NOCERINA, una sentenza che non sta in piedi

NOCERINA, una sentenza che non sta in piedi

Il lunedì generalmente ero impegnato a rileggere quella che era stata la gara della Nocerina la domenica, una lettura in chiave tattica dove mi sforzavo di spiegare ciò che era andato per il verso giusto o sbagliato, se il modulo di partenza e gli uomini fossero risultate scelte azzeccate, se le sostituzioni in corso d’opera avessero ottenuto i risultati sperati. In tutta franchezza spesso mi sono trovato in difficoltà, in quanto sovente si è trattato di dover analizzare tatticamente una sconfitta pesante, magari di un match già compromesso nel primo tempo, per cui tutto ciò che accadeva nella ripresa sarebbe stato ininfluente. Da oggi, almeno per il momento, tutto questo non avverrà più, la Nocerina è stata esclusa dal campionato da una sentenza assurda ed iniqua della Giustizia Sportiva.

STAGIONE TRAVAGLIATA – Che sarebbe stata una stagione travagliata lo si sapeva sin dall’inizio, dopo il clamoroso, quanto inatteso, volta faccia di Citarella, i rossoneri, grazie ad un manipolo di imprenditori locali, si era inscritta al campionato per il rotto della cuffia. Si allestì una squadra quasi a costo zero, un organico formato da tanti babies provenienti dalle giovanili di squadre di categorie superiori, con l’obiettivo di valorizzarli e magari incassare il relativo premio di valorizzazione. Discorso, questo, che si estendeva anche al campionato dove, per la regola degli under, al termine della stagione la Lega Pro avrebbe premiato con cospicui contributi la società che in ogni gara li avesse schierati. La cosa era fattibile, a venire incontro alla Nocerina era la riforma dei campionati di Lega Pro, in base alla quale in prima divisione non erano previste retrocessioni. La stagione per i rossoneri parte, in pratica, senza obiettivi, se non quello, al termine, come sopra detto, di ottenere i contributi previsti. La formazione molossa, composta da tanti giovani e guidata da un tecnico, novizio per la categoria, paga inizialmente lo scotto dell’inesperienza, si susseguono le sconfitte, anche pesanti e di conseguenza arrivano pure le contestazioni della tifoseria. Sin qui tutto normale, cose che appartengono al calcio, ma qualcosa di più pesante, di extracalcistico, incombeva sulla Nocerina e che si sarebbe materializzata di li a poco. Le prime avvisaglie si hanno nel derby con la Paganese che per motivi di ordine pubblico si decide di farlo disputare in campo neutro e porte chiuse, addirittura fuori regione, viene scelta Pontedera come teatro. Una sconfitta per entrambe le tifoserie e per il calcio in generale che, però, paradossalmente segna l’inizio della ripresa della formazione di Fontana che vince alla grande in rimonta il derby e volta pagina.

QUEL DERBY MALEDETTO ED UNA SENTENZA ASSURDA – La beffa, tuttavia, è dietro l’angolo e si materializza il 10 novembre, data del derby tra Salernitana e Nocerina da doversi disputare all’Arechi. Tutto quello che è successo è ormai storia nota a tutti, sono stati detti e scritti fiumi di parole…troppe, tante, la verità spesso è stata distorta, il linciaggio mediatico subito dalla Nocerina e dalle due Nocera è stato senza precedenti. Tutto questo ha fatto ciò che si arrivasse ad una sentenza esemplare con la quale il Giudice Sportivo si è preoccupato, più che altro, dell’opinione pubblica e non di valutare giuridicamente e sportivamente i fatti realmente accaduti. La sentenza di primo grado ha decretato l’esclusione immediata della Nocerina dal campionato di I Divisione di Lega Pro e l’eventuale ammissione, la prossima stagione, in uno dei campionati inferiori. Tralasciando poi le varie squalifiche comminate ai singoli, tra dirigenti, staff tecnico e calciatori, ad aggravare ulteriormente il quadro, la vicenda lascia, tuttavia, una serie di domande senza risposta.

TANTI, TROPPI INTERROGATIVI SENZA RISPOSTA – Il Procuratore Federale Palazzi ha sostenuto la tesi dell’illecito, accolta dal Collegio giudicante, ecco giustificata la sentenza, ora noi ci chiediamo, ma l’illecito non deve consumarsi in due, cioè tra due parti in pieno accordo? In questo caso, quindi, per tutto ciò che accaduto in campo ne doveva essere a conoscenza e/o d’accordo anche la Salernitana, mentre a quanto pare tesserati e dirigenti della società granata hanno dichiarato di essere all’oscuro di tutto. Altra domanda che ci poniamo è sull’organizzazione dell’incontro, si è parlato di ordine pubblico e allora si è deciso di far disputare la gara solo con la tifoseria di casa, inibendola a quella molossa. Lo stadio Arechi è un impianto più che idoneo ad ospitare incontri del genere, non dimentichiamoci che la Salernitana qualche hanno fa ha giocato in massima serie. Allora perché, in passato, si è potuto tranquillamente gestire un derby ad alto rischio come quello tra Salernitana e Napoli, con circa 5000 tifosi ospiti, o ancora il derby con la Cavese con ben 1500 tifosi provenienti da Cava e non lo si è potuto fare con 400 tifosi rossoneri? C’è un altro punto oscuro da chiarire, cioè: la legge stabilisce che per seguire la propria squadra del cuore in trasferta occorre essere in possesso della “tessera del tifoso”, ebbene i supporters molossi erano tutti in possesso di essa, quindi avevano il titolo e il diritto di recarsi in trasferta, perché ciò è stato impedito? Situazioni queste tutte poco chiare a cui bisognerebbe dare una risposta e che hanno avuto quale conclusione la sentenza di esclusione della Nocerina dal campionato. Indubbiamente vi è un concorso di colpa anche da parte della dirigenza nocerina, dimostratasi incapace, ingenua e soprattutto improvvida nel gestire la situazione. Se è vero che la squadra ha subito pressioni e minacce da una frangia della tifoseria di non dover scendere in campo, bastava semplicemente non presentarsi, al massimo si sarebbe rischiata la sconfitta a tavolino, come comunque è accaduto, quale prima ed immediata punizione, una multa e 1 o 2 punti di penalizzazione, del tutto ininfluenti ai fini del torneo. Invece sono voluti scendere in campo ugualmente, con tutto quello che poi è accaduto, con la speranza di salvare capra e cavoli, cioè guadagnare comunque i contributi federali previsti per l’incontro e assecondare le richieste di parte della tifoseria. Dirigenza che si è dimostrata ingenua, se è vero che è stata colta dagli ispettori federali presenti all’Arechi a confabulare ed organizzare l’azione incriminata, il tutto, poi, prontamente refertato e presentato come prova incriminate in sede di processo. Paradossalmente tutto ciò, però, costituisce la prova confutata che non c’è illecito, i tre dirigenti stavano confabulando tra di loro e non certamente stavano prendendo accordi con lo staff della Salernitana, che si trovava dall’altro lato dello spogliatoio e in tutt’altre faccende affaccendato. Questa vicenda si può configurare al massimo come “slealtà sportiva”, ossia violazione dell’art. 1 del Codice di Giustizia Sportiva, ecco perché, per dirla alla nostra maniera: “l’illecito nun sta né n’ciel e né n’terr!”.

Roberto Errante, ForzaNocerina.it