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Ivano Pastore, leader in campo e fuori

Intervistare le persone che prediligono i fatti alle chiacchiere nasconde sempre qualche insidia, si rischia di avere poche cose interessanti da raccontare, Ivano Pastore è un’eccezione a questa regola. Attraversa oltre vent’anni di calcio con la determinazione ed il carisma che dimostrava in campo.

 

Il primo incontro tra Ivano Pastore e la Nocerina è datato serie 94-95 Serie C2, lei giocava nel Formia, squadra che chiuse il campionato in un San Francesco colmo di gente che festeggiava un ritorno in C1 atteso per oltre un decennio.  Cosa ricorda di quella partita e di quella squadra?

 

Mi ricordo la festa che coinvolgeva tutto e tutti, sugli spalti e in campo. I giocatori della Nocerina avevano i colori rosso e nero dipinti addosso, le fascette nei capelli. Mi ricordo Torlo, Matteo Pastore e Gennaro Grillo a cui, mi dicevano, somigliavo molto come tipo di giocatore. Se non ricordo male in quella gara esordì Iezzo. Noi eravamo già sicuri di fare i play out, facemmo una bella figura.

 

Pastore è la Nocerina si ritrovano nel 1998 lei milita nelle fila del Giulianova per tre anni e poi per un anno nel Taranto, sono anni che vedono la Nocerina giocare in C1 con un rendimento altalenante, ad investimenti importanti non corrispondono uguali risultati sul campo, ci sono due retrocessioni, una mitigata col ripescaggio. Che ricordi ha di quegli anni e di quelle partite?

 

Delle gare giocate col Giulianova mi ricordo in particolare una partita in cui vincemmo 2-0 a Nocera con goal di Lo Pinto e forse Molino. Eravamo una squadra giovane, era il primo anno che giocavo a Giulianova. Riuscimmo ad arrivare ai Play Off e ce la giocammo a testa alta. Nella Nocerina c’erano D’Alterio e Pierotti che poi fecero il salto in serie B. Col Taranto di Simonelli invece pareggiammo 3-3 con la Nocerina, fu una grande partita, molto spettacolare, fece due goal De Florio.

 

L’anno successivo ancora una volta la Nocerina chiude il suo campionato con Ivano Pastore come avversario, è il ritorno dei Play Off tra Nocerina e Catanzaro, epilogo felice per lei, molto meno per la squadra di Buffoni che pure aveva condotto il campionato per lunghi tratti. Cosa ricorda in particolare di quel doppio confronto e di quella squadra che sfiorò il pronto ritorno in C1?

 

La Nocerina aveva un ottimo organico, non penso fossero partiti con progetti da primato, e forse sbagliarono qualcosa nel mercato di riparazione. Noi eravamo una squadra tosta, determinata a vincere il campionato. A Catanzaro fu una partita maschia, Gentili il nostro attuale preparatore dei portieri fece una gran parata su Campo. A Nocera c’era un grande ambiente ad aspettarci, ma non eravamo squadra da farci intimorire da fattori esterni, Ferrigno ci portò in vantaggio e riuscimmo a reggere fino alla fine. Fu l’inizio di un ciclo che ci portò fino alla serie B.

 

Escludendo la parentesi con la Colligiana il suo ultimo incontro con la Nocerina è stato nel 2005-06, in serie C2, lei vestiva ancora una volta la maglia del Taranto e la Nocerina di Roberto Chiancone era in piena lotta per la salvezza, cosa si ricorda di quelle partite?

 

Mi ricordo soprattutto la partita a Taranto, che finì 0-0, sbagliai un goal clamoroso. Su tiro di De Liguori la palla colpì la traversa io di testa colpii con la sicurezza di far goal e il portiere fece una parata incredibile. La gara con la Nocerina fu uno dei pochi passi falsi di un campionato trionfale.

 

Lei ha vestito per molti anni la maglia rossoblù del Taranto, che ricordi ha di quella esperienza e cosa le hanno lasciato la città ed i tifosi del Taranto?

 

Ho vissuto per cinque anni in quella città, quando ci sono tornato la seconda volta lo feci per recuperare la finale persa con Simonelli allenatore. Riuscimmo a vincere la C2. A Taranto ho avuto momenti brutti, abbiamo perso due finali per andare in B e una semifinale, ma ho vissuto anche tanti momenti belli. A Taranto sono cresciuti i miei figli, ho tanti amici con i quali mi sento spesso. Purtroppo non è arrivato quel risultato che tutti aspettavamo, spero di aver lasciato un buon ricordo, è stata una tappa speciale della mia carriera.

 

Una volta terminata la sua lunga e bella carriera cosa l’ha portata ad intraprendere la carriera di Direttore Sportivo, come mai questo incarico dirigenziale e non quello di Allenatore visto che lei è stato spesso il classico allenatore in campo durante la sua carriera di calciatore?

 

In realtà io volevo fare l’allenatore, poi un anno a Taranto, eravamo in C1, il presidente mandò via tutto lo staff e mi chiese di dargli una mano. Io ero un po’ restio a farlo, ma alla fine mi feci convincere. Il presidente voleva prendere a tutti i costi Plasmati, ma non aveva un buon rapporto con il Catania per questioni precedenti. Siccome avevo ed ho ottimi rapporti con Bonanno e Lo Monaco, grazie ai quali ho portato Negro a Nocera, e riuscii a portare in porto la trattativa e Plasmati venne al Taranto. La cosa mi piacque e quindi decisi di fare il DS. Appena ho smesso di giocare il Presidente Citarella mi ha chiamato, ci siamo conosciuti, gli è piaciuto il mio modo di intendere il calcio e mi ha affidato questo incarico. Fino ad oggi è andato tutto bene e spero che continui così, in ogni caso le basi che abbiamo gettato sono solide.

