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Filosa risale in superficie

Quell’urlo, nero, impossibile da trattenere. Un dolore lancinante che arriva prima al cervello e poi al ginocchio maciullato da un intervento troppo duro da contenere. Era il 14 novembre e il “Menti” di Castellammare conobbe il dramma del difensore napoletano, colpito al crociato del ginocchio per la seconda volta, un baratro in cui molti non riuscerebbe più a risalire. Il tunnel oscuro dell’operazione e della riabilitazione lo ha avvolto per dieci mesi, troppo tempo per uno abituato a dare battaglia e non concedere mai un istante agli avversari. Dal comando della difesa al comando della sua voglia di riscatto: quando il fisico gli impedito di partecipare alla cavalcata dei suoi compagni verso la serie B, lui lo ha coltivato  nella pazienza che ardeva sotto le ceneri della riabilitazione. Voleva esserci, voleva ritornare; così è stato.

Trecentosei giorni dopo quell’urlo disumano, eccolo gridare imperioso per guidare i suoi compagni nel difendersi dal Bari. Di nuovo titolare, nello stesso modo come aveva cominciato il suo cammino in rossonero. La prima in serie B, giocata senza emozioni, senza timori, con la mente vigile in campo, normale: come se in questi dieci mesi non fosse successo nulla. Una prestazione pulita e di alto livello sottolineata anche da Auteri a fine partita, entusiasta di come il suo difensore sia ritornato in campo senza commettere neanche un errore. Ci sono uomini che vedono nelle sventure la mano crudele di un destino avverso. C’è Filosa che tra le corde delle avversità riesce a suonare una musica incantevole. Lo puoi abbattere, ma lui si rialzerà sempre: aquila che non smetterà mai di prendere il volo.


fonte: www.asgnocerina.it

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