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SPECIALE SERIE B: 23 aprile, la festa del popolo rossonero

Il ventitré aprile del 2015 cade in un giovedì qualsiasi. Le città di Nocera sono silenziose. Qualcuno passeggia per strada, qualche bambino scivola sui pattini e qualcun altro gioca a pallone. Le persone sedute sulle panchina si godono un po’ di riposo e sull’asfalto avanzano lentamente i soliti nugoli di auto snervanti.

Quattro anni fa, in questo giorno, in queste stesse ore, camminare per queste stesse strade sarebbe stato impossibile. Nessuno si sarebbe azzardato a prendere un’auto. Era sabato santo, ma non è questo il punto. Marco Pomante, di professione calciatore, nello specifico difensore, aveva pensato bene di bucare le mani di Santarelli, portiere del Foggia. La squadra pugliese, allenata da un certo Zdenek Zeman, si era arresa per la seconda volta allo squadrone di Gaetano Auteri. Certo, i tre gol annullati ai padroni di casa faranno ancora storcere il naso a qualche tifoso dei satanelli, ma non è questo il punto. Quei tre punti servirono ai “rosso e neri di Nocera” per conquistare matematicamente la terza promozione in B della loro storia.

La gara di Foggia, in fondo, fu poco più di una formalità. I molossi quel campionato l’avevano stravinto da tempo. Ma serviva la matematica. Arrivò quel pomeriggio assolato. I mille fortunati dello Zaccheria impazzirono di gioia per l’impresa di una squadra che ancora oggi ci rende orgogliosi di dirci rossoneri.

I ricordi di chi c’era giacciono condivisi nelle menti dei tifosi che si scambiarono interminabili abbracci. Qualcuno piangeva, altri non ci credevano. Eppure era così: la Nocerina era in serie B.

Chi era rimasto nelle due Nocera, non poté fare a meno di recuperare quanto di rossonero fosse stipato in casa e scendere per strada a festeggiare.

Chi era andato a Foggia, non aveva altro pensiero che tornare presto a casa per festeggiare. Bisognava arrivare in città prima della squadra, per accogliere il pullman a dovere, per celebrare i calciatori come eroi, far loro capire quanto i tifosi fossero loro grati.

Per le strade i serpentoni rossoneri si erano uniti in un unico fiume infinito. Bandiere e sciarpe erano agitate in ogni dove e la gioia era incontenibile. Uomini e donne, bambini e anziani uniti insieme nella fede rossonera.

Poi quella festa inaspettata (molti pensavano che si sarebbe festeggiato la domenica prima o in quella successiva), si trasferì allo stadio. E la città tornò silenziosa, come adesso. Nocera aspetta paziente la possibilità di festeggiare ancora.

Francesco Belsito, ForzaNocerina.it

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