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Costabile D’Agosto, professionalità e competenza al servizio della Nocerina

Il Dottor Costabile D’Agosto è stato uno degli artefici del ritorno della Nocerina tra i professionisti nel 1994 ed è diventato prima dirigente di spicco e poi presidente di uno dei periodi storici più luminosi e vincenti della storia rossonera. La sua permanenza nella dirigenza rossonera è stata caratterizzata dal vivere la Nocerina a 360 gradi.

Mi accoglie, nel suo studio, con la consueta cordialità. Appena scopre che sono lì per parlare di Nocerina cambia espressione, sembra quasi che abbia ritrovato un vecchio amico e mi sollecita a cominciare.

 

Nonostante la sua famiglia sia stata sempre vicina alla Nocerina lei fa il suo “esordio” ufficiale nella dirigenza rossonera con il campionato di serie C2 1994-95. Una squadra costruita per vincere che invece stravinse. Ci vuole raccontare come entrò in quella società e come fu costruita quella squadra?

 

In realtà sono entrato a far parte della compagine dirigenziale della Nocerina nel periodo precedente al ripescaggio in C2. Il mio contributo e quello di Andrea Palumbo furono determinanti per far ritornare la Nocerina tra i professionisti. Questo è stato il mio esordio ufficiale come dirigente rossonero, ma sono stato da sempre vicino ai colori che identificano la mia città in tutta Italia. Ricordo che eravamo un gruppo dirigenziale animato da grandi progetti, fummo bravi a scegliere gli uomini giusti al posto giusto. Approvai completamente la scelta di Del Neri, che poi dovetti difendere nei momenti della contestazione al suo operato. Ricordo con piacere le chiacchierate che facevamo quasi quotidianamente con il mister,

sono felice di aver contribuito a far restare a Nocera un allenatore così bravo ed importante.

 

La squadra parte benissimo poi la sconfitta di Frosinone porta alle inaspettate dimissioni di Pasquale Santosuosso ed all’arrivo di Del Neri, come ha vissuto quella inaspettata difficoltà e come fu gestito il cambio di allenatore?

 

Nonostante Pasquale Santosuosso fosse un buon allenatore, con l’arrivo di Gigi Del Neri ci fu una svolta sia caratteriale che professionale. Il mister ci fu segnalato da Francesco Conti che lo aveva avuto in altre squadre.  Fu una scommessa per la piazza di Nocera, una scommessa che vincemmo alla grande. Io mi battei per mettere sotto contratto anche il preparatore atletico Ugo Maranza. Ero convinto che la preparazione atletica fosse fondamentale nel calcio, i risultati mi diedero ragione. Diciamo che, anche per conoscenze professionali, fui un precursore in questo senso.

 

Con il ritorno di Pallanch si andò a completare una squadra che poteva contare già su tanti giocatori di alto livello, oltre ai confermati dell’anno precedente hanno un ruolo importante il giovane Colletto, Guarino, Macrì, Francesco Conti che creerà un sodalizio ferreo con mister Del Neri, Italiano,Sansonetti, Grillo ed i bomber Cancellato e Fontanella. Quali sono i giocatori a cui era più legato e perché?

 

Io ero molto legato a tutti, quella fu una Nocerina grande dentro e fuori dal campo. Nel costruirla decidemmo di puntare prima sugli uomini e poi sui calciatori. Per costruire una squadra vincente ci vuole uno spogliatoio compatto e professionale, e lo si può costruire solo scegliendo gli uomini adatti ad una determinata piazza. Questa è la lezione più importante che ho ricevuto nei miei anni di Nocerina. Lo stesso iter lo seguii quando fu il momento di scegliere Giovanni Simonelli qualche anno dopo. I miei anni da dirigente sono stati la dimostrazione che a Nocera si può fare calcio ad alti livelli anche senza spendere grosse cifre, basta scegliere gli uomini giusti, il resto viene da se.

