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Roberto Chiancone, una vita in rossonero

E’ una sera di fine dicembre, il freddo e l’orario suggeriscono posti caldi e comodi, ma Roberto Chiancone non riesce a resistere al richiamo di quella che è a tutti gli effetti la sua città d’adozione, la sua casa: Nocera e il San Francesco. I suoi anni da calciatore sono un ricordo indelebile nel cuore di tanti, lo sguardo di oggi è lo stesso di ieri, quello del leader. Si guarda intorno alla ricerca di vecchi punti di riferimento, accende l’immancabile sigaretta e poi comincia a raccontare, preciso e inarrestabile come lo era in campo.

 

Lei è arrivato alla Nocerina sul finire degli anni sessanta, prima nel settore giovanile e poi con l’esordio in prima squadra, a  meno di sedici anni (Nocerina multata per averlo fatto giocare), nel 69-70. Quali erano le sue aspettative umane e calcistiche circa la sua esperienza a Nocera?

 

In realtà sono arrivato a Nocera nel 66-67,avevo 13 anni e il responsabile del settore giovanile era l’avvocato Cuccurullo. La Nocerina mi prese dalla Libertas Pastena grazie alla segnalazione di Rosamilia, con il quale viaggiavo ogni giorno, e Luigi Muoio. Tornando alla sua domanda, non avevo particolari aspettative, a quella età volevo solo giocare a calcio, era la mia passione, la mia vita. A Nocera il calcio è diventato la mia professione.

 

Si ricorda la sua partita d’esordio? Come ha giocato e quali erano le sue emozioni quel giorno?

 

Era già un annetto che mi allenavo con la prima squadra e pian piano sono entrato a far parte stabilmente della rosa. Ho esordito ad Ischia, perdemmo 1-0. Ho un ricordo particolare di quella partita, feci un tunnel ad un avversario esperto che mi rifilò uno schiaffone per questa mia mancanza di rispetto. Era un calcio completamente diverso da quello attuale, per certi versi migliore, per altri peggiore. Dopo quella partita di Ischia non ho potuto continuare perché non avevo l’età per giocare in prima squadra.

 

Lei praticamente è arrivato alla Nocerina in contemporanea con l’ingresso in società di Antonio Orsini, quale è stato nel corso degli anni il suo rapporto con il Presidentissimo?

 

Lo sguardo si fa più attento, come se volesse pesare attentamente le parole, poi parla chiaro.

Io ho conosciuto diversi presidenti, Maiorino, Villani, Esposito, tutte persone ineccepibili, però, quando è morto Antonio Orsini io ho perso un amico. Era una persona alla mano, stava sempre con la squadra,fece della Nocerina una vera famiglia. Mi ricordo dei rinnovi dei contratti, il Presidente li faceva lui per tutti, come un vero padre di famiglia.

 

L’anno dopo,il 70-71, è caratterizzato da due avvenimenti, l’amichevole col Cagliari per la posa della prima pietra del San Francesco e la famosa grana degli stipendi che sul finire di quel campionato permette a molti giovani di mettersi in mostra definitivamente, tra questi giovani il migliore risultò Roberto Chiancone, cosa ricorda di questi due avvenimenti?

 

La gara col Cagliari fu un grande avvenimento, erano i campioni d’Italia. Quella partita e quel finale di stagione furono il viatico per me, per Rizzo, Scarpa, Esposito e Marchese per metterci in luce e cominciare la nostra carriera da professionisti. Raggiungemmo la salvezza facilmente, il nostro allenatore era Magi che ricopriva il doppio ruolo di giocatore/allenatore.

 

In quegli anni gioca nella Nocerina un altro recordman, il bomber Mattucci, che giocatore era?

 

Giancarlo era ed è una persona eccezionale, lui e la mezzala Germinari, che giocava in un ruolo simile al mio, mi diedero un sacco di consigli e mi aiutarono ad entrare nel calcio professionistico. Come calciatore Giancarlo Mattucci era un attaccante di razza, con un tiro forte e preciso e con una velocità impressionante.

