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AMARCORD: La colletta che salvò la Nocerina

I termini colletta e azionariato popolare ricorrono nella ultracentenaria storia della Nocerina. E’ quasi fisiologico che alla prima difficoltà, reale o presunta, della società venga fuori il masaniello di turno e gridi “Allora salviamola con l’azionariato popolare”. Il merito o la colpa se preferite è di un evento che ha fatto la storia dello sport nocerino e che ha portato Nocera Inferiore, Nocera Superiore e la Nocerina sulle prime pagine dei giornali di tutto il mondo.

 

Correva l’anno 1987, luglio, e la Nocerina aveva bisogno di circa un miliardo delle vecchie lire per partecipare alla serie C1. Una cifra che rapportata a quelle di oggi farebbe tremare i polsi ai presidenti di Serie B e forse anche a qualcuno di Serie A. I nocerini non si fecero spaventare. Tutto cominciò il primo luglio, dalla sede più istituzionale di tutte. Il primo cittadino Franco D’Angelo convocò imprenditori ed esponenti della società civile per tentare quella che sembrava una follia più che un’impresa disperata. A raccontarci come è andata c’è Gino D’Angelo, fratello dell’allora sindaco, e presidente del centro coordinamento Nocerina Club che all’epoca poteva contare su una ventina di club iscritti con sede sociale e rappresentanti legali. Roba da altri tempi.

 

Come è cominciata la colletta che portò la Nocerina ad iscriversi al campionato?

 

“A dire il vero le prime riunioni andarono quasi deserte, eravamo in pochi. Il sindaco chiamò tutti gli imprenditori e gli ordini professionali proponendo una sorta di piccola tassazione. Io mi occupai dei tifosi, radunai tutti i gruppi e trovai grande disponibilità. C’era una sola certezza, la Nocerina non sarebbe morta”.

 

Quando capì che l’impresa sarebbe stata possibile?

 

Fu come una valanga che prima è piccola piccola, quasi non si vede, e poi man mano che viene giù diventa forte e inarrestabile. Gli imprenditori ed i professionisti contribuirono con assegni da un milione di lire a testa, ma la parte più importante la fece il popolo, i tifosi. Ognuno diede a fondo perduto quello che poteva, poche migliaia di lire o cifre più importanti. Tutto fu fatto nella massima regolarità, giravamo casa per casa con i vigili urbani a davamo una regolare ricevuta. Chi voleva poteva versare il suo contributo direttamente all’ufficio dei vigili urbani.

 

C’è qualche episodio che ricorda con piacere?

 

Sono tanti gli episodi che si potrebbero raccontare. Ne voglio citare tre per delineare tutte le classi sociali che parteciparono alla raccolta. Il signor Cimasa, un imprenditore che operava nell’ambito delle macchine da gioco come flipper o juke box ci accolse nella sua azienda e ci diede il suo contributo svuotando letteralmente le macchinette. Andammo via da lì con borse e borse di monete da 50 e 100 lire.  Una signora, tifosissima della Nocerina, accompagnò il suo nipotino dai vigili. Il bambino ruppe il suo salvadanaio e diede tutto il contenuto ai vigili, 136.000 lire me lo ricordo come fosse oggi. E per finire voglio citare Pierino “Pier pe terra” che mi fermò per strada e mi diede 20.000 lire per salvare la sua Nocerina.

 

La salvezza della Nocerina ebbe una rilevanza nazionale ed internazionale, come se lo spiega?

 

Allora come oggi il nostro territorio viveva una crisi economica non indifferente e riuscire a raccogliere 873 milioni di lire in poco meno di un mese fu una cosa senza precedenti. Ci arrivarono contributi anche in marchi e sterline, soldi persino dall’Australia. Allora non c’erano che il telefono fisso e la posta tradizionale, era molto più difficile diffondere le notizie. Una cosa del genere non poteva passare inosservata. Mi ricordo in particolare la pagina di “El Pais” che definì la Nocerina il piccolo Barcellona visto che loro da sempre puntano sull’azionariato popolare. Io, però, dico che noi siamo stati superiori al Barcellona perché la gente delle due Nocera ha contribuito a fondo perduto e perché, ovviamente, siamo molto più piccoli della città spagnola.

 

Come si spiega questo rapporto viscerale tra i nocerini e la Nocerina?

 

E’ una cosa che non si può spiegare, si tramanda di padre in figlio, si nasce già molossi. Voglio ricordare due tifosi che non ci sono più. Il generale Canger, che è stato anche presidente della Nocerina, e Nobile Monteleone che era un venditore ambulante. Non riesco ad immaginare due persone più differenti eppure la Nocerina li univa e mi è capitato più di una volta vedere il generale che difendeva Nobile oppure Nobile che spiegava un po’ il calcio al generale. Solo la Nocerina fa questi miracoli.

Visto che in questo periodo si torna a parlare di unione tra Nocera Inferiore e Nocera Superiore voglio dirvi una cosa che pochi sanno. Nel maggio del 1973 le due città hanno sottoscritto un atto ufficiale che ha sancito l’unicità della Nocerina come rappresentante calcistica del territorio. C’erano i due sindaci, De Santis e Siciliano, Antonio Orsini ed una rappresentanza dei tifosi: Andrea D’Amato, Antonio Cuofano, Basilio Faella, Vincenzo Stanzione e io. A dare l’ufficialità c’era il segretario comunale, Vincenzo Mucciolo e i comandanti dei vigili urbani Cicalese e Spera. Per festeggiare questo atto fu organizzata una festa con tutta la squadra, a Nocera Superiore. La zona di Pecorari fu letteralmente invasa, non c’erano meno di 10.000 persone. Si bloccarono persino i treni.

 

Come mai nel 1987 c’è stato questo grande successo ed oggi non si riesce più a replicarlo?

 

Non c’è il coinvolgimento delle due città, non c’è quella coesioni tra tutte le parti che rese possibile quell’impresa. Politica, imprenditori e tifosi viaggiano su binari diversi, c’è uno strano scollamento. Se si vuole fare un’impresa c’è bisogno di entusiasmo e di partecipazione, nessuno è stato bravo a crearli. E’ una brutta pagina della nostra storia ma non sarà l’ultima, mi sembra che alla fine il presidente Citarella sia riuscito a convogliare attorno a se le persone sufficienti ad aiutarlo in questa nuova avventura. A proposito di collette, nel 1987 anche il padre dell’attuale presidente contribuì alla salvezza della Nocerina.


Fabio Pagano, ForzaNocerina.it

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