 

Secondo lei quali sono stati i momenti decisivi di quella cavalcata entusiasmante davanti ad un San Francesco gremito ogni domenica, le faccio qualche nome, Albanova, Matera, Benevento, Savoia?

 

Quelle nominate sono state sicuramente gare importanti, ma secondo me quella più importante è stata la trasferta di Catanzaro, dove vincemmo due a zero. Quella trasferta fu il momento in cui mi legai ancora di più al gruppo. Nella settimana precedente la partita  dovetti accollarmi un ulteriore esborso economico per evitare una mancata partenza per la Calabria. Non si può pretendere dai calciatori e dallo staff tecnico impegno e serietà se non si mantiene fede ai propri impegni. Io personalmente posso dire di non aver mai saltato il pagamento di uno stipendio ai calciatori. Sono convinto che il calcio si debba fare dando ruoli precisi ad ognuno, ma alla fine le decisioni devono essere prese da una persona soltanto. Io vivevo la Nocerina a 360 gradi e mi affidavo molto ai calciatori ed ai tecnici per quanto riguardava le scelte di mercato e tecniche in generale. Mi sono sempre circondato di persone competenti e di fiducia. Un fattore molto importante nell’allestimento di una squadra è quello economico, non bisogna creare grandi disparità di trattamento all’interno di un gruppo.  Il gruppo è fondamentale, io passavo gran parte del mio tempo a spronare i calciatori che non scendevano in campo, i campionati si vincono anche grazie a chi non è protagonista. Quando rimasi solo con Mario Gambardella decidemmo di anticipare subito un paio di mensilità ai calciatori per farli sentire tranquilli, fu un modo per spronarli a dare il meglio, un’altra scommessa vinta.

 

Quella è stata probabilmente una delle migliori edizioni di tutta la storia della Nocerina, nonostante tutto c’è stato qualcosa che è andato storto quell’anno, qualcosa che non rifarebbe?

 

Col senno di poi magari avrei fatto la scelta di Del Neri ad inizio campionato, ma è semplicistico ragionare così, io credo che gli errori commessi quell’anno siano stati decisivi per fare meglio nelle mie successive esperienze.

 

L’ultima partita in casa col Formia è un bagno di folla, le statistiche dicono che c’erano oltre 10.000 presenze al San Francesco, cifre che non si vedevano dalla serie B, cosa ricorda della festa?

 

Quell’anno grazie al pubblico giocammo tutte le gare in casa, furono straordinari. Le coreografie della curva mi mettevano i brividi. Io sono sempre stato orgoglioso del nostro pubblico e della nostra gente. Avevo ed ho un buon feeling con la tifoseria rossonera, probabilmente perché in me vedevano un dirigente ed un presidente che dava tutto se stesso per la Nocerina. Il pubblico ti aiuta nei momenti difficili, con Matera ed Albanova praticamente le partite si vinsero dalla curva prima ed in campo poi. Voglio aggiungere una cosa, negli ultimi anni il pubblico di Nocera ha raggiunto un grado di maturità eccezionale, meritano palcoscenici di grande importanza.

 

Si può dire che dopo quella entusiasmante cavalcata Costabile D’Agosto non si è più allontanato dalla Nocerina, anche se da dietro le quinte ha sempre dato il suo contributo. Però c’è un contributo più importante degli altri, dopo la gestione Maglione la Nocerina è sull’orlo del baratro e viene salvata da una cordata di tre imprenditori che affiancano Maglione. Lei insieme a De Simone e Gambardella salvò la Nocerina. Ci può raccontare i retroscena di quella calda estate rossonera?