 

Nel 71-72 la squadra parte bene, ma poi le sconfitte con Cavese e Juve Stabia ne ridimensionano le ambizioni, alla fine il sogno promozione si fermerà contro la Pro Salerno, cosa non ha funzionato quell’anno? C’era rivalità con la seconda squadra di Salerno? Lei da salernitano come ha vissuto le tante sfide contro gli odiati cugini granata che ha vissuto nel corso della sua carriera in rossonero?

 

Mi aggiunsi in ritardo alla squadra, c’era un allenatore abbastanza giovane, Gianni di Marzio, che poi avrebbe fatto una grande carriera. Le sue idee erano decisamente innovative per il calcio dell’epoca. Avremmo potuto vincere il campionato, forse ci è mancata un po’ di maturità, il mister come battuta diceva sempre che lui quel campionato non lo aveva voluto vincere perché era il futuro allenatore della Juve Stabia. La realtà era che le vespe avevano qualcosa più di noi. Non c’era una particolare rivalità con la Pro Salerno, ma era un squadra molto competitiva in quel periodo ed è stata spesso una nostra temibile avversaria. Con la Salernitana era diverso, c’era una forte rivalità calcistica, l’ho sempre vissuta con tranquillità e serenità, io facevo il calciatore, mi divertivo a giocare e a vincere.

 

Quell’anno la Nocerina è allenata da Di Marzio, successivamente lei ha avuto altri grandi allenatori come Bruno Giorgi e tanti altri. Ora lei è un allenatore, che ricordi ha di questi personaggi così importanti e quali sono gli allenatori che hanno lasciato più il segno nella sua formazione da calciatore prima e da allenatore poi?

 

Ho cercato di apprendere qualcosa da tutti gli allenatori che ho avuto, da Di Marzio ho preso l’importanza della preparazione fisica, Santin mi ha aiutato a capire come gestire al meglio il rapporto tra giocatori ed allenatore, entrambi mi hanno fatto capire come tenere unito lo spogliatoio. A livello tattico quelli più importanti sono stati Santin, Pasinato e Giorgi, grandi lavoratori che non mollavano mai. C’è un altro allenatore che voglio menzionare è Vergazzola, pure lui è stato importante per la mia formazione da calciatore prima e da allenatore poi.

 

L’anno dopo la Nocerina parte con i favori del pronostico, in una squadra di giocatori importanti per la categoria spiccano il Professore Portelli e Bicicletta Devastato, ci vuole parlare di questi due giocatori?

 

Portelli era il professore per la sua tecnica in campo e per la sua capacità di gestire la gara ed assumersi la responsabilità del gioco. Un uomo di grande carisma che con Maddè e Corni formava un terzetto in grado di superare qualsiasi avversità calcistica, non perdevano mai la calma e ci trasmettevano fiducia e convinzione nelle nostre possibilità. Devastato lo chiamavamo bicicletta perché era velocissimo, praticamente imprendibile, se eravamo in difficoltà bastava lanciargli la palla lunga e lui in qualche modo riusciva a farci respirare un po’. Ora fa l’osservatore per alcune società  di serie B. Di quella squadra ricordo soprattutto la compattezza del gruppo, tutta gente che faceva bene il proprio lavoro.

 

La Nocerina veniva da vent’anni di serie D che atmosfera si respirava in città durante quel campionato? E più in generale qual è stato il suo rapporto con la tifoseria rossonera durante la sua carriera da calciatore prima e da allenatore poi?

 

La possibilità di vincere il campionato la si respirava nell’aria, eravamo tutti ottimisti, era un evento atteso vent’anni. Con i tifosi ho avuto sempre un rapporto di amore ed odio, una cosa inevitabile quando uno rimane per tanti anni nella stessa squadra. La gente di Nocera mi conosceva talmente bene che quando toccavo palla tutti sapevano già cosa stavo per fare, si aspettavano sempre tanto da me e pensavano che non potessi mai sbagliare. Come allenatore ho avuto due esperienze. Soprattutto nel secondo caso ho sposato un progetto molto giovane, che però ha dato i suoi frutti, quell’anno la Nocerina incassò un premio di valorizzazione di trecentomila Euro.

