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L’uomo dell’est, a distanza di sedici anni, tornò a Foggia

Periodo costellato da luci ed ombre calcistiche, denunce ad un sistema che, nonostante tanto clamore mediatico e indignazione generale, è, ancora, forse, il motore portante dell’industria di settore, altrimenti in Serie A non si assisterebbe all’avvento dal nulla di allenatori, ex calciatori, fedeli amici di presidenti ed arbitri, in Lega Pro, invece, a squadre, come quella ionica, che vantano una rosa di quaranta elementi ed un direttore sportivo molto chiacchierato; anni, molto probabilmente, conclusisi domenica scorsa, con la magistrale azione che ha regalato al Foggia, il quarto goal. La rete di Kone è un inno al calcio.
E’ figlia di una triangolazione perfetta, quasi tutta di prima, tra la trequarti e l’area di rigore, eseguita da Kone, Agodirin e Burrai. Questi tre dei protagonisti della stagione rossonera.
Burrai, centrocampista dagli ottimi piedi, a volte è perfetto in fase di costruzione di gioco. Suo l’assist che, tagliando in due la difesa umbra, ha propiziato il goal di Sau. Poliedrico, abile anche in attacco, è uno dei fuochi della squadra.
Impedirgli di agire può mettere in difficoltà i ragazzi di Zeman. Velocissimo esterno d’attacco, Agodirin è una delle rivelazioni di questo campionato.
Scelto dal ds. Peppino Pavone, torre dello scacchiere societario, come riserva di Varga, il nigeriano ha nella freddezza sotto porta, nella visione di gioco e nella volontà di emergere i suoi punti di forza.
Kone è un jolly. Da due gare, Zeman lo sta sperimentando come terzino destro, il suo ruolo naturale è a centrocampo, dove si contende con Salamon, il posto da mediano.
La difesa è il punto debole della squadra rossonera. Troppi goals presi, il più delle volte ingenuamente, hanno costretto il Foggia a dover rincorrere il risultato, fin dai primi minuti come a Roma, o perdere punti preziosi nella corsa per la Serie B.
La società, infatti, benché continui a dichiarare di volere solo una salvezza tranquilla e, soprattutto, la valorizzazione dei giovani, si sta proiettando verso una politica che a qualche investimento importante nel prossimo calcio mercato, corrisponda, poi, un ritorno economico notevole con il raggiungimento della promozione.
L’idea principe alla base del nuovo progetto Foggia è fare della società uno dei volani economici del territorio, e di interagire con le altre forze per creare un nuovo polo, che riesca a staccare Foggia dalla dittatura industriale barese e napoletana. Barcellona insegna, ovviamente con le dovute proporzioni. Tutto ciò spiega la continua ricerca di dialogo con la Confindustria e le Istituzioni politiche, richieste, spesso, inascoltate perché per i mattonari foggiani Casillo è un personaggio scomodo perché nel bene e nel male è l’unica forza della provincia, capace di porsi come gallo nel pollaio, cioè nel marasma degli industriali locali.
Il reparto arretrato necessita di un terzino destro. L’esperimento Kone, benché con la Ternana sia stato positivo, non potrà essere ripetuto con squadre forti, e il calciatore titolare del ruolo, Candrina, ha dimostrato di avere difficoltà nell’applicare gli schemi di Zeman, soprattutto nella fase di copertura. Buona, invece, l’annata del giovane centrale Torta, che sta acquistando sicurezza e prontezza nel giocare in una difesa così alta, e nell’applicare la tattica del fuori gioco.
L’attacco è micidiale, è un plotone d’esecuzione. Insigne se evitasse qualche leziosità di troppo nei dribbling, potrebbe già giocare nelle serie maggiori.
Il Foggia è una buona squadra con un grande margine di miglioramento. Ha, però, un grande difetto, una profonda ingenuità nell’affrontare squadre con giocatori navigati. Prova ne siano le molte espulsioni per falli figli della pressione psicologica esercitata dall’avversario. E’ una compagine che, forse, avrebbe bisogno di un leader in campo, capace di prendere le redini della squadra nei momenti di confusione, cioè quando gli avversari riescono a bloccarne il gioco, come allo Zaccheria con il Siracusa, o a Gela.
E’ il Foggia di Zeman. Il Mister è tornato ad insegnare calcio, con la collaborazione di Peppino Pavone, professionista serio slegato dal cellulare, nello scegliere i calciatori, di Vincenzo Cangelosi, suo secondo già ai tempi della prima zemanlandia, e di Franco Mancini, campione tra i pali rossoneri negli anni novanta. E intanto Foggia sogna la Serie A.

Salvatore Alfano, ForzaNocerina.it

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