Ultime news

OLIVIERO GARLINI: “La Nocerina tornerà grande”

È, probabilmente dopo Angelo Di Livio, uno degli ex molossi più illustri di sempre. Dotato di sopraffine abilità tecniche e un certo fiuto del gol, ha indossato, oltre a quella rossonera, alcune delle più gloriose casacche del mondo calcistico tricolore. Inter, Lazio, Atalanta e Ascoli, le big nel palmarès di Oliviero Garlini, il cui nome, ancora oggi, stuzzica la fantasia di coloro i quali hanno ancora ben impresse nella mente e nel cuore le imprese della formazione che, con Bruno Giorgi in panchina e l’indimenticato Antonio Orsini al vertice della società, approdò per la seconda volta in Serie B.

“Ho tantissimi bei ricordi legati alla piazza rossonera – commenta l’attuale dirigente del Bergamo Longuelo, formazione di seconda categoria bergamasca – Ero giovane, avevo appena diciannove anni, eppure quegli anni hanno contribuito alla mia maturazione sia personale che calcistica, dando il là a quella che poi è stata una carriera di tutto rispetto”.

Se le dicessi 18 Giugno 1978, qual è la prima cosa che le viene in mente?
“Lo spareggio di Catanzaro col Catania fu solo l’epilogo di un’annata strepitosa sotto ogni punto di vista. Eravamo un gruppo solido, giusto mix di giovani ed esperti, messo su ad hoc dal presidente Orsini e dal ds Corni, e guidato da un tecnico, il compianto Bruno Giorgi, che fu capace di cementificarlo sin dalle prime battute del campionato. Nessuno avrebbe scommesso sulla nostra vittoria, nemmeno noi ci credevamo inizialmente, eppure ci riuscimmo, anche grazie al supporto dei nostri tifosi, sempre vicini anche nei momenti di difficoltà”.

Tifosi che, quel giorno, nonostante alcune difficoltà di ordine pubblico, non vollero far mancare il proprio apporto alla squadra.
“Quando scendemmo in campo e vedemmo i tantissimi nocerini lì a sostenerci, malgrado fossero in numero inferiore rispetto alla bolgia catanese, ci guardammo in faccia e provammo a ricambiare quella enorme manifestazione di affetto. Non sarebbe stato facile per nessuno portare a compimento una simile impresa, eppure, sebbene con un pizzico di fortuna che non guasta mai, ci riuscimmo”.

La festa dei nocerini, al triplice fischio dell’arbitro, non si limitò a restare confinata nell’impianto calabrese. Ci racconta cosa successe al vostro ritorno a Nocera?
“Al solo pensiero ho ancora la pelle d’oca. Trovammo una città praticamente in delirio per quella promozione e ci fu una festa fino a tarda notte per le strade, con fiumi di persone raggianti come non mai. Non riuscivo a credere ai miei occhi, non avevo mai visto una cosa simile, poiché venivo da una realtà molto più, oserei dire, tranquilla, come Empoli, con cui l’anno prima ottenni una stentata permanenza in Serie C all’ultima partita della stagione”.

Quale fu, a suo dire, la scintilla che fece scoccare in voi la consapevolezza di poter, probabilmente, osare?
“L’aver preso coscienza della nostra forza e delle nostre possibilità. Eravamo partiti per ottenere una semplice salvezza che, quell’anno, vista la riforma dei campionati, sarebbe coincisa con l’accesso alla nascente Serie C1, e il fatto di poter giocare senza particolari pressioni ci fece esprimere al meglio le nostre potenzialità. Poi avevamo un gruppo fatto di tanti personaggi in gamba, come Pelosin, Spada, Calcagni, Grava, Chiancone, il salernitano che giocava a Nocera (ride ndr), il mister Giorgi ed il presidente Orsini”.

Una figura carismatica e a tratti controversa, quella del presidentissimo. Come la descriverebbe?
“Per tutti noi era come un padre. Riusciva a trasmettere volontà e voglia di lottare, sapeva gratificarti e al tempo stesso responsabilizzarti, quando necessario. Per me ha rivestito un ruolo importante, è stato una guida fondamentale per un ragazzo che si confronta per la prima volta in una delle piazze più calde della Serie C”.

La stagione successiva, poi, oltre la tanto attesa partecipazione al campionato cadetto riservò anche lo storico incontro, in Coppa Italia, con la Juventus fresca campione d’Italia, alla quale lei segnò. Cosa provò in quel momento?
“Non capita tutti i giorni far gol ad una delle migliori squadre che la Juventus, in tutta la propria storia, abbia mai allestito. Fu una gioia immensa per tutti noi addirittura trovarci in vantaggio contro una formazione che poteva vantare campioni come Zoff, Gentili, Tardelli, Benetti, Boninsegna, gente che poi ha vinto la Coppa del Mondo. Ovviamente non ci lasciammo prendere dalla frenesia, anche perché conoscevamo benissimo la qualità dell’avversario, e provammo in tutti i modi a portare un risultato storico. Purtroppo non fu così, però uscimmo a testa alta e ancora oggi porto nel cuore l’emozione di quella sera”.

La gioia, però, come triste abitudine descritta nel grande almanacco molosso, durò solo un anno, e all’euforia della promozione presto subentrò l’amarezza del mesto ritorno in C.
“Nonostante qualche problema iniziale, eravamo tutti convinti di poter portare a casa la salvezza. Conducemmo un buon girone di andata ma, purtroppo, complice qualche risultato negativo e alcune situazioni un po’ strane, non riuscimmo nell’impresa. L’addio di Giorgi, sostituito da Mazzia, fu un brutto colpo, ma provammo a crederci e a lottare fino alla fine, perché nel calcio, si sa, tutto può accadere, e se la salvezza fosse arrivata sarebbe stato merito anche del mister”.

In alcuni frangenti, a sommarsi ai già tanti problemi, anche la dura contestazione dei tifosi…
“Sarebbe facile sparlare ora dei tifosi, ma penso che in quel momento, giustamente, vollero, seppur a modo loro, provare a spronare e risollevare la squadra in un contesto particolarmente difficile. Dal punto di vista personale ho sempre fatto ciò che ritenevo giusto, comportandomi nel miglior modo possibile e con professionalità, perché ho sempre pensato che l’importante sia guardare in faccia chi si ha di fronte, senza alcuna macchia sulla coscienza”.

A distanza di anni, dopo i recenti fasti, la Nocerina festeggia il suo 105° compleanno in una situazione storica senza precedenti: squadra relegata in Eccellenza e senza più il supporto dei propri sostenitori, allontanatisi a seguito dei fatti di Salerno. Che augurio si sente di fare a questa tanto bistrattata “Vecchia Signora” del calcio Campano?
“Ho avuto modo di seguire quanto accaduto lo scorso anno contro la Salernitana ma, onestamente, non me la sento di giudicare basandomi su pure speculazioni giornalistiche, non essendo stato presente ai fatti. L’augurio è che questa difficile fase possa sbloccarsi definitivamente e che qualcuno prenda in mano la situazione, per poter permettere alla Nocerina di ambire ai palcoscenici che merita per storia e tradizione. Partire da zero non è mai facile, ma solo lavorando duramente ci si può permettere di camminare a testa alta e, chissà, magari riuscire a raggiungere quel sogno che né noi, né i nostri successori qualche anno fa, siamo riusciti a mantenere”.

Gianluca Tortora, ForzaNocerina.it

Back to top button