 

Come prima esperienza da direttore sportivo è arrivata Nocera e la Nocerina, di certo non una piazza facile per storia, ambiente ed ambizioni, come ha approcciato questa avventura e come la sta proseguendo?

 

Durante la mia carriera io ho seguito una regola precisa, lavoro e poche parole, sono sempre entrato in punta di piedi negli ambienti in cui ho lavorato, non amo gli squilli di tromba, ma mi prendo le mie responsabilità e voglio farmi apprezzare. Per me Nocera è tra le dieci piazze più importanti della Lega Pro. Il mio obiettivo è rispettare il budget datomi dalla Società per raggiungere i traguardi che ci siamo prefissati, e soprattutto, come dissi il giorno della presentazione, voglio portare a Nocera dei Molossi. Penso di essermi sbagliato poco per ora, un giocatore può sbagliare una partita, ci sta, ma se scegli l’uomo prima che il calciatore difficilmente sbagli.

 

Nel corso della sua carriera ha avuto a che fare con tanti direttori sportivi, quale ricorda più degli altri e cosa ha imparato da lui?

 

Di DS bravi ne ho avuti tanti, quello più competente era Enzo Cavallaro che ora è morto. E’ il DS che da Cava mi ha portato a Giulianova in C2. Era uno che girava i campi, vedeva i giocatori e conosceva tutti, mi ha insegnato a seguire un giocatore sotto ogni aspetto prima di prenderlo. Quello che mi ha dato più consigli è Pasquale Lo Giudice, mi ha insegnato come comportarmi e cosa fare in determinate situazioni, mi ha fatto crescere moltissimo.

 

Volendo fare un gioco, ci faccia una formazione usando compagni di squadra ed avversari che ha incontrato lungo la sua carriera, e scelga pure un allenatore.

 

E’ difficile perché di giocatori ne ho visti e conosciuti tantissimi, ma accetto il gioco.

Di Bitonto Galeoto Pisano Siroti  Caccavale Ferrigno Cappellacci Monza Toledo Riganò  e De Florio

 

Quali calciatori che ha avuto come compagni di squadra vorrebbe sempre avere nelle squadre che allestirà?

 

Un calciatore che vorrei sempre avere in squadra è De Liguori.

 

Durante la sua carriera c’è stato qualche calciatore che avrebbe potuto dare di più ed invece si è fermato ad un livello inferiore al suo talento e qualche giocatore che invece è arrivato ad un livello che lei non si sarebbe mai aspettato?

 

Christian Riganò mi ha sorpreso, intendiamoci come calciatore era fortissimo, ma vista l’età non pensavo che potesse arrivare ai livelli in cui è arrivato, è stato un grande. Quello che poteva fare più di quello che ha fatto è Toledo con il quale ho giocato a Catanzaro e che ora è in B a Trieste.

 

Qual è il percorso che segue quando sceglie un calciatore per la sua squadra?

 

Innanzitutto si parte dal modulo che vuole mettere in campo il mister, ad esempio con Auteri si dovevano prendere calciatori adatti al 3 4 3. Non prendo mai giocatori che non conosco personalmente o che non ho visto giocare più volte, mi piace seguire un giocatore quando va a giocare fuori casa per vedere come si comporta in determinate situazioni, questo mi da un quadro più preciso delle sue attitudini. Poi molto sta anche all’allenatore, ad esempio io Sardo l’ho visto giocare interno di centrocampo nel 4 3 3 e per quel ruolo lo avevo preso, poi è stato bravissimo mister Auteri ad intuirne le potenzialità come esterno, ruolo in cui sta rendendo ancora meglio.

 

Ci vuole fare il nome di un giovane che secondo lei farà una bella carriera?

 

Lo scorso anno ho visto Bariti e Bigazzi della Carrarese due ottimi elementi, il primo è a Trieste il secondo gioca nel Gela. Ottimi giocatori sono Bellomo del Barletta e Russo del Taranto che è un esterno offensivo.

 

Domenica i tifosi del Taranto non potranno venire a Nocera, la tessera del tifoso non sembra aver attenuato di molto il rischio di incidenti, vedi eventi tipo salernitana paganese, cosa pensa di questo provvedimento?

 

Secondo me la Tessera del Tifoso può avere una sua utilità per dare una direzione all’interno dello stadio, nei vari settori, ma è un provvedimento che non elimina il rischio di incidenti. Il problema secondo me è alla base, si parla sempre di modello inglese ma non si fa mai nulla per attuarlo. Io darei gli stadi in gestione alle società, con la sicurezza all’interno affidata alla società, mentre all’esterno è compito della Polizia. Potrebbe essere un primo passo verso la soluzione del problema.

 

Domenica c’è Nocerina Taranto, praticamente si incontrano gran parte della sua storia passata

e quello che è il suo presente ed il suo futuro, che sensazioni proverà domenica e cosa vuole dire ai suoi ex tifosi a Taranto?

 

Per me non sarà una partita come le altre, nel bene e nel male sono stato il Capitano del Taranto per quattro anni. A Taranto sono cresciuti i miei figli. Ai tifosi del Taranto che purtroppo non potranno essere a Nocera voglio dire che con loro e per loro ho provato grandi gioie e piccoli dolori, mi auguro che possano raggiungere quel sogno che tanto coltivano. Gli faccio un grande in bocca al lupo e visto che domenica non potrò vederli sostenere il loro Taranto mi auguro di poterli rivedere al ritorno, a Taranto, magari con i tifosi della Nocerina al seguito della squadra.


Fabio Pagano, ForzaNocerina.it (foto: Ciro Pisani)

 

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