 

Fu un’estate caldissima, in ottobre lasciai la gestione dell’avvocato Maglione perché ero convinto che ci avrebbe portati al fallimento economico. I fatti, poi, mi diedero ragione. Mi ritrovai solo in quell’estate a cercare aiuto per salvare la Nocerina. La ricordo come la mia vittoria più grande. Al mio fianco accorsero, il mio amico Francesco De Simone, che intervenne soprattutto per darmi un supporto morale oltre che economico e poi Mario Gambardella che non conoscevo, ora abbiamo un grande rapporto. E’ una persona per la quale nutro un profondo rispetto. Costruimmo una squadra in piena austerity, ed operammo sul mercato in maniera chirurgica prendendo i pezzi che facevano al nostro caso. Furono tre settimane in cui per 23 ore al giorno si pensava e si lavorava per salvare la Nocerina.

 

Pian Piano la situazione economica va migliorando e Mario Gambardella rileva la maggioranza delle quote della Nocerina, ma lei è sempre vicino alle sorti della squadra. Che ricorda di quell’anno così difficile fuori dal campo e così esaltante sul rettangolo di gioco?

 

Io sono stato il presidente per tutto il campionato,ad Aprile maturai la decisione di lasciare a fine anno. Avevo la certezza di lasciare la Nocerina in ottime mani dopo sei anni intensi. Per me sono stati anni importanti sia per l’impegno economico che per l’impegno di tempo. Avendo avuto la fortuna di trovare Mario Gambardella sapevo di lasciarla in ottime mani. Da allora non sono tornato nel mondo del calcio nonostante gli inviti di Mario a rientrare. Il calcio è un’attività che va fatta a tempo pieno e non potendomene occupare in prima persona alla mia maniera ho preferito rimanere all’esterno. Il ricordo più bello sono i tifosi dopo la sfida di Ancona con la Ternana, ci applaudirono ed applaudirono la squadra nonostante la sconfitta. Avrei voluto chiudere la mia esperienza da Presidente con la promozione in serie B, porto nel cuore quest’ultima immagine. Sono felice di aver regalato, insieme agli altri, questi fantastici sei anni di calcio alla mia gente, alla mia città.

 

Dopo l’era Gambardella la Nocerina si ritrova di nuovo in difficoltà, la gestione è affidata all’Avvocato D’Angelo e ad un gruppo di dirigenti nocerini che lo affiancano, ovviamente tra questi c’è anche lei, cosa ricorda di quegli anni travagliati, quali sono stati i momenti salienti di quell’esperienza?

 

In quegli anni mi sono occupato soprattutto  dell’aspetto sanitario. Partecipai alla scelta del mister Provenza, e di Fabio Mazzeo. Il Dottor Provenza è una persona che stimo molto e che conosco. Ho avuto la fortuna di scegliere sempre tecnici vincenti.

 

Cambia la proprietà e da Gambardella/D’Angelo si passa a De Marinis, si retrocede in serie D, la squadra soffre un po’ poi la coppia Citarella-De Marinis la riporta nei professionisti ed il resto è storia d’oggi. Come ha vissuto D’Agosto questi ultimi anni e quale pensa sarà il suo contributo al futuro della Nocerina?

 

Io sono e sarò sempre disponibile dal punto di vista professionale, non mi sentirei di occuparmi più della Nocerina in prima persona, per come la vivo io non ha senso occuparmene in maniera marginale. E’ difficile durare molto, penso di aver dato il mio contributo. Da tifoso della Nocerina mi auguro che la dirigenza attuale abbia grosso successo.

 

In un mondo come quello del calcio dove molti cercano visibilità attraverso le squadre di calcio lei è una mosca bianca, da cosa nasce questa sua passione per la Nocerina? Si ricorda qual è stata la prima partita che ha visto?

 

Se non vado errato è stato un Nocerina Terzigno degli anni settanta, andai a vederla con mio padre, ho sempre avuto una passione per il calcio, amavo vedere le partite, ricordavo tutti i calciatori anche quelli delle categorie inferiori. Questa cosa me la sono portata dietro anche quando ho avuto modo di incidere in prima persona.

 

Lei oltre che un importante dirigente è anche un grande tifoso della Nocerina, vogliamo provare a fare la formazione ideale ogni tempo della Nocerina?

