NOCERINA: un’atipica domenica, la prima senza Lei

NOCERINA: un’atipica domenica, la prima senza Lei

Erano anni, forse decenni, che la domenica era stato eletto come il giorno da dedicargli nella sua totalità: i soliti gesti scaramantici, le scelte del tecnico, la disposizione tattica dell’undici titolare, il mangiare in fretta e furia per poi dare sfogo alla passione, seguire e raccontare le gesta della mia squadra, la Nocerina. Tutto questo ieri non c’è stato, tutti sappiamo il perché, tutti sappiamo come finora sono andate le cose, e non è compito mio stabilire di chi siano le colpe e tantomeno chi debba pagare, quello di cui sono certo è della “domenica bestiale” che ho vissuto, e conoscendo il mio popolo ed i miei compaesani sono sicuro di non essere stato il solo a vivere in maniera cosi travagliata la prima domenica senza Lei.

La prima reazione avuta è stata quella del rigetto, fin dal mattino la mia mente ha rifiutato in maniera disarmante tutto ciò che parlasse di calcio, qualsiasi fosse la squadra, qualsiasi fosse la categoria, qualsiasi fossero i colori. Verso le dodici passo di fianco al divano, il telecomando vorrebbe sussurrarmi qualche parola per farsi afferrare e selezionare un canale sportivo alla tv, resisto, la mia squadra del cuore non c’è e non posso rimpiazzarla in nessun modo. Pranzo, con calma, un qualcosa che non accadeva da tempo immemore, senza fretta, senza assilli, ma è una calma apparente, la serenità manca ed è alle 14.30 circa che il mio cuore ha il sussulto maggiore, è l’ora del fischio d’inizio.

Non ce la faccio, cerco di riposare, ma non ci riesco e allora tento di distrarmi, di fare altro ma il pensiero torna sempre a quelle maglie a strisce rossonere. In maniera masochistica afferro le chiavi dell’auto, scendo e vado a farmi un giro per la mia città, è un orario insolito e di gente in giro ve ne è poca, mi dirigo verso lo stadio, osservo da fuori quello che per tante domeniche è stato il mio, il nostro tempio, ascolto il silenzio e mi domando fino a quando tutto questo dovrà durare, quando ritornerò a vedere la ressa ai tornelli, quando incontrerò di nuovo lo sguardo fiero dei miei compaesani che tengono strette al collo e tra le mani i loro cimeli in rossonero, ma soprattutto quando riascolterò il boato del San Francesco.

La mia sortita dura circa un quarto d’ora, poi con occhi tristi ammaino la mia bandiera virtuale e faccio mestamente ritorno a casa. Continuo a ripetermi che tutto non può essere cancellato così, d’emblée, prima o poi il vento cambierà rotta e i molossi riprenderanno a navigare con il vento in poppa. Nessuno mai riuscirà a cancellare la nostra passione, la nostra storia, che dura da 104 anni. A presto Nocerina!

Fabio Vicidomini, ForzaNocerina.it