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Nocerina troppo spuntata

«Facciamo prima possibile i 41 punti che servono per salvarci senza playout»: parole dette del patron Citarella a chi ieri ne ha sondato gli umori dopo la sconfitta con l’Itala San Marco, che ha posto fine ad una serie utile di risultati dalla durata di nove partite. Il linguaggio della resa? No, è il linguaggio derivante dalla lettura della classifica e soprattutto dalla constatazione dell’occasione d’oro sprecata domenica per rientrare in corsa playoff: il Gubbio ha perso in casa, la Nocerina con una vittoria poteva passare da -8 a -5 dalla zona nobile della classifica, avendo poi la chance successiva, quella di lunedi prossimo al San Francesco nel posticipo serale proprio contro il Gubbio, di poter ulteriormente abbassare il distacco, passando a -2. Invece così non è andata. A Gradisca d’Isonzo, gol beccato su autorete e, ancora una volta, notevoli sprechi dalle parti del portiere avversario. La Nocerina continua a segnare poco rispetto a quel che produce in termini di occasioni-gol. Palumbo e Cavallaro fin qui han dato discreto contributo realizzativo – rispettivamente – 9 e 8 segnati, ma il resto non c’è stato. Poco o niente dagli altri centrocampisti. Poco dagli altri attaccanti. Col senno di poi e con l’evoluzione della stagione, emerge un dato inconfutabile: in estate, accanto ai confermati Babatunde e Palumbo, andava preso un altro attaccante di valore. La scelta di fondo dell’epoca di puntare su diversi giovanotti per la seconda fascia d’organico, portò a soluzioni bocciate dal campo: Iannelli, Aquino, Borrelli. A gennaio, con scenari ed obiettivi modificati, c’è stato più di un tentativo per porre rimedio: Franciel, Eliakwu, Ceccarelli. Alla fine sono arrivati Pignatta e Rana, validi tutti e due ma non proprio delle bocche da fuoco. Nei momenti determinanti, insomma, qualcosa è mancato in termini di concretezza offensiva. Restano ridottissime speranze per i piani alti. Resta, più che altro, l’obiettivo realmente alla portata: un’altra decina di punti per pensare alle strategie future.


fonte: Marco Mattiello, La Città

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