 

Le due gare che sanciscono la promozione, neanche a farlo apposta, sono i due derby fuori casa con Pro Salerno e Paganese, due partite epiche, ce le vuole raccontare? Le cronache dell’epoca riportano presenze nell’ordine di due o tremila persone sia a Salerno che a Pagani, con tanto di viaggio a piedi, c’era veramente tutta questa gente a seguirvi?

 

C’era una marea di gente. Mi ricordo bene la partita con la Pro Salerno, loro giocarono benissimo ma il nostro portiere, Leopoldo Grimaldi, parò tutto e anche di più. Gli do il pieno merito di quel pareggio, fu una vera battaglia. A Pagani vincemmo con una doppietta di Devastato che non lasciò scampo agli azzurro stellati, si giocava sul vecchio campo della Paganese.

 

Più in generale dei tanti derby che ha giocato in maglia Rossonera quali si ricorda meglio e perché?

 

Ho giocato tanti derby in serie C1, ma quelli che mi ricordo meglio sono proprio questi due con Pro Salerno e Paganese perché ci permisero di vincere il campionato, la mia prima vittoria non potrei mai dimenticarla. I nostri avversari giocarono la partita della vita e della morte, ma eravamo troppo forti e determinati e non riuscirono a fermarci.

 

Il 73-74 è stato l’unico anno lontano da Nocera, cosa non ha funzionato a Catania?

 

In realtà non c’è stato nulla di storto, giocai a Nocera fino all’inizio di Novembre. Feci cinque presenze con De Petrillo allenatore, giocavamo a Scafati. Giocai bene, eravamo una squadra molto forte, a Novembre fui mandato a Catania. L’allenatore era il fratello di Mazzetti e nonostante giocassi con la primavera mi convocatorono per due partite con Atalanta e Palermo. Ero considerato il giovane più promettente della primavera. A Catania ho avuto l’opportunità di giocare con Fogli, un calciatore di livello altissimo.

 

Torna a Nocera l’anno dopo, con una piazza che dopo il brillante campionato 73-74 si aspettava grandi cose ed invece arrivò una stentata salvezza all’ultima giornata con la vittoria contro il Messina per 4-1 che anno è stato?

 

A Catania ero stato fermo tre o quattro mesi, avevo una gran voglia di Giocare, firmai addirittura il contratto in bianco pur di ritornare in campo. La società veniva gestita da Maiorino che mi propose questo contratto “particolare” perché a suo dire non potevano rischiare su un giocatore che non sapevano come giocasse. A pensarci ora era una cosa assurda, ma al tempo volevo giocare e non mi interessava molto di queste cose.

 

Dopo un’annata abbastanza anonima,il campionato 75-76, si riparte per la stagione 76-77 ed a Nocera arriva un altro pezzo di storia rossonera, Stanislao Bozzi. Ancora oggi se si chiede ai tifosi la migliore Nocerina di sempre molti al 9 e al 10 dicono Bozzi Chiancone, ci racconta un po’ il vostro modo di giocare in campo e come mai questa accoppiata ha portato tante fortune alla causa rossonera?

 

All’epoca non c’erano molti schemi, io e Bozzi sapevamo giocare e stare in campo, la gente si ricorda di noi perché io mettevo il pallone e Bozzi segnava. Non ci spiegavano i tagli, gli smarcamenti e tante altre cose, Stanislao si sapeva smarcare e io sapevo passargli bene la palla, tutto qui.

 

Passiamo al campionato 77-78, Nel precampionato, in ritiro, lei che era un giocatore di una certa esperienza si accorse che quella squadra poteva fare qualcosa di speciale?