 

Lo sguardo è quello dell’innamorato di calcio, del malato di Nocerina, che va indietro con i ricordi e sceglie attentamente ogni calciatore, perché comporre la migliore Nocerina di ogni tempo è una cosa importante. Dopo la riflessione giungono i nomi, uno dietro l’altro come si usava nel calcio di una volta.

Iezzo, Cornaro/Colletto, Guarino/M. Esposito, Conti, Siviglia, De Ruggiero, Pallanch, Marcheggiani, Cancellato, Battaglia, Fabris. All. Del Neri, credo sia una squadra più adatta a Del Neri che a Simonelli. E’ Difficile racchiudere in undici calciatori la storia della Nocerina, mi sono basato anche su conoscenze personali. Ad esempio De Juliis, Antonioli, Liverani e Pagliaccetti avrebbero meritato ugualmente di figurare nell’undici titolare. Che grande squadra sarebbe stata!

 

C’è una partita tra tutte quelle che ha visto che ricorda più delle altre e perché?

 

Paradossalmente il ricordo più piacevole riguarda una partita che non ho visto, fu un Salernitana Nocerina 0-1, mi trovavo a Salerno a casa di parenti salernitani, non andai allo stadio perché avevo 10 anni e mio padre non volle portarmi a vedere la partita. Una soddisfazione grandissima, ecco il mio ricordo più felice è una partita che non ho visto.

 

Quale è stata la delusione più forte e quale la gioia più grande?

 

Da Presidente la delusione più forte è stata la finale di Ancona, da tifoso è stato il fatto che mi sarei aspettato che la Nocerina avesse avuto negli anni successivi la forza di raggiungere quell’obiettivo che io avevo solo sfiorato. La gioia più grande è stata il recente ritorno tra i professionisti, una sorpresa che proprio non mi aspettavo, ma mi auguro che la gioia più grande la possa vivere a breve. Penso di essere stato un dirigente ed un Presidente molto fortunato, perché ho vissuto gli anni migliori della Nocerina, forse sono anche un piccolo portafortuna. A Causa degli impegni politici e di lavoro non sempre posso seguire la Nocerina, ma tutte le volte che posso sono al San Francesco.

 

Secondo lei quali sono i calciatori, di questi cento anni, che meritano, più degli altri, di essere ricordati nella storia della Nocerina?

 

I Calciatori delle promozioni, quelli che sono andati in B nel 78, quelli che hanno vinto i campionati di eccellenza, interregionale,C2 e C1 portandoci ad un passo dalla B, ma vanno menzionati tutti quelli che hanno speso le loro forze per la maglia rossonera anche se il ricordo spesso si lega a quelli che ci hanno consentito di vincere.

 

Parlando di allenatori, massaggiatori, magazzinieri, dirigenti e presidenti, a parte lei, ci faccia qualche nome che lei ritiene più legato alle sorti della Nocerina?

 

Dico Gigi Del Neri e Gianni Simonelli che hanno sempre parole dolci per la Nocerina e per Nocera, ma in genere tutti quelli che sono passati per Nocera non la dimenticano.

 

Lei è uno dei personaggi più rappresentativi della storia della Nocerina, quali sono i suoi auguri a questa vecchia e gagliarda signora che si appresta a compiere 100 anni?

 

Io penso che sia stata fatta tanta strada, è un traguardo prestigioso e siamo fortunati a festeggiarlo in un momento di ripresa. L’Augurio è quello di poter rivivere le emozioni che abbiamo vissuto io, in prima persona, e tutti i nocerini nei primi anni novanta. Auguro alla Società attuale di rivivere quei momenti, e gli auguro di avere la forza e la serenità per poter sopportare i momenti difficili. Auguro ogni bene alla Nocerina, ai suoi tifosi ed alla città. Insieme al calcio deve crescere tutta la città. La Nocerina come traino per Nocera. Questo è il mio augurio ai Molossi.


Fabio Pagano, ForzaNocerina.it

 

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