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Due passi per Nocera: la Torre Guerritore

La torre Guerritore-Broya, un elemento di identità per tutti i nocerini

Aggiornato il 5 Settembre 2026, 08:25

Due passi per Nocera: la Torre Guerritore
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Quando la Nocerina tornò tra le pagine della Serie B, la Panini dovette scegliere un monumento per rappresentare la città sulle proprie figurine. La decisione ricadde su una delle strutture più particolari del centro, Palazzo Guerritore-Broya. I nocerini chiamano quel luogo, più semplicemente, Torre Guerritore.

I CALIFANO Pochi sanno, in realtà che quel palazzo risale al Cinquecento e fu edificato dalla famiglia Califano, una delle più in vista del rione Sperandei. L’ultimo proprietario del palazzo ad avere questo cognome fu Annibale che, non avendo eredi maschi, lo lasciò ai figli della sorella Violante, moglie di tale Sabatello Broya. Tra le ultime volontà del de cujus ci fu una clausola che imponeva la costruzione di una cappella gentilizia. Intitolata a San Giacomo, divenne presto, nell’accezione popolare, la chiesa di San Giacomo dei Califano. I proprietari potevano accedere alle struttura passando direttamente dal salone del loro palazzo. La cappella era fornita di una balaustra che permetteva loro di partecipare alle funzioni religiose senza passare dalla strada.

I BROYA E I GUERRITORE Nella seconda metà dell’Ottocento Erica Broya, ultima erede della sua casata, sposò Andrea Guerritore. In seguito a quelle nozze, con la realizzazione della merlatura generale e della torre, il palazzo acquisì la forma che conserva ancora oggi. Inoltre, grazie al Regio Decreto del 26 maggio 1887, Andrea (nipote di Enrico), chiese e ottenne che la sua famiglia potesse aggiungere al proprio nome quello dei Broya, oramai estinti. Da qui la doppia denominazione di Guerritore-Broya. La nuova casata innalzò anche un nuovo stemma che derivò dalla fusione delle armi precedenti. Troncato e semipartito, nel primo e nel secondo settore riporta l’insegna Guerritore; nel terzo, colorato d’azzurro, è presente un’aquila bicipide di colore nero, accompagnata in punta da un braccio vestito di rosso, che tiene con la mano un libro aperto d’oro. Lo scudo è ancora oggi visibile sulla facciata meridionale della Torre.

Francesco Belsito

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