“Il caffè del lunedì”: Nocerina-Palmese vista da Filippo Zenna











S’illumina l’apatia. Ed è un pugno nello stomaco di quelli pesanti, tremendi. La sconfitta con la Palmese per la Nocerina è solo un corollario: nasce dentro un campo quasi deserto, sotto una pioggia forte ed un senso di mortificazione che s’è trasformato via via in rassegnazione. Pesano più le assenze rispetto alle presenze del paradosso San Francesco, vestito a festa dalla società (per mostrare il nuovo impianto luci), abitato da 4/500 persone (neppure la metà di chi si è abbonato ed ormai preferisce starsene a casa).
MALTA VERRÀ?
Niente tifosi (per la terza partita interna consecutiva in curva c’è solo lo striscione “Liberate la Nocerina”) e soprattutto niente Portelli o emissari. Chi ha avuto il coraggio di sganciare una ventina d’euro per la tribuna laterale (si rivedessero pure i prezzi, troppo alti sia per la categoria che per la miseria dello spettacolo) l’ha fatto probabilmente con un’unica speranza: scorgere tra i sediolini, o magari tra gli “infiltrati” a bordo campo, qualcuno che “profumasse” di Malta. Non resta altro che quella speranza. Ed invece l’imprenditore del cemento non s’è visto e chissà se si vedrà in questa settimana per il closing. Resta un mistero, come tutte le cose finite nel frullatore rossonero in questa stagione. Pare che abbia dato mandato ad un commercialista per approfondire la situazione debitoria. Pare che voglia l’intera torta senza lasciare al tavolo chi ci siede da quasi tre anni, senza essere manco più il benvenuto dai padroni di casa. Pare, pare, pare. Mai una volta che le pagine da leggere siano chiare,
AUTOCRITICA
Forse (ma possiamo anche togliere il forse) è colpa anche mia, nostra, di tutti quelli che raccontano la Nocerina. Sappiamo ancora farlo? O siamo finiti pure noi nel vortice emotivo dell’insofferenza? Questi tredici anni di dilettantismo cosa hanno comportato? Siamo in grado di svestire la maglia da tifosi e vestire quella da cronisti asettici ed imparziali? Sono stato via una settimana ed ho riflettuto tanto, troppo. La Nocerina a 900 chilometri di distanza diventa un “brusio”. Un tempo era piazza mediatica di rilievo a prescindere dalla categoria. Invece ora siamo marginalizzati ad un tabellino sulle cronache nazionali ed un paio di righe su quelle locali. Resiste il web. Anzi cresce ed è diventato “voce” preziosa e quotidiana. Va solo reso il più autorevole possibile perché la piazza merita una società più strutturata, ma pure un apparato d’informazione “elevato” con più professionisti e meno tifosi (ramanzina che vale in primis per il sottoscritto). Perché no, proprio non possiamo appiattirci al livello della Nocerina attuale.
MA QUANDO FINISCE?
Quella vista in campo contro la Palmese quasi meriterebbe d’essere bypassata. E non per il risultato, sicuramente bugiardo: ai punti il pareggio sarebbe stata la cosa più sacrosanta in una serata di calcio mediocre. Un punto avrebbe leggermente avvicinato alla salvezza, ma almeno di quella dovremmo esserne quasi certi considerando i valori tecnici ed agonistici miseri di questo raggruppamento. Ciò che sconforta è il senso di incompletezza che ancora resiste dopo cinque mesi e rotti di campionato e con una quarantina di calciatori passati da queste parti. Amodio ha fatto il possibile per dare un senso ad un organico che un senso non ce l’ha. Che ancora annovera 27 calciatori tra i convocati. Che dopo aver tesserato una infinità di centrocampisti si ritrova totalmente dipendente da Nunes (dopo il suo infortunio non si sono visti più di tre passaggi consecutivi) e costretta ancora ad affidarsi a Mimmo Aliperta, pesante nelle gambe e nella testa dopo un mese e mezzo da separato in casa. Che non ha un solo attaccante di spessore e che per aumentare i giri deve provare la carta Diop (il pupillo del caro Cocco, non dimentichiamolo mai), utile soltanto a rattoppare in difesa per procurare un calcio di rigore (poi parato da Wodizcki, al quale non viene perdonato nulla, neppure i miracoli). Poi si può parlare dei legni, della sfiga, dei due rigori negati, del gol in fuorigioco che ci è stato regalato. Si può parlare di pallone. Ma che senso ha? La verità è che l’unica cosa illuminata dai fari nuovi del San Francesco è stata l’apatia.
Filippo Zenna
