Ultime news

“Il caffè del lunedì”: Nocerina-Monastir secondo Filippo Zenna

- Pubblicità -

Uomini sull’orlo di una crisi di nervi. La Madrid di fine anni 80 – disegnata da Almodovar, per celebrare l’isterismo di una donna “mollata” – si riproietta nel ventre del San Francesco, nei piedi e nella testa di una Nocerina schizofrenica, tradita più dalle proprie ansie che da episodi comunque grotteschi. 

ALLUCINAZIONE COLLETTIVA
Il gol subito al minuto 94 è una mazzata tremenda, l’ennesima occasione mancata per accorciare su una Scafatese che può permettersi di steccare tre partite (nelle ultime quattro) e ritrovarsi con un vantaggio ancor più ampio. Corcione sbuca in mischia, la palla sbatte sul palo interno e poi carambola in rete. Una follia che gela lo stadio, scatena tensioni ed inchioda i rossoneri al terzo pareggio consecutivo. Speri di risvegliarti e scoprire che era solo un grosso incubo. E purtroppo è la triste realtà, che solo agli occhi dei più superficiali sarà accompagnata dalla parola “sfortuna”. 

SCOMODE VERITÀ
Ed invece la Nocerina sfortunata non è. Al contrario, vive accompagnata da guizzi di sorte preziosa. È stato così – senza andar troppo a ritroso – con la Lodigiani e col Flaminia (partite già buttate via e poi rimesse in piedi per il rotto della cuffia) e pure col Monastir ha avuto gli Dei dalla propria parte sul primo vantaggio firmato Nunes con una botta dalla lunga distanza che il portiere ospite poteva ipnotizzare facilmente. Gli episodi fanno parte del calcio, saperli indirizzare a proprio favore è virtù esclusiva delle grandi squadre. Il 2-1 a tre minuti dal 90’ (arrivato più per inerzia che per dominio) doveva riparare un bruttissimo primo tempo e soprattutto doveva essere sentenza, ma la squadra dell’ormai ex Fabiano ha fatto ciò che fa sistematicamente quando va avanti: s’impaurisce e si trascina l’avversario nella propria area. Così facendo, si espone molto di più  rischio di incassare. Può andar bene una volta, due, tre. Ma prima o poi il gol finisci per subirlo. 

STATISTICHE
Lo dicono i numeri, ancor prima degli atteggiamenti. La Nocerina è stata rimontata ben cinque volte da situazioni di vantaggio: col Trastevere alla prima giornata, con la Scafatese alla seconda, col Budoni alla settima (addirittura avanti di due gol al 60’), con il Montespaccato all’ottava e di nuovo ieri contro il Monastir. Per tre volte ha saputo ribaltare lo svantaggio: Olbia, Monterotondo, Sarrabus. Solo cinque volte, da condizione di vantaggio, è riuscita a portarsi a casa la vittoria: Anzio, Palmese, Cassino, Valmontone e Latte Dolce. Tutte stentate, tranne l’exploit di Sassari, al momento unica vera affermazione netta della stagione. Due calcoli semplici e vien fuori un dato inquietante: ben undici punti buttati via. Ne avesse raccolto anche solo sei, sarebbe ora agganciata alla Scafatese in vetta alla classifica. 

ALLENATORE NEL PALLONE
Dietro i numeri c’è sempre altro, molto altro. Nulla arriva per caso. E che ci fosse una tensione enorme si era percepito già alla vigilia del Monastir con la conferenza stampa del tecnico Fabiano, probabilmente già consapevole di essere sull’orlo dell’esonero e chiaramente allergico alle critiche per via dei suoi “40 anni” trascorsi in panchina. Che evidentemente non gli hanno insegnato come rapportarsi con chi giudica/analizza per lavoro e chi critica per passione. E molto probabilmente non l’hanno nemmeno trasportato nel calcio del nuovo millennio, in cui con cinque cambi puoi cambiare le partite, in cui non puoi permetterti (nemmeno in D) che ci siano sessanta metri tra difesa ed attacco, in cui Giannone non può fare il regista, Felleca la seconda punta e Kernezo il terzino. Non a caso, passato al 4-2-4 nella ripresa, con due mediani e con Felleca e Kernezo larghi ed alti, la Nocerina ha premuto, conquistato campo e ritrovato il vantaggio con Simeri (suo unico spunto in una partita totalmente abulica). Poi l’errore nel finale di togliere Nunes per Guifo privando il centrocampo del giocatore che per tutta la gara ha equilibrato il gioco. Il suo silenzio stampa è terminato sabato e ricominciato domenica. Evidentemente, voleva togliersi sassolini dalle scarpe, ma ha finito per distruggere definitivamente il suo rapporto con la piazza. Ha pagato con l’esonero. Va via con una sola sconfitta in campionato (più l’uscita da una coppa Italia abbordabile per sorteggio), ma pure col peggior calcio visto a Nocera negli ultimi tre anni. Era arrivato con la Scafatese avanti di quattro punti, è stato mandato via con un distacco di sei lunghezze. Ma soprattutto ha lasciato scorie di tensione, malumore ancor più pesanti rispetto a quando s’insedió in panchina. 

LE FOTO DELLA DISCORDIA
Diversi fotogrammi della partita col Monastir parlano più di mille parole: il chiaro gesto di insofferenza di Aliperta ai fischi del pubblico, la testa scossa ripetutamente da Wodzicki alla contestazione della curva, la rabbia di Tazza, l’esultanza totalmente fuori luogo di Simeri, le lacrime di Opoola (miglior marcatore lasciato a scaldarsi fino al triplice fischio), lo stesso sorriso sarcastico di Fabiano verso la tribuna al momento del suo ingresso in campo. Segnali chiari di insofferenza trasformata in reazioni scomposte piuttosto che in energia per abbattere un avversario modesto. Se proprio c’è da muovere una critica ai calciatori, che fanno tutto ciò che è nelle loro possibilità, è proprio questa: mancare di spessore caratteriale per sopportare la pressione di una piazza calda ed esigente. 

PUNTO DI NON RITORNO?
Detto questo, le colpe non sono tutte dell’allenatore torrese. A dire il vero, le sue responsabilità sono assai marginali rispetto a quelle della società e del direttore sportivo. La Nocerina sembra un porto di mare: già abbattuto il muro dei trenta calciatori tesserati (tre svincolati), due allenatori esonerati e quella dannata sensazione di non essere all’altezza ogni volta che s’è presentata l’occasione per il salto di qualità. Se un giocatore bravo come Nunes, ma arrivato da appena quattro giorni, diventa già il migliore del centrocampo (con dieci e più calciatori arruolati lì nel mezzo) è chiaro come il sole che le scelte sono state cervellotiche, superficiali, figlie di incompetenza. Restano macroscopici errori in ogni reparto. Tanti calciatori buttati lì nel mucchio con lo sconforto d’essere arrivati a dicembre senza un equilibrio vero. Ciò che manca pure a chi dirige la baracca. Dai proclami al silenzio stampa, passando per la rottura ormai insanabile con la tifoseria, figlia di un orgoglio smisurato di chi ha il comando della società. Orgoglio che sotterra le tre parole più semplici per una riconciliazione o quantomeno per una convivenza più serena: “SCUSATE, ABBIAMO SBAGLIATO!”.  Ed invece avanti ad oltranza, come uomini perennemente sull’orlo di una crisi di nervi.

Filippo Zenna

Immagini collegate:

Back to top button