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PIANETA TIFO. Il “museo” rossonero di Mario Colucci

Quella che stiamo per raccontarvi è la storia di un tifoso come tanti, che dal suo angolo dei distinti, da 45 anni, segue le sorti della beneamata. Mario Colucci, per tutti Don Mario, ci accoglie in un piccolo appartamento del quartiere Vescovado, storica roccaforte del tifo molosso.

UNA PASSIONE VISCERALE. Una passione un po’ particolare, quella di don Mario, viscerale, tanto da starci male: “è iniziata con papà, ex calciatore molosso degli anni 30, ero ancora un bambino, anche se il gol più bello lo ricordo come se fosse oggi. La mia prima partita sul neutro di Scafati quando iniziarono i lavori per il nuovo stadio: gran goal di sinistro quasi da centrocampo realizzato da Mambrin”.

LA CASA-MUSEO. Iniziano a riaffiorare i ricordi. Ce n’è più di uno per ogni epoca, per ogni partita, perché, con il sole o con la pioggia, Don Mario non se n’è persa una: “A Nocerin a tenimm n’do sangue!!!” – esclama – “non posso farne a meno, è una malattia. Ogni domenica arrivo allo stadio con molto anticipo e mi accomodo al solito posto. Ho bisogno di stare da solo, di concentrarmi per entrare in clima partita prima che arrivi il grosso del tifo. Sapeste quante volte sarei voluto entrare in campo per far capire ai calciatori cosa vuol dire essere molossi e lottare con grinta per questa maglia”.

I PEZZI PREGIATI DI UNA COLLEZIONE SPETTACOLARE . Insieme ai ricordi, Don Mario tira fuori anche i suoi cimeli: Centinaia di biglietti, bandiere, libri, giornali o semplici ritagli, volantini, videocassette, dvd, perfino trombettine, gagliardetti, molossi di zucchero, e soprattutto fotografie, la sua seconda passione. Sono tantissime, ce ne sono a migliaia in ogni scaffale, vicino ad ogni parete, quasi a nasconderne il colore naturale. Ogni  foto, ogni formazione un ricordo: “Questo è Spada, piccoletto ma che dribbling. Questo, invece, è Andrea, il capitano. Che stile, che attaccamento alla maglia, ogni punizione era gol. Di questi calciatori, mi piaceva la loro voglia di lottare ogni domenica, mi riconoscevo in loro, incarnavano perfettamente lo spirito del molosso”. Tessera d’abbonamento degli anni 80 e biglietti ormai sbiaditi di storici derby con Paganese, Juve Stabia e Salernitana sono i pezzi più pregiati. Ma dentro la collezione c’è un cimelio unico: “il gagliardetto rossonero relativo alla vittoria della coppa Italia dilettanti del 61/62. Probabilmente vale tanti soldi ma per me non ha prezzo, è una parte del mio cuore”.

PREMIO MOLOSSO DOC. Una passione quella di Don Mario che è stata anche riconosciuta con un premio: “Qualche tempo fa, nell’agro, fu indetto un concorso per premiare il tifoso che più di tutti avesse dimostrato il suo attaccamento alla Nocerina. Fui premiato, perché ormai ero diventato un almanacco vivente dei molossi. Da oltre 45 anni seguo la Nocerina, gli ultimi 20, li ho dedicati alla raccolta dei miei cimeli”. Collezione anche dispendiosa per chi a 69 anni è costretto a vivere con la pensione minima ma quando si tratta di Nocerina Don Mario non bada a spese. Un gruzzoletto è sempre lì, pronto ad essere investito: “conservo ogni mese qualcosina per non pesare sulla pensione minima e soddisfare sia me che i miei due figli Paolo e Pietro: ogni cosa che compro è moltiplicata per tre”.

L’OTTIMISMO NONOSTANTE TUTTO. Che Don Mario fosse tifosissimo dei molossi l’avevamo capito non appena abbiamo messo piede nella sua casa-museo, ma la conferma arriva quando il discorso si sposta sul momento attuale della Nocerina: “ho provato a restarmene a casa per le troppe umiliazioni subite in questo primo scorcio di torneo, ma non ci sono riuscito, il richiamo è troppo forte per restare insensibili e spero che sia lo stesso anche per gli altri tifosi. È un momento difficile, particolare, è il momento di stringerci attorno a questa squadra, di fare quadrato come solo i veri tifosi molossi sanno fare”. Ce n’è anche per società e calciatori: “vincere è sicuramente l’ambizione di tutti, ma a prescindere dai risultati del campo quello che vorrei, è essere fieri dei calciatori che indossano la nostra gloriosa maglia. Mi auguro di vedere già a partire dai prossimi impegni di campionato una squadra combattiva, che almeno al San Francesco, renda la vita difficile a tutti”.

La chiacchierata volge al termine. Lasciamo la casa di Don Mario con una certezza: la Nocerina non è solo una squadra di calcio, una moda da seguire, ma è una scintilla per una città, una tifoseria pronta ad ardere e riconoscersi nelle gesta dei propri beniamini. È qualcosa, che va oltre il rettangolo di gioco, è intrinseco nel sociale, nel cuore della gente che non vorrebbe mai cessare di battere.

Salvatore Battipaglia, ForzaNocerina.it

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