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LA SIGNORA IN ROSSONERO: arde forte la passione del popolo molosso

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Il sole di aprile invade Nocera, ma è un calore che non scalda; è, piuttosto, quel tepore stagnante tipico dei momenti di passaggio che non portano da nessuna parte. Il club rossonero continua a vivere la stasi piatta che si trascina stancamente verso il traguardo. Per fortuna di chi ancora ha a cuore questi colori, l’agonia durerà solo altre due giornate, poi, calerà il sipario su uno dei capitoli più grigi della storia rossonera.

La Curva Sud, anima pulsante e mai doma, dopo mesi di protesta silenziosa, ha deciso di riprendere la parola chiamando a raccolta il popolo molosso per un corteo che ha attraversato il cuore della città: partiti da Piazza Municipio, i tifosi hanno sfilato in un coro carico di dignità e sdegno fino ai cancelli del San Francesco, intonando parole che, a ripensarci, stringono lo stomaco: “siamo qua a cantare contro questa società, ci ha portato alla rovina. Non lo scorderemo mai”. La memoria di questa nostra involuzione verrà ricordata nella storia, un marchio indelebile che nessuna cronaca futura potrà cancellare.

Nel mentre, la sfida contro il Flaminia è stata lo specchio fedele di questa stagione: la solita, inesorabile noia. Novanta minuti che sono scivolati via senza sussulti, tra sbadigli e passaggi orizzontali. Il calcio, a Nocera, in questo momento è solo un rumore di fondo che disturba una riflessione molto più seria e amara.

Non vediamo l’ora che questa stagione volga al termine. Ogni fischio finale è un passo in più verso la liberazione da un incubo sportivo che ha logorato i nervi e la passione. Ma, paradossalmente, la fine della stagione non porta né reale sollievo né pace per il popolo rossonero. Resta solo la paura per il futuro. Cosa ne sarà della Nocerina? Quali mani raccoglieranno queste macerie? Le domande restano sospese nell’aria pesante, mentre la città si prepara a salutare una squadra che non riconosce più.

Carmen Giordano

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