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Nocerina, rimborsi fittizi: una malinconica farsa

“Non ti pago”. L’analisi dei verbali dell’inchiesta condotta dalla Procura Federale per i rimborsi fittizzi richiesti dai ragazzi della Juniores della Nocerina farebbe venir voglia di attingere al teatro. Sembra tutta una farsa, una di quelle assurde commedie degli equivoci con personaggi di dubbia moralità che provano ad arrangiarsi in qualche modo per tirare avanti e, magari, spillare qualche soldo con modi non del tutto leciti.

La realtà, però, è che queste, a quanto emerge dalle carte processuali, erano le modalità con cui veniva gestita la Nocerina, almeno per quanto riguarda il settore giovanile. Un tipo di conduzione inaccettabile per un club che ha un blasone come quello rossonero; un club che, anche se sta vivendo un momento difficilissimo della sua storia centenaria, meriterebbe maggior rispetto, serietà e trasparenza.

Caratteristiche che non emergono dai virgolettati riportati nel corso del processo. “Fin quando i ragazzi non mi portano la seconda quota del contributo, non ti pago”. Questa è una delle frasi attribuite dalla Procura Federale al presidente Maiorino, una richiesta rivolta al collaboratore Pesce. Una frase che riassume il nocciolo dell’intera inchiesta: il massimo dirigente rossonero, dopo aver preparato le quitenze fittizie da sottoporre ai ragazzi della Juniores per chiedere contributi che a loro non spettavano, pretendeva la restituzione di una parte di tali contributi. Insomma, una truffa bella e buona, se vogliamo definirla con termini esatti.

Ma non è tutto; c’è anche la “minaccia” di non pagare il collaboratore della Juniores Pesce, il cui tesseramento, però, non era mai stato depositato in Lega. Insomma, emerge anche una gestione opaca dei rapporti contrattuali con lo staff, una gestione in nero dei pagamenti che è aspetto altrettanto grave della vicenda e che rischia di generare altri approfondimenti da parte della giustizia sportiva, già impegnata nel chiarire gli aspetti oscuri della vicenda D’Anna, altro processo in atto relativo a false quietanze.

Ma quello che più ripugna nella vicenda è il coinvolgimento di tanti giovanissimi in questa assurda messa in scena; ragazzi non ancora maggiorenni implicata in una storia torbida, spesso con l’avallo dei genitori nella speranza di vedere i loro figli far strada nel mondo del calcio, e costretti già a fare i conti con la giustizia sportiva. E spinti a commettere un illecito, come emerge ancora da un altro virgolettato rivolto da Maiorino al solito Pesce, che avrebbe poi dovuto riferire tali parole ai giovani atleti: “…nessuno vi minaccia. Dal momento che io vi ho fatto prendere i soldi del contributo, dovete dire che siete stati voi a donare una quota alla società Nocerina”.

Lo sport, soprattutto a livello giovanile, dovrebbe essere una scuola di vita, un modo per crescere ed interiorizzare valori sani che possano poi aiutare anche fuori dal campo di gioco. Per questo aver cercado di utilizzare in tal modo il settore giovanile rossonero resterà una macchina indelebile sul pedirgree dell’attuale dirigenza. Una macchia non per le sanzioni inflitte ma dal punto di vista etico e morale. L’ennesima colata di fango sullo stendardo rossonero, sepolto da tempo e reso ormai quasi irriconoscibile da questa discutibile conduzione societaria.

Filippo Attianese, Forzanocerina.it

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