di padre in figlio col rossonero nel sangue

PIANETA TIFO. LUIGI BATTIPAGLIA: di padre in figlio col rossonero nel sangue

Alcune volte nel raccontare certe storie, chi le scrive dovrebbe provare a mettere i sentimenti da parte per cercare di rendere il proprio operato il più originale possibile. È quello che ho provato a fare io nel raccontarvi l’avventura rossonera di mio padre Luigi Battipaglia per tutti “Giggin”.

“Bhè, chi più di te sa l ‘amore che nutro per la maglia rossonera, è qualcosa di viscerale che ho cercato di trasmetterti fin da bambino, perché la Nocerina oltre ad una squadra di calcio racchiude l’essenza della nostra nocerinità – esordisce avvolto nel fumo dell’immancabile sigaretta – tutto è iniziato all’età di otto anni quando per la prima volta, contro il volere di mio padre, andai a vedere la mia prima partita, Nocerina-Paganese. Ero attratto dall’accesa rivalità che contraddistingue le due tifoserie e dalla compattezza del pubblico molosso nel mostrare il suo attaccamento verso i propri colori sociali. Da lì forse è nato questo forte amore, quella scintilla che si è accesa e che adesso a distanza di 50 anni non accenna a spegnersi. Certo i risultati possono condizionare l’umore del tifoso ma non devono mai spingerlo ad allontanarsi, perché la vera forza della Nocerina è stata sempre quella di unire tante persone. Ricordo quando con tutti gli amici già da piccoli ci impegnavamo nel rendere il San Francesco festoso, quel suono dei tamburi che quasi facevano ballare i tifosi molossi mentre seguivano le gesta dei loro beniamini. Indossare la nostra maglia, non è facile, alcune volte me ne rendo conto, il troppo amore verso la casacca rossonera ci induce a spingerci agli eccessi sia positivi che negativi ma Nocera e la Nocerina non si discutono si amano e basta”.

I ricordi si accavallano: “Quella di Torre Annunziata del ’95 è forse la gara dove più di tutte i tifosi molossi dimostrarono la loro ‘forza’. Avevamo un’intera città contro ma non arretrammo di un passo. Tra i calciatori che ritengo, abbiano onorato più di tutti la casacca rossonera, invece, di sicuro Giancarlo Mattucci professionista e molosso serio a cui mi sento legato e Andrea Pallanch uomo vero, calciatore esemplare e amico leale. Altro episodio che mi fece capire la grandezza della nostra tifoseria è sicuramente la famosa colletta che organizzammo negli anni 80. Facemmo sacrifici enormi, la città si strinse in un forte abbraccio verso la Nocerina, anche il sindaco e tifoso di allora Franco D’angelo ci diede una mano dal punto organizzativo davvero importante. Erano anni belli, del resto come adesso che fra i primi pensieri, quando la mente è sgombra, uno è rivolto di sicuro alla Nocerina.”

Gli episodi che racchiudono 50 anni di Nocerina, sono davvero tanti, ognuno con i suoi protagonisti che ne hanno scandito vicende positive e negative: “Un primo pensiero, va al presidentissimo Orsini per la forte passione e la sua forza di saper coinvolgere le persone. Altro personaggio a cui mi sento legato è sicuramente Francesco Maglione, per le forti competenze nel mondo del calcio. Di sicuro un avventuriero del pallone che aveva intuito che il calcio prima che in campo si giocava nei palazzi. È un mondo particolare il calcio, fatto di amicizie, conoscenze e abilità. Anche se non nocerino, Maglione era legato ai nostri colori. Lo ricordo un giovedì, ad un allenamento della squadra, durante un periodo in cui tutto andava storto, seduto su una scalinata a mangiare un panino, per far sentire la sua vicinanza alla squadra. Credo che il suo carisma sia stato una componente fondamentale di quegli anni. Poi la magica e leggendaria sfida del Partenio di Avellino con la Juventus campione di Lippi campione. Sugli spalti 30 mila persone, di cui almeno la metà molossi”.

Una storia affascinante e fantastica, fatti di alti e di bassi, di inizi e di fallimenti, di ricordi che si susseguono e di sentimenti contrastanti come la gioia e il dolore: “Alla Nocerina devo anche un forte grazie. Nell’Aprile del 2011 a Foggia ho capito il vero senso della parola vittoria. Al triplice fischio la gioia più bella nel vedermi abbracciato da mio figlio, in quel momento ho capito che avevamo vinto. La passione verso la Nocerina forse sarà uno dei legami indissolubili che ci lega,che va oltre il rapporto padre figlio, ma che ci fa sentire due amici, due ragazzini che sperano sempre in una domenica migliore per la propria squadra del cuore. Vorrei concludere con un augurio verso una vecchia signora che si appresta a compiere 104 anni di storia, di riprendersi da questo torpore in cui è caduta… alzati più fiera che mai!!!”.

Salvatore Battipaglia, ForzaNocerina.it