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NOCERINA: Epifania a tinte rossonere

Oggi 6 gennaio, una data importante per i fedeli di Cristo, una giornata celebrata con il colore rosso dal calendario Gregoriano, proprio per suggellare l’importanza dell’evento. Un momento che vuole testimoniare l’arrivo dei Magi nel luogo dove è nato il Signore. Una festa celebrata appunto con il termine Epifania, una parola che deriva dal greco antico e che significa, mi rendo manifesto, apparizione.

Un’apparizione appunto, quella che avvenne quasi novanta anni fa, all’Arenaccia di Napoli: era il 6 gennaio 1928 ed in amichevole si affrontavano la Nocerina ed il più quotato Napoli nato appena due anni prima. I partenopei erano già in massima divisione e credevano di far un sol boccone degli uomini in casacca rossonera, ma quel giorno dovettero ricredersi, ed anzi addirittura persero la partita per una rete a zero, grazie ad un gran gol di Ceresoli.

Il pubblico di casa inizialmente spazientito per la sconfitta contro una squadra di categoria inferiore, successivamente applaudì con profonda considerazione quei ragazzi che nel giro di un’ora e mezza divennero quasi degli eroi.

Erano gli anni in cui era in voga identificare le squadre con simbologie animali, e fu proprio in quella data 6 gennaio 1928 che nacque l’appellativo di molossi. Il tutto avvenne grazie ad un cronista partenopeo che paragonò la grinta e la voglia di fare risultato dei rossoneri, alla forza con cui il mastino napoletano, o meglio il molosso, addenta una preda e non la lascia più fino a quando non ha la meglio.

Il soprannome rimase circoscritto a quella giornata, ma appena un anno dopo fu rispolverato dal cronista nocerino Giovanni Zoppi, che in occasione del derby contro la Juve Stabia, tra le mura amiche del Piazza d’Armi, vinto dai molossi per 3-0, fu accusato da un collega di fede stabiese di essere stato poco obiettivo nella sua cronaca. Il giornalista rossonero non si perse d’animo e rispose per le rime al collega scrivendo un testo dal titolo Ingarringhiane… Palliste:

E’ la palla caro Stabia,

quel rotondo pingue arnese

che dà spesso le sorprese

sanguinanti anzichenò

Nell’ardore della pugna

voi chiamaste il “nocerino”

Il “molosso ossia il “mastino”

dello sport calciator,

poi credendo d’avvilirci

nel pigliar la palla a volo,

lo chiamaste “puparuolo”

con feroce voluttà

Il “molosso” nocerino

sia Montiglio, sia Bertagna,

è capace che si magna

le tue veste in un boccon.

Con furiosa galoppata

volevate entrare in porta,

ma faceste palla corta

e la palla non entrò.

Non entrò perché teniamo

in Alfieri, come vedi,

che non giuoca con … i piedi,

ma con tutta la passion.

E teniamo poi Franzese,

Maccaferri e, poi, Cascone,

e ce sta pure Pavone

che presiede con onor.

E’ il “pavone” quell’uccello

che quand’apre il suo ventaglio

mette in fuga e allo sbaraglio

centomila calciator.

Ora, o grande S. Catello,

che dall’alto trono assisti,

deh! Proteggi i tuoi… pallisti

da più amare delusion.

Dopo quella partita, i calciatori rossoneri e al tempo stesso i propri sostenitori furono da tutti identificati con il termine “molossi”.

Rossoneri da più di un secolo, molossi da quasi novanta, i tifosi della Nocerina non sono scomparsi, il fuoco cova sotto la cenere, si attende solo una scintilla, qualcosa che li faccia presto riemergere dalla polvere per poter nuovamente affilare i denti ed azzannare nuove prede.

Auguri Molossi!

Fabio Vicidomini, ForzaNocerina.it

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