 

All’inizio non avevamo la percezione di questa possibilità di successo, sapevamo di essere una buona squadra ed il nostro obiettivo era centrare la promozione in C1. Per farlo bisognava entrare nei primi undici. Si creò da subito un ottimo spogliatoio, un buon ambiente, a distanza di trent’anni ci sentiamo spesso e qualche volta riusciamo pure a vederci, è una cosa rara nel mondo del calcio. Mister Giorgi era animato da un fortissimo spirito di rivalsa, portò a Nocera Garlini e Calcagni, ci massacrava durante gli allenamenti. Bruno Giorgi era uno che non voleva mai perdere, nemmeno nelle partitelle d’allenamento, quando lo capimmo cominciammo a farlo vincere di proposito altrimenti saremmo tornati a casa a notte inoltrata. A Gennaio, negli spogliatoi, il mister ci radunò e ci chiese di provare a vincere il campionato visto che eravamo già tra le undici qualificate alla C1. Se mi chiedi perché vincemmo allora la risposta è semplice, eravamo una squadra piccola ma tostissima e con gente di qualità e carattere in mezzo al campo, ed avemmo il vantaggio di non subire le pressioni di Catania, Benevento e Salernitana che dovevano per forza vincere e trovarono la Nocerina sulla loro strada.

 

Cosa ricorda in particolare di quell’anno, ci dica due momenti, del campionato prima dello spareggio, che le sono rimasti impressi più degli altri?

 

Non riesco ad elencare due soli momenti, mi ricordo ogni giorno di quell’anno incredibile, fu un campionato di emozioni una dopo l’altra, indimenticabile.

 

Durante i giorni precedenti allo spareggio che aria si respirava nello spogliatoio, avevate questa sensazione della lotta tra Davide e Golia? Temevate il ripetersi della gara interna col Catania?

 

Nel finale di stagione eravamo troppo determinati, ci abbiamo creduto sempre di poterlo vincere quel campionato, eravamo troppo duri anche per il Catania. Prima della partita scherzavamo, c’era stato un altro spareggio, mi sembra del Sorrento, ed aveva segnato un giocatore che fino a quel momento non era mai andato in rete. Scherzando prendevamo in giro Spada, che non aveva mai segnato, dicendogli che con il suo goal saremmo andati in serie B,e così fu. Ho il rigore di Bozzi davanti agli occhi, il suo tiro fu talmente forte e preciso che si incastro dietro la rete coperto dal palo, Calcagni che era coperto non si accorse che la palla era entrata in rete ed esultò in ritardo rispetto a tutti gli altri. Sono cose che solo chi era in campo può sapere, sono questi i ricordi più belli, non tanto i goal, quanto queste piccole cose che solo noi undici abbiamo condiviso.

 

C’è un momento in campo, durante lo spareggio col Catania, durante il quale si è detto, “è fatta siamo in serie B”?

 

Ho avuto la netta percezione della nostra vittoria quando, eravamo già sul 2-1, il loro portiere fece una grande parata su un mio tiro. Io ed i miei compagni eravamo incazzati e pronti a ripartire e quelli del Catania non ne avevano più. La preparazione di Mister Giorgi aveva dato i suoi frutti, non ci fermammo un attimo, continuammo a creare anche dopo il vantaggio e non corremmo praticamente nessun rischio.

 

Cosa è mancato a quella squadra per rimanere in B,era impossibile o qualcosa si poteva tentare?

 

Secondo me fu sottovalutato il pubblico di Nocera, la squadra fu allestita con pochi mezzi ed invece la gente rispose alla Grande. Ogni domenica c’erano 15-16.000 spettatori, un pubblico che faceva la differenza, purtroppo in campo ci siamo trovati con gente di seconda fascia ed il risultato è stato quello che tutti conosciamo. E’ mancata un po’ di esperienza sia dentro che fuori dal terreno di gioco, ma nonostante tutto se fosse rimasto Mister Giorgi avremmo potuto fare qualcosa in più.

 

Come venivate trattati in giro per l’Italia? Cosa si diceva allora della Nocerina a livello nazionale?

 

C’era un po’ di sfottò a sfondo razzistico, ci chiamavano alluvionati o colerosi, ce ne dicevano di tutti i colori, ma sapevamo che era qualcosa per farci perdere la calma e non ci siamo mai cascati.

