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UNA STORIA FA, quando i molossi segnarono troppo presto

A volte, nel calcio, segnare “troppo presto” può essere un’arma a doppio taglio. Specialmente quando ad andare in vantaggio è la squadra meno dotata tecnicamente. Quel gol scatena, negli avversari più quotati, un forte desiderio di rivalsa che, nel giro di poco tempo, mette la parola fine sulla storia della gara.

“Juventus 0 – Nocerina 1″. Quando ripensiamo a questa frase, andiamo con la mente al 39° del primo tempo di una gara di Coppa Italia del 6 novembre 1996 quando, con uno scellerato dribbling a centrocampo, Franco Marchegiani – da poco arrivato alla Nocerina – vide Angelo Peruzzi fuori dai pali e lo beffò con un indimenticabile pallonetto. Per i tifosi più giovani, fu una gioia indescrivibile; per quelli più anzianotti, fu un déjà vu.

Essere tifosi della Nocerina nel 1978, soprattutto tra giugno e settembre, dovette essere un privilegio. Non solo, con lo spareggio di Catanzaro, i molossi si erano conquistati la B, ma quando furono diramati i gironi di Coppa Italia, i tifosi rossoneri – immagino increduli – si ritrovarono davanti Taranto, Monza, Fiorentina e… Juventus. E non si trattava di una Juventus di secondo piano… La rosa della Juve di allora si trova in gran parte nei convocati dell’Italia nel mondiale del 1978. E alcuni di quei calciatori si laurearono campioni del Mondo nel 1982.
Inoltre, in quegli anni, si giocava un altro calcio. Le rose erano meno lunghe e, negli impegni ufficiali, raramente giocavano le seconde linee… Insomma, quel Juventus-Nocerina fu una partita vera, con le migliori formazioni in campo per entrambe le squadre. In pratica, la Nocerina affrontò l’Italia con la differenza che in panchina non c’era Enzo Bearzot, ma Giovanni Trapattoni.

L’incontro fu disputato domenica 17 settembre 1978, alle 20.30. Scenario fu lo Stadio Comunale di Torino, quello in cui oggi gioca solo il Torino e si chiama Olimpico. La “piccola” Nocerina di Bruno Giorgi scese in campo con Garzelli, Grava, Manzi, Cornaro, Colzato, Calcagni, Chiancone, Porcari, Bozzi, Borzoni, Garlini. In pratica 9 undicesimi della squadra che aveva vinto il campionato di Serie C. A quei ragazzi, alcuni molto giovani, dovettero tremare le gambe. La Juventus del “Trap” schierò una formazione da brividi: Zoff, Cuccureddu, Cabrini Gentile, Morini, Scirea, Causio, Tardelli, Virdis, Benetti, Bettega. In pratica, 9 undicesimi della Nazionale che era arrivata quarta nel mondiale in Argentina (e che, unica in quella edizione della Coppa del Mondo, aveva inflitto una sconfitta ai padroni di casa, che si sarebbero aggiudicati il torneo).

Eppure, intorno alle 20:40 – raccontano le leggende – le due Nocera furono scosse da un forte boato. Oliviero Garlini aveva portato i molossi in vantaggio. Di tifosi, al Comunale, ce n’erano pochi, ma tutta la città era attaccata alle radioline. Sono certo che il pareggio di Bettega, dopo soli due minuti, non spense i sorrisi dei tifosi molossi. E, forse, non ci riuscì neanche Marco Tardelli, quando, al 10° della ripresa, portò in vantaggio i bianconeri. “Il risultato di 2-1” avranno pensato i più inguaribili ottimisti “si può sempre recuperare…”. No, non fu così. Al 40° ci pensò Romeo Benetti a chiudere i conti di una gara che fu senza storia sul campo; senza storia per la Juventus; ma che è entrata di diritto nella leggenda rossonera.
Ma c’è altro che si dice. Sinceramente, non so se sia vero. In quella gara la dirigenza rossonera fece la conoscenza dello “stile Juve” (quando lo “stile Juve” esisteva sul serio) e, inizialmente, ne restò un po’ sconcertata. Quando la Nocerina sbarcò all’aeroporto torinese, si trovò ad accoglierla una delegazione juventina. Si narra che, spaesato da quel gesto di estrema cortesia ed eleganza, il presidentissimo Antonio Orsini si sia rivolto a un suo collaboratore chiedendo “Ma fa che si volessero accatta’ ‘a partita?”. Non so come abbia risposto il suo interlocutore ma… personalmente, presidente, non credo.

Francesco Belsito, ForzaNocerina.it

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