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“Il caffè della speranza” di Filippo Zenna

La presenza di Portelli in tribuna cancella l’ennesima mortificazione subita in campo

Aggiornato il 17 Febbraio 2026, 10:33

“Il caffè della speranza” di Filippo Zenna
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Un bagliore. Il primo ed unico dentro una stagione deprimente. L’arrivo di Portelli (che a quanto pare mi batte in caffè e sigarette), il giro di interviste, i sorrisi dispensati, l’abbraccio caloroso di quei pochi stoici tifosi ancora presenti al San Francesco. Una fiamma s’è riaccesa e va oltre, ben oltre il nome del possibile futuro proprietario della Nocerina. 

LA LUCE IN FONDO AL TUNNEL.
É l’idea ciò che nutre il sentimento popolare: la possibilità concreta che qualcosa possa smuoversi e che quel ciclo avviato quasi tre anni fa – tra squilli di tromba e promesse di cartone – stia finalmente arrivando al capolinea. Che si chiami Portelli importa fino ad un certo punto. Sono due i motivi di rinnovato entusiasmo: 1) l’addio di una società capace di trasformare l’amore in odio, le 5000 presenze col Trastevere in 500 gatti contro l’Anzio (nemmeno metà della quota abbonati). 2) La sicurezza che la Nocerina sia un bene prezioso, che fa gola a chi vive il calcio come un’impresa, a dispetto di quanto dichiarato prima di Natale da Stella e Comitino: “Mai ricevuto proposte”. Ed invece s’era interessato seriamente Aniello Pappacena, adesso c’è forte il pressing di Portelli (la situazione debitoria pare sia il tasto più delicato) ed in passato s’erano sicuramente affacciati imprenditori grossi, che adesso fan fortune ad un tiro di schioppo da Nocera. Segnale chiaro: quella rossonera non è una piazza qualunque dove investire e con un business plan di spessore i costi son seguiti da ricavi sussistenti (tra biglietteria e sponsor). 

INIZIA IL CONTDOWN.
Non resta quindi che sperare. Come si fa da ormai tredici lunghissimi anni. Ne abbiamo viste di tutti i colori, dando credito smisurato a chiunque abbia assunto le redini della Nocerina per poi vivere di poche gioie ed infinite bassezze. La fiducia se la merita anche Portelli, che nella sua terra ha vinto quattro campionati nazionali e non é di certo uno a cui i quartini mancano (basta una breve ricerca su Google per certificare che la J. Portelli Group vanta asset da circa 300milioni di euro). E poi l’imprenditore edile non è un novizio del pallone. Certo, Malta non è l’Italia, ma – in caso di closing – avrà sicuramente le risorse economiche e le capacità manageriali per tirar su una discreta struttura in un campionato che pur sempre dilettantistico resta. Poi per vincere servono tante componenti. Ma almeno al sottoscritto, prima ancora del successo interessano la programmazione e la serietà. Si può essere orgogliosi anche senza promozione (come nella passata stagione terminata tra gli applausi) e si può vivere un calcio sostenibile se fatto con professionalità e rispetto. Quel che succede in campo ormai merita una considerazione marginale fino al termine del campionato. Dopo due anni e mezzo di onorata presenza, ho deciso di starmene a casa piuttosto che assistere all’ennesima domenica di apatia in un Nocerina-Budoni più indigesto delle lasagne di Carnevale. Se perfino il tecnico Fabiano s’é vergognato dei suoi uomini, diventano superflue altre parole. Vanno solo conteggiate una ad una questa ultime dieci partite e fatti quei 5/6 punti per la matematica salvezza. In silenzio calcistico per quanto mi riguarda (commenterò solo vicende serie, non quelle di un pallone ormai sgonfio). Con la speranza poi di salutare tutti (tranne Kernezo possibilmente e magari Amodio, che non c’entra nulla coi disastri fatti). Salutarli dicevo. Per sempre. E ritrovare finalmente il bagliore che ci spetta. 

Filippo Zenna

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