 

Come mai,secondo lei,la serie B è rimasta un’eccezione nella storia della Nocerina che pure è una delle società con più presenze in serie C di tutta Italia?

 

E’ rimasta un’eccezione perché è difficile progettare a lungo termine, qui a Nocera c’è sempre la mania di cominciare tutto da capo. E ogni anno ripartivamo con l’handicap di amalgamare la squadra da zero.

 

E’ di quell’anno un altro dei grandi momenti della storia della Nocerina, il primo incontro con la Juventus campione d’Italia, cosa ricorda di quella sera?

 

Giocammo alla grande per 20-30 minuti, passammo in vantaggio, poi la Juve si mise a giocare e per noi ci fu poco da fare, 3-1 e arrivederci e grazie. Fu una bellissima esperienza, tutto l’ambiente e i calciatori della Juventus ci accolsero in maniera eccezionale, con cortesia e rispetto. Una cosa a cui non eravamo per niente abituati.

 

Il confrontarsi con la serie B e con la Juventus senza sfigurare le ha fatto nascere qualche rimpianto per la sua carriera da calciatore?

 

Non ho grossi rimpianti, forse più quelli che mi stavano attorno erano dispiaciuti. Ho avuto una buona opportunità nei primi anni alla Nocerina, mi voleva la Juventus che offriva 5 milioni, ma la Nocerina ne chiese 10 e non si arrivò a nessun accordo, i miei procuratori erano Tascone e Romagnoli. Magari col marchio Juve avrei avuto un’altra carriera, chi lo sa. Quando vincemmo la C ebbi offerte da Atalanta e Monza, ma serie B per serie B preferii giocare a Nocera, non lo so se è stato un errore, ma è stata la decisione che ho preso.

 

Il 79-80 e l’80-81 sono due annate anonime per la Nocerina, nelle quali spiccano solo le sue prestazioni, in particolare quella con la Salernitana ed il suo ultimo goal a San Benedetto del Tronto l’anno dopo, ci vuole raccontare le emozioni legate a questi due eventi?

 

E chi se li dimentica! Contro la Salernitana feci un gran goal, forse non voluto al 100%, ma con quella vittoria per 2-1 ci salvammo. A casa ho ancora il pallone di quella gara, è consumato, ma ogni tanto vado a guardarmelo e mi ricordo di quella partita. Con la Samb invece fu un’azione voluta e cercata, mi passarono la palla, la stoppai e con un solo movimento feci tunnel al loro libero, mi presentai davanti a Zenga e gli feci lo scavino a scavalcare, che gran goal!

 

Alla fine dell’annata 80-81 si conclude la storia di Chiancone calciatore con la Nocerina, come mai non ha chiuso la carriera in rossonero e cose ricorda del suo primo ritorno al San Francesco con colori diversi dal rosso e dal nero?

 

Ormai avevo 28 anni, volevo quantificare la mia carriera da calciatore, così chiesi di andare via per migliorare il trattamento economico, ci furono varie offerte e quella che pagò meglio fu la Salernitana.

 

Si ferma, come a ripercorrere il tunnel che dagli spogliatoi porta al San Francesco, e poi tutto d’un fiato snocciola …

 

Tortora Tortorici Marchi Di Giaimo Barrella Sassarini Magnini Petrella Quadri Bocchinu Galli, questa era la formazione della Nocerina la prima volta che sono tornato al San Francesco, perdemmo 1-0, ma vincemmo al ritorno per 4-1. Contro la Nocerina ho segnato anche un goal, ma in Coppa Italia.

 

Lei ha avuto due esperienze da allenatore della Nocerina, la prima in C1, una squadra solidissima in difesa ma con grandi problemi a fare goal, quell’anno è stato caratterizzato dal suo avvicendarsi in panchina con Bruno Giordano, dovuto, forse, più al suo rapporto con Francesco Maglione che ad una effettiva necessità tecnica, cosa ricorda di quell’annata?

