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Il caffè del lunedì: Bisceglie-Nocerina secondo Filippo Zenna

Mancanza di lucidità e concentrazione alla base delle tre sberle in Puglia. Sono già iniziati i processi!

Aggiornato il 21 Settembre 2026, 16:45

Il caffè del lunedì: Bisceglie-Nocerina secondo Filippo Zenna
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Come un’anestesia totale. La trasferta di Bisceglie ha l’effetto di un oppiode: prima stordisce (in particolare Magalotti, scarsamente reattivo sui primi due gol pugliesi), poi lascia cadere in un sonno profondo, chiudendo i collegamenti tra i recettori muscolari e quelli del cervello.

La Nocerina si risveglia nel pullman che riporta a casa, con le ossa rotte ed una inquietudine diffusa. Perdere fa parte di qualunque percorso, ma perdere quasi senza partecipare apre voragini emotive inattese, che vanno ben oltre la tattica, la tecnica e la bontà del progetto. Se contro l’Ischia aveva sorpreso la ferocia agonistica nel rimontare una gara nata male, col Bisceglie ha fatto specie l’atteggiamento compassato, sufficiente, spocchioso. Come se il mercoledì da brividi avesse improvvisamente trasformato la Nocerina in una gruppo di fenomeni. 

ADATTARSI IN FRETTA
Al Ventura ci è andata coi tacchi la squadra di Zeman, manco dovesse sfilare. E ha tentato un fraseggio sterile, s’è intestardita a cercare l’uno contro uno sugli esterni (mai riuscito nè a Vitelli nè a Renelus) ed è caduta in maniera banale nella trappola di Pizzulli, che ha lavorato su un baricentro basso e sullo strozzamento del ritmo. Sarebbe probabilmente maturato il più brutto degli 0-0 senza quei due errori grossolani di Magalotti e di un reparto difensivo che non ha preso né l’uomo né la zona tanto cara a Zeman. Da lì in poi il buio: nessuna reazione nemmeno coi cinque cambi della ripresa ed il passaggio al 4-2-4. La Nocerina è una buona squadra, ma non una corazzata (di quelle che vincono pure giocando sottotono) e avversari così ne incontrerà ancora tanti, pronti a metterla sul fisico e pure su metodi medievali come quello dei palloni sgonfi nel secondo tempo. O ci si adatta, imparando pure a giocare sporco, oppure in trasferta soprattutto sarà sempre durissima. 

LUCIDITÀ 
Magari una sveglia così traumatica si rivelerà produttiva. Perché arriva subito e porta a scavare più a fondo per risolvere problemi che con le due vittorie in casa ed il pari di Manfredonia s’erano un po’ annacquati dietro una classifica bella. Subire otto gol in quattro partite farebbe riflettere pure una squadra che deve salvarsi. Subirli in quel modo lì è ancora peggio. Ben quattro da calcio piazzato o sviluppi di palla inattiva. Altri tre con squadra tutta schierata dietro la linea del pallone. Uno soltanto in contropiede: il 3-0 del Bisceglie. Parlare di fase difensiva malvagia e scaricare tutte le responsabilità su Zeman diventa quindi fuori luogo. Assai più plausibile è che si tratti di cali di concentrazione e di errori da matita rossa di una difesa che non ha ancora trovato equilibri ed interpreti stabili. 

BISCARDI CI FA UN BAFFO
Certo, nel mondo dei sogni un ritocchino non farebbe male: un leader totale nelle retrovie, un altro incursore di centrocampo e ,perché no, una valutazione più chiara sugli esterni d’attacco visto che Edera non è ancora entrato in gruppo e Di Nolfo è finito in naftalina dopo Manfredonia.

Ma tornare sul mercato significherebbe innanzitutto ingolfare una rosa che numericamente ha già due giocatori per ruolo (più i separati in casa Maiorano e Diop, che pesano sul bilancio), poi creare malumori nello spogliatoio ed in ultima analisi alzare l’asticella degli investimenti e delle aspettative. La nuova società, nata dalle ceneri di un disastro, non ha mai parlato di promozione, ma di progetto e di campionato soddisfacente. E fa bene quindi a proteggere le proprie scelte, dall’allenatore fino all’ultimo dei calciatori. Serve pure ad ovattare l’ambiente tecnico dalle sentenze che i tribunali social stanno già emanando, arrivando ad invocare l’esonero di Zeman ed interventi massicci sul mercato. Tutto per una sconfitta, la prima stagionale. Funziona così nelle piazze che vivono il calcio con un’emozione che nei momenti difficili si fa esasperazione. E quella non la sedi neppure con un’anestesia totale. 

Filippo Zenna

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