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“Il caffè del lunedì”: Nocerina-Lodigiani secondo Filippo Zenna

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Sorgente… nel deserto. Come un visione che prende forma e restituisce colorito ad una Nocerina pallida, spenta, inaridita da una gestione di gara tatticamente e tecnicamente pessima. Un guizzo del nuovo arrivato, che arriva come un miracolo nello stesso istante in cui l’Olbia impatta contro la Scafatese e permette ai rossoneri di restare in scia dei canarini. 

GRASSO CHE COLA
Chi recrimina perché i punti di distacco dalla vetta potevano essere due probabilmente ha visto un’altra partita: senza quell’incredibile successione di eventi quasi casuali le distanze dal primo posto sarebbero state sette con ripercussioni emotive devastanti dopo un mese intero di rincorsa e nuove speranze. E ad essere obiettivi, solo la “scugnizzata” un po’ antisportiva di Felleca ha riacceso gli animi, generando un caos totale ed un pareggio da angolo fortuito ed immeritato. È stata una grazia, perché ai punti l’Atletico Lodigiani – lecitamente furibondo al triplice fischio – avrebbe meritato la vittoria in maniera nettissima. 

MATURITÀ RINVIATA
Chiudere quindi un novembre fantastico con un punticino sofferto è già tanta roba. Il 3 a 0 di Sassari aveva raccontato di una Nocerina dominante, serena, finalmente matura. Ma nel momento migliore – con la leggerezza di sette vittorie di fila (tra campionato e coppa) – è venuta fuori la prestazione peggiore (ex equo solo con il tonfo interno contro l’Albalonga e la disastrosa mezz’ora finale di Budoni). Sintomo chiaro di un imbarazzo che ancora provano i rossoneri ad imporsi tra le mura amiche, pur avendo stavolta un San Francesco molto caldo dalla propria parte. 

LA MIOPIA DI FABIANO
Stavolta non c’erano neppure alibi come un mese e mezzo/due mesi fa quando ad ogni partita si materializzava un fantasma. La condizione atletica adesso è discreta, la coperta è lunga in ogni reparto e l’unico responsabile di una domenica così grigia è stato solo ed esclusivamente il tecnico Fabiano. Nella partita a scacchi con Marco Mariotti ha perso praticamente dopo le prime quattro mosse dell’allenatore ospite: 1) uomo fisso su Aliperta, 2) raddoppi costanti su Kernezo , che da solo ha comunque fatto più di tutti gli uomini offensivi messi insieme 3) pressione forte sulle seconde palle, 4) ricerca immediata della profondità a lanciare il velocissimo Coulibaly. È stata una vera e propria anestesia per Fabiano, che se n’è stato a bordo campo in totale balia degli eventi, senza mai accennare ad un cambio di registro, di atteggiamento, di modulo. Per settanta minuti il nulla. Solo cambi uomo su uomo: Felleca per Opoola, Lupi per De Crescenzo, Vacca per Konate. Come se la tattica fosse vana e le gare le decidessero solo i singoli. La partita, invece, richiedeva nuove coordinate e l’unico che andava sostituito era Aliperta, asfissiato dalla marcatura stretta e condizionato dal giallo poi diventato rosso per un errore banale (capitò la stessa cosa col Montespaccato quando l’espulsione se la beccò Morales, sempre per errore di Don Mimmo). 

CORAGGIO E SOLUZIONI NUOVE
I meriti del tecnico torrese restano e più volte gli sono stati riconosciuti. Ha una media punti importante, ha dato sicurezza alla Nocerina quando tutto sembrava compromesso, ha gestito il momento peggiore – con infermeria piena e piazza in subbuglio – con gran lucidità. Ma poi l’ha smarrita ora che la squadra ha un’anima ed un’identità. Il 3-5-2 (o 5-3-2) è stata una manna dal cielo, ma allo stesso tempo dipende quasi esclusivamente dai guizzi di Giannone e dalle percussioni a tutta fascia di Kernezo. Svanito l’effetto sorpresa, gli avversari imparano, s’adeguano e bisogna saper trovare soluzioni alternative. L’unico neo della Nocerina riguarda la rotazione degli under (va fatto qualcosa con urgenza perché tra i pali ci vuole Wodzicki), ma le risorse disponibili unite ad una tenuta fisica buona permettono adesso di variare, di giocare a quattro dietro se la partita non decolla, di tenere Felleca e Kernezo alti e larghi per creare superiorità, di inserire Vacca, Van Ransbeeck o Morrone quando Aliperta non gira. Contro l’Atletico Lodigiani, dopo settanta minuti di pallate innocue, squadra lunghissima e spaccata, difesa bloccata (se giochi a tre i braccetti dovrebbero partecipare all’azione) ed avversario costantemente pericoloso, ci si aspettava un atto di coraggio e buonsenso. Invece l’integralismo di Fabiano ha imballato la Nocerina. Stare ancora lí, a quattro punti dalla Scafatese, in una domenica di calcio così brutto, vale già come una vittoria. Ma la fortuna non gira sempre bene. Bisogna andare pure a cercarsela, senza aspettarla come fosse una sorgente nel deserto. 

Filippo Zenna

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