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Che hai combinato, Frank?

Sono certo che se avessi chiesto a cento persone chi eri, carissimo Francesco Fasciani, avrei avuto cento risposte diverse. Per alcuni eri un ultras, per altri un malato della Nocerina; qualcuno mi avrebbe detto che eri innamorato del subbuteo, qualcun altro avrebbe giurato che stravedevi per la tua famiglia; altri ancora mi avrebbero risposto che eri un grafico straordinario mentre, secondo altri ancora, eri un collezionista e un perfezionista maniacale. Probabilmente, mi avrebbero detto anche che eri un inglese mancato, un appassionato della buona musica e un amante dei film di John Belushi. Sì, perché, caro Frank, tu eri tutto questo e mille altre cose. Ma c’è un punto sul quale sono tutti d’accordo: eri un genio e avevi un cuore d’oro. 
Giusto! Non l’ho chiesto a te, ma, se ti avessi posto la stessa domanda, con quella tua inestimabile modestia e quella straordinaria ironia, mi avresti risposto: “Io? Io faccio solo rammagi”.
Questa mattina hai radunato in Piazza Amendola, davanti alla chiesa di Santa Monica, gente che parlava tutti i dialetti d’Italia. Persone che, fino a ieri non si erano mai incontrate tra loro, sono venute a rendere omaggio al fratello, all’ultrà, al rivale più leale che si possa sperare di incontrare nella vita.
Un omaggio che, puoi giurarci, non sarà l’ultimo. Perché chi ti ha conosciuto non ti potrà dimenticare, mai. Chi ti ha conosciuto, vorrà perpetuare la tua memoria, sempre.
Ci mancherai, Frank, e mi mancherai, tanto. Non so cosa c’è dopo, non so se mai ci rivedremo. Mentre io rimango coi miei dubbi, tu, nel frattempo, scombina il paradiso. 

Francesco Belsito

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