LA SIGNORA IN ROSSONERO: un’accozzaglia perfetta!











La parola del giorno: fairplay, un criterio guida a cui tutti coloro che promuovono esperienze sportive dovrebbero attribuire la massima priorità. Sotto un cielo di un azzurro vibrante ed un sole magnifico che accarezzava gli spalti dipinti di rossonero del San Francesco, Nocerina e Atletico Lodigiani si sono scontrate, nel senso più letterale del termine, in un match memorabile, sicuramente non per le prodezze tecniche, ma per lo stato di confusione in cui ci ha lasciato.
“Accozzaglia” forse è il termine più corretto o, almeno per chi scrive, il più sentito, per descrivere tutto ciò vissuto durante la scorsa domenica sportiva. Etimologia a parte, ciò che è certo è che i sostenitori della Nocerina, soprattutto negli ultimi dieci rintocchi di cronometro, si sono guardati gli uni con gli altri, gli stessi volti disorientati.
A quanto visto, il nostro allenatore si è ritrovato a mescolare le carte in corso di gioco senza una logica comprensibile, perdendo completamente la bussola della situazione (secondo molti amici lettori, non è la prima volta). I calciatori, che solo poche settimane fa sembravano in grado di dire la propria, sono apparsi l’ombra di loro stessi, lasciando agli avversari fin troppa iniziativa. E infatti, come si suol dire, “hanno dettato legge a casa nostra” offrendo una serie di scorrettezze e comportamenti nervosi in campo, degenerati inevitabilmente in più risse, richiedendo almeno per tre volte l’intervento di panchinari, staff tecnico e chi più ne ha più ne metta, pur di dividere i “capuzzielli”.
Davvero un triste spettacolo per noi tifosi. A mettere lo zampino su una giornata partita già male, anche la terna arbitrale, il cui sistema, in queste categorie, sta raggiungendo livelli imbarazzanti: decisioni controverse, falli negati (o concessi con troppa leggerezza, a seconda dei punti di vista), e la totale incapacità di gestire le tensioni in campo hanno trasformato l’arbitro nel bersaglio principale delle contestazioni in campo ma anche tra gli spalti, evidenziando un metro di giudizio altalenante, se non proprio inesistente. Vien da chiedersi se i direttori di gara siano preparati per sostenere la pressione e la complessità di certe sfide; il loro operato, più che chiarire, ha alimentato il fuoco della confusione e dell’ingiustizia percepita, accendendo la miccia su un campo già riverso di benzina.
Nel post partita e in post sui social, la Lodigiani ha sottolineato la mancanza di correttezza da parte di Felleca, che non ha restituito palla dando invece via ad un’azione che ha permesso al neo ri-arrivato Sorgente di insaccare in porta. Le proteste e le lamentele si sono susseguite con veemenza, invocando principi sportivi e comportamenti etici. In un clima così surriscaldato, è doveroso applicare lo stesso metro di giudizio: se la Lodigiani ha lamentato con forza l’assenza di sportività da parte avversaria, è fondamentale che dimostri di possedere in primis tale virtù. Eppure…non è parso poi così etico, dal canto loro, fermare il gioco ripetutamente, simulare, ritardare rimesse, aggredire, provocare i nostri.
La giustizia è un principio bilaterale, non può essere invocato solo quando fa comodo. E qui emerge il punto più basso e inaccettabile della giornata: la deplorevole devastazione degli spogliatoi da parte della squadra ospite. Un conto sono le tensioni agonistiche in campo, un altro è il vandalismo gratuito; distruggere le strutture che accolgono gli atleti non è altro che un atto di bassezza inaudita che esula completamente dal calcio e dalla civiltà. E chi si erge a paladino di correttezza per un gesto in campo non può poi rendersi responsabile di danni e distruzione fuori dal rettangolo verde, il calcio è fatto di valori e rispetto.
A volte “a meglio parola e’ chella ca nun se dice” ed onestamente, i temibili avversari avrebbero fatto più bella figura a tacere.
Carmen Giordano
