Un caffè doppio, ristrettissimo. Per nascondere un po’ le “fosse” di una notte passata in bianco, a rotolarsi sui fianchi senza mai chiudere occhio. Troppa adrenalina in un colpo solo. Una comunità pallonara intera questa mattina viaggiava sonnolenta e felice, emozionata ed ancora stordita da quel viaggio sulle montagne russe che è stata Nocerina-Ischia. Una partita folle, isterica, così concentrata di eventi e di spunti da renderne complicata un’analisi lucida.
I DATI
Meglio dare i numeri allora prima di scivolare dentro le osservazioni, che possono essere condivisibili o meno. Seconda vittoria consecutiva in casa: il San Francesco ridiventa fortino dopo un anno in cui s’era travestito da teatro (o meglio teatrino) per le imprese avversarie. Sette punti su nove disponibili. Sette gol realizzati, di cui ben cinque dal fenomenale Federico Cardella, alla sua seconda doppietta consecutiva. Considerando pure l’impegno di coppa con la Sarnese (corazzata vera del girone G) le marcature salgono a nove, in piena linea dunque con una squadra dal timbro zemaniano, che offre divertimento ed ha come scopo quello di segnare un gol in più di chi ha di fronte. Non solo. Tre volte su quattro impegni ufficiali, la Nocerina è andata sotto nel punteggio con approcci svagati, ma ha sempre saputo trovare le risorse per rimettersi in carreggiata, conquistando due pareggi in trasferta (Sarno in coppa, Manfredonia in campionato) ed il successo contro gli isolani.
Poi il tasto dolente relativo ai gol incassati: cinque in campionato, sette considerando anche la coppa. Tanti, troppi se l’ambizione è quella di navigare stabilmente nelle prime posizioni. Inconcepibili, poi, se si vanno a scansionare uno per uno: due da palla inattiva, tutti gli altri a difesa schierata. Segnale inequivocabile che non si sbaglia di reparto, ma attraverso scelte sufficienti dei singoli. Qui farebbe bene ad intervenire il ds Lamazza, con l’avallo della società (e chissà che non lo stiano già facendo).
SIAMO COME UNA FAMIGLIA
Ma un merito enorme va riconosciuto a chi ha costruito l’organico rossonero perché ha saputo andare oltre le qualità tecniche ed ha puntato su atleti motivati, seri, disciplinati. Prima gli uomini e poi i calciatori: chi si faceva profeta di questa filosofia oggi dovrebbe prendere appunti. La Nocerina non sarà perfetta (chi lo è dopo appena dieci giorni di campionato?), ha dei limiti chiari e scollature pericolose, non ha ancora goduto di gente potenzialmente devastante (Bonnin ed Edera su tutti), ha perso altre pedine per strada (Scafetta soprattutto) e dà pure l’impressione di non essere omogenea nella condizione (c’è ancora chi arranca mentre i cosiddetti titolari viaggiano veloci). Fare previsioni, quindi, è del tutto inutile. Occorreranno almeno altre 7-8 partite perché il girone faccia emergere chi è forte davvero e perché si possa realmente capire dove la Nocerina può arrivare. In un punto, però, ha già fatto centro: nel cuore della gente. Cinquemila anime in un mercoledì sera per una partita di serie D non hanno altra spiegazione.
Il tifo – eccezion fatta per quei pochi tuttologi, che nell’intervallo con l’Ischia han preso di mira Zeman – s’è innamorato perdutamente di una squadra che corre, che si danna l’anima, che continua a spingere quando l’avversario non ne ha più, che lavora – citando il post-partita di Bertony Renelus – “come una famiglia”. Fuor di retorica, è ciò che davvero il campo lascia traspirare: una percezione che pure il più ostinato degli scettici inizia a sentire sottopelle.
PRESERVIAMO KAREL ZEMAN
Una matrice da molossi, timbrata col fuoco su questa Nocerina da Karel Zeman. Gli allenatori vanno valutati nel lungo periodo, ben oltre i risultati, che tra l’altro son più felici di quanto lo stesso tecnico rossonero probabilmente s’aspettasse. Karel è serio, intelligente, pacato e soprattutto preparato. Accetta le critiche e non si riconosce meriti particolari, neppure quando sono lampanti. La sua Nocerina ha dei codici ben precisi, lavora con le catene per poter liberare l’estro degli esterni d’attacco o la bocca di fuoco del bomber Cardella, assale con le mezz’ali, è compatta e cresce nella tenuta fisica. Prova a fare cose da grande squadra e quando non ci riesce – come contro l’Ischia – trova comunque le risorse mentali per venirne a capo. Anche pescando dalla panchina.
Il cruccio delle prime tre giornate, relativo ai cambi tardivi, è stato spazzato definitivamente via da Zeman nel derby con gli isolani. La partita l’ha ribaltata innanzitutto lui con gli ingressi nella ripresa di Romano, di Giannone e del fulmine Stefanelli, che s’è divorato la fascia destra pur essendo un mancino naturale. Se contro Ebolitana e Manfredonia il tecnico era stato parsimonioso con le sostituzioni un motivo c’èra. E dopo l’Ischia è apparso chiaro a tutti. Alcuni calciatori (vedi Maspero e La Monica a centrocampo o Di Nolfo, che col Manfredonia ha fatto maluccio e ieri è restato in panchina tutta la gara) sono ancora in fase di carburazione ed il loro impiego ha inevitabilmente fatto perdere smalto, metri e riferimenti, soprattutto al centrocampo.
Karel non è più soltanto il figlio di Zdenek, ma un allenatore vero. E va preservato perché ha creato una Nocerina con un’identità forte. Chissà se basterà per stare in alto, sempre più in alto. Ma la struttura c’è ed è solida. Tutti faranno probabilmente errori (spesso dimentichiamo che siamo in serie D), ma la Nocerina continuerà ad essere quella assatanata del secondo tempo di ieri, quella che non s’arrende mai, quella che entra nel cuore di tutti. Pure dei reticenti, che magari ieri hanno borbottato più del dovuto, ma poi han passato la notte in bianco come tutti. Ed al risveglio un caffè doppio, ristrettissimo per scacciar via – a malincuore – questo meraviglioso stordimento.
