UNA STORIA FA, quando il risultato arrivò su ali di piccione

UNA STORIA FA, quando il risultato arrivò su ali di piccione

Oggi Oradea è una città della Romania, ma nel 1898 si chiamava Nagyvarad e faceva parte dell’Ungheria. Il 13 maggio proprio del 1898 vi nacque Egri Erbstein. La storia di questo grande allenatore è nota. È nota la storia delle persecuzioni che la sua famiglia, di lontane origini ebraiche, subì a causa delle leggi razziali. È noto che Egri accompagnò il Grande Torino quando, il 4 maggio 1949, quella squadra passò dalla storia alla leggenda.
Una settimana fa, ForzaNocerina.it, in ossequio alla “Giornata della memoria” ha riproposto ai suoi lettori l’intervista che due anni fa Susanna Egri ha rilasciato alla nostra redazione. Così, abbiamo conosciuto l’uomo. Ora, conosceremo l’allenatore. Quel mister che, per la prima volta, fece conoscere a mezza Italia di che pasta sarebbero stati i molossi.

Nel 1926 fu istituita la Serie A a girone unico. Ne conseguirono una serie di riforme che, nel giro di pochissimi anni, ridisegnarono la mappa del calcio in Italia. Fatto sta che, all’alba della stagione 1929-1930, la Nocerina si ritrovò a disputare il campionato di Prima Divisione, praticamente, la Serie C dell’epoca.
Si trattava di un campionato di tutto rispetto. La piccola Nocera Inferiore era chiamata a sfidare realtà come Terni, Cagliari, Lanciano, Taranto, Messina, Palermo… in un campionato che si estendeva da Siracusa a Macerata.
Per evitare di fare brutte figure, il presidente Buonocore volle fare le cose in grande. Si era appena liberato dal Bari un giovanissimo e promettente tecnico ungherese…

Egri non aveva avuto una carriera calcistica brillante. Aveva giocato nel Bak Budapest, nell’Olympia Fiume, nel Vicenza e aveva appeso le scarpette al chiodo appena trentenne, dopo essere stato chiamato a giocare nei Brooklyn Wanderers di New York. Ma in Puglia si era contraddistinto come tecnico e la società rossonera decise di scommettere su di lui.

Trovato l’allenatore, bisognava allestire la squadra. I dirigenti Guarna e Belsito presentano al mister un certo numero di ragazzi provenienti dalla Venezia Giulia. Tornano a casa tutti, tranne il fortissimo mediano Raktel. Successivamente, dal Taranto arrivò Friuli mentre furono confermati in difesa Ceresoli e Rescigno. Ma serviva un attaccante, anche perché il modulo a “W” del trainer era molto offensivo. Così la dirigenza arriva a spendere addirittura 10.000 lire per assicurarsi il novarese Mortarini (con uno stipendio di 1.200 lire al mese).
Insomma, fu allestita una squadra all’altezza del girone che si andava ad affrontare.
I molossi partono bene, battendo il Gargallo in casa e, nella giornata successiva, s’imposero a Taranto, tuttavia quella vittoria venne revocata a tavolino.
Alla sesta giornata di campionato, al Piazza d’Armi arrivò il Palermo. Fu l’occasione per inaugurare la nuova tribuna di legno. Sul campo la gara terminò 1-1 ma, a causa di un tentativo di invasione di campo, i rosanero ottennero la vittoria a tavolino. Il colpo fu duro. Arrivano due trasferte e due sconfitte consecutive. La dirigenza fu costretta a rinforzare la rosa. I nuovi acquisti diedero fiducia alla squadra che riparte alla grande con le vittorie vittorie sullo Stabia (in casa) e a Foligno e Terni (in trasferta). La vittoria casalinga col Cagliari fece da preludio al derby con la Salernitana.

Nonostante l’ingresso unico (col biglietto d’ingresso fissato a 10 lire) il campo di Salerno era stato diviso in due parti per separare le tifoserie. La gara si mise bene per i padroni di casa, che andarono in vantaggio. Li raggiunse Colombetti. I granata andarono avanti di nuovo, ma Bertagna non ci stette e arrivò il nuovo pareggio. Nella ripresa, un brutto fallo di un calciatore salernitano costrinse la Nocerina a rimanere in 10. Dovette uscire proprio il mediano Raktel (per lui, frattura della tibia e campionato finito). Seppure in inferiorità numerica, i rossoneri non si arresero e, in una mischia nel finale, Accarino raccolse i frutti di tanto ardore siglando il gol della vittoria.
L’entusiasmo dei tifosi molossi fu incontenibile. I salernitani non la presero bene e in tribuna scoppiò una rissa. Dovette intervenire il console Renato Gambrosier, presidente onorario della Salernitana, per sedare gli animi. Dopo la gara, con un gesto davvero signorile, lo stesso console si recò in ospedale per sincerarsi delle condizioni “del giocatore ferito e portargli al bella notizia della meritata vittoria.”
Al termine della gara i tifosi nocerini giunti nel capoluogo liberarono dei piccioni viaggiatori perché comunicassero, a chi era rimasto in città, il risultato della gara.

Perdere Raktel fu un duro colpo per il centrocampo della squadra. Nella prima gara del girone di ritorno i rossoneri vennero sconfitti a Siracusa, dal Gargallo. Ma arrivano tre vittorie contro Taranto, Acquavivese e Lanciano. Alla vigilia della gara contro la capolista Palermo, i molossi accarezzano le primissime posizioni della classifica. Purtroppo, la squadra tornò dalla Sicilia con un sonoro 5-0, una sconfitta che determinò il proverbiale addio ai sogni di gloria.
Il campionato si chiuse con un onorevole quarto posto e con la vittoria sulla Salernitana.

Risultati a parte, l’annata 1929-1930 fu indimenticabile per i tifosi rossoneri di quasi un secolo fa. Durante l’anno, la città ebbe anche l’onore di assaporare il gusto del calcio internazionale, grazie alle amichevoli contro i marinai della flotta inglese (sconfitti nel 1930) e, probabilmente per intercessione del trainer, contro la Nazionale Universitaria ungherese.
Alla fine della stagione, quel giovanissimo e brillante tecnico di nome Erbstein lasciò Nocera per andare a fare grande la Lucchese.

A Nocera una via accanto allo stadio è dedicata a quell’uomo che, per la follia di un esaltato, fu perseguitato a causa delle origini. Come se nascere qui o lì sia una colpa da condannare. Fortunatamente noi tifosi rossoneri, grazie a Ernest Erbstein, abbiamo una grande storia da raccontare.

Francesco Belsito, ForzaNocerina.it