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La gestione del potere: è così che la Nocerina è diventata regina

Il potere logora chi non ce l’ha, ma rischia pure di soffocare di responsabilità chi lo esercita da tanto, troppo tempo tra mozioni di “sfiducia” continue ed “elefanti partitici” che avanzano. Auteri, che della rivoluzione rossonera ne è il comandante, ha abilmente aggirato tanto l’arroganza che il primato avrebbe potuto generare quanto la pressione inconscia di dover restar lì, ora che dichiarare salvezza è un banale ed anche scadente esercizio retorico. È andato oltre, insieme ad un esercito di raffinati soldati: ha insegnato l’arte (quella sì sublime) della gestione del potere. L’ha amministrato tutelando il suo gruppo, svuotando l’apparato delle piccole critiche (due pareggi di fila sarebbero già sufficienti a rimarcare difetti per il perfezionista di Siracusa), giustificando perfino errori grossolani di tecnica individuale e tattica applicata (vedi il primo gol incassato con la Juve Stabia) che un tempo l’avrebbero mandato in bestia. Ha capito, insomma, che il suo gioco, le sue idee, quella filosofia di palleggio rapido e profondità costante circolano ormai con velocità nel metabolismo della sua Nocerina. E di conseguenza s’è accontentato tanto a Lucca quanto a Castellammare: non dei pareggi (che allungano la striscia positiva e blindano la leadership), ma del modo in cui sono stati costruiti, “da primi della classe”, al netto dell’atipica improduttività del posticipo toscano e delle tante sfaldature di un derby infuocato. Ha fornito una nuova traccia Gaetano Auteri calcolando i tempi in maniera scientifica: morbido (ed incurante della classifica) dopo le cinque vittorie consecutive, fermo nel caricare di significato le prove di Lucca e Castellammare, nel riconoscersi in due pareggi autoritari, nello scorgere la luce della maturità, nel sottolineare che in cima la Nocerina merita di starci e che la condizione da capolista è una conseguenza naturale del carattere prodotto. Qualsiasi altra squadra sarebbe crollata dentro la nuova Lucca di Indiani e nel fuoco di pressione (e pressioni) del Romeo Menti. Ed anche la vecchia versione rossonera (quella pre-Siracusa) si sarebbe probabilmente frantumata. Quella invece emersa dalla batosta del 26 settembre non s’è ritirata: a Lucca ha insegnato calcio e a Castellammare ha sfiorato l’impresa pur dovendosi per la prima volta snaturare: costretta a rifugiarsi dal pressing esasperato delle vespe piuttosto che ad alimentare il proprio motore d’aggressione, tenuta in partita da un monumentale Gori, portata per inerzia a trovar soluzioni alternative all’asse Bruno-De Liguori, slegata coi guizzi di Negro dall’immobilismo emotivo di Castaldo (il bomber sensibile s’inceppa tutte le volte che incontra tracce del suo passato), stabilizzata dal nutrimento di Marsili a centrocampo e dalla capacità di modificarsi in un amen nei momenti di grande difficoltà. Dotata insomma di un’enorme capacità ricettiva: quando il potere non puoi imporlo in maniera perentoria (come contro Cosenza, Ternana e Taranto) bisogna gestirlo, amministrarlo e lasciarlo intendere a qualsiasi avversario. Auteri c’è riuscito ed ha tirato fuori dalla sei giorni tremenda una squadra ancor più forte perché capace di restare a galla anche quando “spremuta” alla fonte della propria bellezza. I numeri edulcorano l’idea di un gruppo scafato: 2 punti a partita di media, settimo risultato utile consecutivo. È la serie migliore (Atletico Roma e Lanciano s’erano fermate a sei) ed un ulteriore segnale di maturità: la Nocerina dal potere non si lascia logorare, sa come gestirlo e per questo è diventata regina.


Filippo Zenna, ForzaNocerina.it (foto: Ciro Pisani)

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