“Il caffè del lunedì”: Valmontone-Nocerina secondo Filippo Zenna











Anagni come Sarno. Il Valmontone come la Palmese. Un Deja vu per la Nocerina. Stessa dinamica di successo, ma con un mese in più di campionato narrato. La percezione è chiaramente diversa. Il 5 ottobre allo Squitieri quella vittoria sofferta, striminzita, a dirla tutta immeritata, fu accolta con entusiasmo e sollievo da questa rubrica: era il terzo sigillo consecutivo, il primato restava a due passi e le difficoltà davano l’impressione di poter essere superate con il lavoro e la crescita collettiva.
EQUILIBRIO CERCASI
Stavolta no. Perchè questa Nocerina, che ha messo in fila il secondo trittico stagionale, ha già dimostrato di avere crisi improvvise e forti. E di essere ancora lontana dal concetto di “corazzata”. Sta dimostrando carattere, certo. Ha pure l’ambizione chiara di tirarsi in ogni modo fuori dai guai che ogni settimana si presentano e s’amplificano. Ma non è sufficiente per poter dire con certezza che adesso è pronta per tenere testa alla capolista Scafatese. Ed è un discorso che va ben oltre i sei punti (non sono un abisso ma nemmeno una sciocchezza considerando la marcia da 2.45 a partita dei canarini) che separano i rossoneri dalla vetta.
MODERAZIONE
I trenta minuti finali contro Budoni e Montespaccato hanno lasciato ferite profonde ed aperto le porte a nuove soluzioni. Che almeno i risultati li stan portando. Il 3-4-1-2 con variabile 3-5-2 ha fruttato solidità, punti preziosi, un balzo d’umore (necessario dopo la grande depressione) ed un nuovo timido riavvicinamento tra squadra e tifosi, ancora una volta maestosi in trasferta quando le Prefetture non si oppongono con divieti e restrizioni. Ma è ancora poco, troppo poco. Sarebbe sufficiente se l’ambizione dichiarata fosse stato un piazzamento nei playoff, tutt’altra storia se si vuole la Lega Pro ed ogni piccolo errore pare una caduta da un precipizio di cento metri. È tutta una questione di prospettive. Il secondo resta il primo dei perdenti in serie D. Quindi al bando entusiasmi eccessivi e avanti con moderazione.
COPERTA CORTA
Pure perché la Nocerina continua a sembrare un equilibrista pieno d’acciacchi su un filo sottilissimo: se la sta cavando (merito di un gruppo che non vuol mollare) ma non certifica ancora condizione e sicurezza per proseguire in maniera autorevole. Di qui l’analogia con la partita di Sarno di un mese fa. Ora come allora gara sbloccata subito, primo tempo gestito bene e poi ripresa schiacciata, di gran sofferenza, non culminata in pareggio soltanto per destino benevolo. Non è una questione di atteggiamento sbagliato, ma di necessità. Per essere più tosta, la Nocerina ha dovuto snaturarsi, lavorare in maniera sporca, abbassare il baricentro, piazzare i Marcantonio nelle retrovie e rinunciare ai migliori riferimenti offensivi nelle rispettive posizioni naturali. Felleca da seconda punta può far bene ma da esterno è tutta un’altra musica e Kernezo finisce per perdere gradualmente lucidità lavorando da quinto di centrocampo. Se poi non c’è Giannone, il profeta riemerso col cambio modulo, tutto si fa più complicato dalla cintola in su. Nella ripresa di Anagni, la Nocerina non ha mai avuto forza (e forse nemmeno intenzione tattica) di ripartire, s’è trascinata il Valmontone fin dentro l’area, ha scoperto che Simeri non vale molto più di Diop (cinque gare: un gol in fuorigioco in coppa e scarso contributo in termini di sostanza), che Deli è ancora il fantasma di se stesso, che l’avvicendamento forzato tra i pali è molto pericoloso e che la dea bendata ha aperto una linea di credito importante (tre volte Valmontone ad un soffio dal pari)
DEJA VU
Un mese fa, tutta quella grazia ricevuta fu scontata poi con gli interessi a Budoni. C’erano problemi allora, ci sono problemi adesso. Ma le batoste servono pure da lezione. E questa Nocerina si sta adattando e plasmando di volta in volta alle esigenze per non mollare la presa. Sa di non potersi concedere pause ed errori grossolani. Ma continua a vivere una emergenza permanente. Col Valmontone erano fuori Maggiore, Zanotel, Vacca, Bezzon, Diop, Giannone. Ed ha dovuto lasciare il campo per acciacchi Russo, l’under che ha permesso il cambio di modulo. Senza di lui bisognerebbe cambiare ancora. Quanti Deja vu…
Filippo Zenna
