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TRIPLICE FISCHIO, le carenze in panchina e il silenzio deciso dalla società

La Nocerina incassa la seconda sconfitta consecutiva al San Francesco in una gara che gli ospiti hanno vinto meritatamente. La debacle di ieri si inserisce all’interno di un mini-ciclo di tre partite in cui i rossoneri sono riusciti a conquistare un solo punto. La squadra di casa è stata brava a riagguantare il pareggio in due occasioni, ma si è trattato di eventi sporadici nell’economia di una sfida che, soprattutto nella ripresa, non ha avuto storia. 

IL PROTAGONISTA A differenza di quanto avviene di solito, il protagonista della gara contro il Cerignola va ricercato al di fuori del rettangolo di gioco. Sabato scorso, il mister ha annunciato di aver convocato tutta la rosa a sua disposizione, lasciando implicitamente  intendere che, una volta tanto, non c’erano inibizioni legate a squalifiche e infortuni. Certamente, qualche elemento non era al meglio (Palmieri su tutti) ma, mai come ieri, il tecnico siciliano ha avuto di possibilità di schierare la migliore formazione possibile. Sul campo, è stato il Cerignola a gestire la partita e lo ha fatto in virtù di una rosa più competitiva che ha trovato nella panchina il vero punto di forza. Quando, al 16° della ripresa, mister Pazienza ha fatto uscire Ismail Achik, ha lasciato perplessi un po’ tutti gli esponenti della stampa locale. Il classe 2000 era stato uno dei migliori in campo. Al suo posto è entrato il più esperto Nicola Loiodice che non ha fatto rimpiangere per nulla il compagno. Si è piazzato sulla corsia opposta rispetto al marocchino e ha fatto venire il mal di testa ai malcapitati avversari. Se i rossoneri hanno ambizioni di alta classifica, le ultime gare hanno mostrato che le avversarie della Nocerina possono contare sulla forza della propria panchina. La dirigenza rossonera ha lasciato partire Rizzo e Simonetti senza aggregare nuovi calciatori. Certe scelte pesano.

IL MOMENTO CHIAVE C’è poco da scervellarsi. Il momento chiave è stato il fischio di inizio del secondo tempo. È stato chiaro, fin dal palo colpito da Mincica quando i giri di lancetta non erano arrivati neanche a due, che sarebbe stata dura. Nella seconda frazione di gioco la Nocerina è apparsa impotente. Il Cerignola, forte di una proprietà di palleggio di altra categoria, è apparso nettamente superiore a una squadra che si è affidata, per gran parte della gara, ai lanci lunghi di Garofalo alla ricerca della corsa di Talamo. I molossi hanno impensierito i pugliesi in due sole occasioni, entrambe orchestrate palla a terra. Nella seconda, Mazzeo ha trovato un assist magistrale per il destro di Talamo. Il pareggio è stato un evento fugace come una meteora. Gli ospiti hanno serrato le fila e impensierito continuamente Al-Thumi, fino ad approfittare della più classica delle “dormite colossali” della difesa, che ha portato i calciatori in maglia bianca a colpire più volte la palla, praticamente indisturbati, all’interno dell’area rossonera.

DIETRO LA LAVAGNA Quando si amministra un “bene pubblico” come una squadra di calcio bisogna essere pronti a prendere il buono e il cattivo di ciò che viene determinato dalle proprie azioni. La scelta della società rossonera – solo della dirigenza come ha precisato l’ufficio stampa – di non concedere alle domande dei cronisti i propri tesserati è stata fuori luogo. Sul campo possono arrivare vittorie e sconfitte, ma quando ci si allontana dal confronto, si perde soltanto. Anzi, sarebbe bene che anche qualche esponente della società di Via Barbarulo trovasse il coraggio di presentarsi di fronte ai tifosi rossoneri. La sconfitta col Cerignola è arrivata nell’ambito di un ciclo che ha visto la Nocerina guadagnare un solo punto in tre gare e collezionare, lontano dai campi di gioco, squalifiche e inibizioni causate dalle vicende relative a Emanuele D’Anna e ai rimborsi dei ragazzi della Juniores. I tifosi molossi hanno il diritto di essere trattati meglio di così.

Francesco Belsito

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