 

Ricordo che partimmo con un programma di valorizzazione dei giovani, poi strada facendo nonostante stessimo rispettando la tabella di marcia mi esonerarono,arrivò Giordano con nuovi calciatori, poi dopo undici partite la proprietà mi richiamò, ci salvammo tranquillamente e forse se avessimo vinto le ultime tre partite con Ascoli, Crotone e Palermo si poteva arrivare ai Play Off.

 

La seconda esperienza, questa volta in C2, invece è ricordata per una squadra che giocava un bel calcio ma che aveva una difesa molto debole che costò alla Nocerina un sacco di punti, particolarmente nei minuti finali delle gare, nonostante i mille problemi la squadra si salvò meritatamente anche se solo nelle aule dei tribunali, io ricordo in particolare l’ultima partita decisa da degli errori incredibili del giovane difensore Di Martino, conclusasi poi con una contestazione nei suoi confronti, cosa ricorda di quell’annata?

 

Il programma di quell’anno era valorizzare i giovani presenti in organico, feci giocare molti ventenni e diciottenni. Sapevamo che ci saremmo salvati, e lo sapevamo una settimana prima, furono solo tempi tecnici. Sapevo già di non rischiare nulla e schierai una formazione un po’ più offensiva e aperta del solito. Se non fosse stato così l’Igea Virtus non avrebbe mai vinto a Nocera. Quando si fa parte del mondo del calcio, sia come calciatore che come allenatore la contestazione fa parte del gioco, ma essere insultato sul piano personale è una cosa che non ho accettato.

 

Lei come addetto ai lavori ha sicuramente avuto l’opportunità di seguire da vicino la storia della Nocerina, c’è una squadra della Nocerina nella quale le sarebbe piaciuto giocare, una squadra che con lei in campo avrebbe potuto ottenere dei risultati migliori?

 

Avrei voluto giocare nella Nocerina di Simonelli che ha sfiorato la B perdendo lo spareggio con la Ternana ad Ancona. Penso che con quella squadra avrei potuto vincere un altro campionato di serie C.

 

A parte lei, quali sono i calciatori che meritano di essere ricordati più degli altri nel corso della storia della Nocerina?

 

Sono tanti, io credo che Rosamilia, Mattucci,Valle, Corni, i ragazzi della vittoria della serie C, Brombara, Germinari, Scrignar, Devastato e Portelli meritino di essere ricordati, ma potrei continuare con l’elenco per una buona mezzora.

 

Parlando di allenatori, massaggiatori, magazzinieri, dirigenti e presidenti, ci faccia qualche nome che lei ritiene più legato alle sorti della Nocerina?

 

Di Marzio per le innovazioni, Santin e Giorgi per il lavoro, De Petrillo per la bravura. Il Marchese Villani, Gerardo Esposito, Orsini, La Manna, il professore Califano, Bon Bon e Giovanni Oliva. Ma anche qui la lista è incompleta per forza di cose.

 

Lei è detentore di un record che difficilmente verrà battuto, quindi la storia della Nocerina è indissolubilmente legata alla sua, alla fine di questa lunga chiacchierata, quando sente parlare della Nocerina o di Nocera quali sono le prime cose che le arrivano alla mente?

 

Questi colori e questa gente meritano di più, per il passato e per la terra che rappresentano. Spero che possano ritornare i tempi di quando io ero calciatore, qualche altro campionato di serie B ci vorrebbe proprio, è passato troppo tempo.

 

Lei è il personaggio più rappresentativo della storia della Nocerina, quali sono i suoi auguri a questa vecchia e gagliarda signora che si appresta a compiere 100 anni?

 

Mi auguro di rivedere il San Francesco ricolmo di tifosi rossoneri, 16.000 spettatori che incitano la squadra, vorrebbe dire che la Nocerina è tornata dove merita di stare. Le auguro di riuscirci quanto prima.

La chiacchierata finisce, Roberto Chiancone scappa inseguito dal fumo della sua sigaretta, lo aspetta il campo, lo aspettano i tifosi, giovani e meno giovani, accorsi ancora una volta ad applaudire la bandiera della Nocerina.


Fabio Pagano, ForzaNocerina.it

 

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