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“Il caffè del sabato”: le parole analizzate da Filippo Zenna

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Le parole sono importanti (scusa Nanni per questa citazione così abusata). Sanno distruggere o creare; orientare o sconfortare; avvicinare o allontanare. Sono manifesti dell’aria che si respira, delle decisioni prese, delle intenzioni future.

Le parole per una volta valgono pure più di una partita. Che doveva essere la partita prima del naufragio (del quale si aveva sentore) avvenuto a cavallo tra la fine del 2025 e l’inizio del nuovo anno.
Il valore di Nocerina-Scafatese (ed è questo forse il più grosso rammarico per chi accetta la sconfitta ma non la resa) si è del tutto sgonfiato: sarà una partita utile solo per valutazioni di mercato più profonde, ma quasi del tutto irrilevante per le ambizioni di vertice rossonero. Ed allora il caffè va servito di sabato perché c’è da riflettere molto più sulla conferenza stampa di venerdì che sul calcio giocato di domani.

CONFRONTO.
Prima di tutto per la presenza, al fianco del nuovo direttore sportivo Amodio, dell’intera struttura dirigenziale-manageriale della Nocerina. A sorpresa. E come ogni sorpresa accolta con grande piacere (ho dovuto seguire la diretta su forzanocerina.it non potendo lasciare sguarnita la mia attività, ma grazie a Dio coi social si vive tutto in tempo reale). Un momento atteso da fine settembre, che libera il campo dagli impacci di comunicazione degli ultimi mesi, durante i quali gli eventi hanno travolto l’intero ambiente senza essere spiegati, analizzati, discussi. Ed invece confrontarsi- anche a muso duro – aiuta molto più dei silenzi o dei video senza alcun contraddittorio. Ecco perché venerdì 9 gennaio è stata una vera e propria Epifania, nel senso autentico del termine. Una rivelazione a cuore aperto, che ha coinvolto soprattutto il presidente Stella (taciturno il suo partner Comitino, che ha ascoltato e preso appunti preferendo non aggiungere altro). Prima le scuse particolarmente sentite e proferite con parole nette. Poi un motto d’orgoglio, che è pure lecito per un uomo finito nella centrifuga delle contestazioni e del malumore popolare. Stella ha parlato di “azienda sana” e di “stipendi regolari pagati fino alla mensilità di novembre”, ha voluto ripulire il campo pericoloso e contaminato delle voci di piazza, che senza un freno possono ingigantirsi fino ad andare fuori controllo. Poi un mezzo scivolone quando ha indicato i tifosi della Sud come “veri” e quelli della tribuna alla stregua di traditori pronti a gioire per le sventure della Nocerina. Lì, ha chiaramente toppato il presidente: un po’ per tentare un riavvicinamento con la Curva, un po’ perchè chiaramente provato dalle critiche spesso feroci che Nocera gli ha riservato. Tutto comprensibile insomma quando si parla con tante emozioni in corpo, quando arrivi al terzo anno di gestione ed i tuoi obiettivi si sono frantumati senza nemmeno arrivare alla fine del percorso (come la scorsa stagione). In fondo, è un presidente-tifoso, non uno statista che deve ponderare ogni singola frase.

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Insomma non benissimo. Ma bene. Certo, non sarà una conferenza a spazzar via mesi di tensione, di fratture. E non sarà nemmeno l’iniziativa popolare (biglietti a 1 euro) a scongiurare la diserzione annunciata dai gruppi organizzati, che lo stesso presidente ha ammesso di comprendere. Però, in tempi di crisi, aprirsi ad un dialogo è già un passo enorme. Ed aiuta poi a capire, a farsi perfino una ragione di tutti gli errori commessi, di tutte le strategie fallite. Ora è chiaro, ad esempio, che l’imbarcata (vergognosa pure a detta di Stella) con il Trastevere, con tutte le scelte allucinogene che l’hanno generata, è stata figlia soprattutto dell’instabilità del mercato, che partorirà una mini-rivoluzione Ed è lì, che sta intervenendo il nuovo ds Amodio. Giovane, ambizioso, con idee di calcio moderne. Ha parlato con equilibrio, ma ogni sua parola avrà spezzato in due il suo predecessore D’Eboli. “Professionalizzare la struttura” significa molto più di tante frasi retoriche. Evidentemente Cocchino non c’è riuscito. Ma pure gli appunti sottili sui tanti calciatori con problemi fisici, sulla penuria di under, sulla necessità di ridurre i “canti” dentro un pollaio con una trentina di attori, che chiaramente diventa una polveriera al primo intoppo di campo. Il presidente non ha voluto buttar la croce su D’Eboli (“fino a inizio dicembre eravamo a quattro punti dalla Scafatese”), ma è sempre più lampante che le scorie lasciate da Cocchino invalideranno fino a giugno e probabilmente oltre. Sapere che Diop ad esempio ha un contratto fino al 30 giugno 2027 apre interrogativi inquietanti su quanto fatto in estate. Stessa cosa per Maiorano, giocatore forte ma reduce da lunghi mesi di assenza. Sono zavorre che rischiano di sfiancare a lungo, anche nella programmazione della prossima stagione, a prescindere da chi sarà al comando della Nocerina. Ed è stato bravo Amodio ad accordarsi già con Deli (un altro che aveva il biennale) per la rescissione. Qualcosa si è smosso, intanto. Anche sul fronte tecnico. Pure lì Amodio è andato dritto al cuore: “Questa Nocerina non può giocare a quattro dietro per assenza di terzini puri e per ragioni di equilibrio”. Insomma, annunciato il ritorno al 3-5-2, che Galderisi aveva immediatamente ripudiato al suo arrivo forse perché – parole del ds – “consigliato male da qualcuno”. E quel qualcuno è facile capire chi sia. Tanti temi insomma. E tante risposte ricevute. Piacciano o no, significano apertura. E vanno rispettate. Domani c’è Nocerina-Scafatese, la partita diventata “una” semplice partita. Si giocherà nel silenzio quasi totale. Ma dentro il buio dell’ultimo mese s’è quantomeno accesa la luce delle parole. E le parole sono dannatamente importanti…

Filippo Zenna

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