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Riccardo Caruso, l’architetto della B

Riccardo Caruso ha militato in due occasioni nella Nocerina, la prima nel 1973-74 e la seconda nel 1977-78. Centrocampista dai grandi mezzi tecnici e dal cervello fino ha fatto girare come un orologio la compagine rossonera, fino a portarla in Serie B al termine di una stagione entusiasmante per lui e per tutta la squadra.

Arrivo all’appuntamento con un po’ di ritardo, fuori diluvia, mi guardo intorno ma senza il baffo che ne ha fatto un’icona della storia nocerina non lo riconosco, per fortuna è lui, in anticipo come sempre, ad avvicinarsi. E’ l’inizio di una serata piacevole all’insegna dell’amore per il calcio e per la Nocerina.

 

Lei è arrivato a Nocera nel 1973, quali erano le sue aspettative? Cosa si aspettava da Nocera dal punto di vista calcistico e da quello umano?

 

Il mio arrivo fu un caso, venivo dal Catania dove avevo esordito in serie B, giocando con gente che di lì a poco sarebbe arrivata in nazionale come Fogli. Purtroppo l’allenatore Di Bella preferiva far giocare gente più esperta, mi disse che ero giovane e dovevo aspettare. Appena seppi della sua riconferma chiesi di essere ceduto. A Nocera nessuno sapeva chi fossi, ero uno sconosciuto. Ma avevo una grande voglia di rivincita, volevo tornare in categoria superiore il prima possibile. Grazie a questa rabbia interiore riuscii a sopportare un anno di sacrifici, perché mi allenavo alla compagnia atleti di Roma e scendevo il venerdì a Nocera per la rifinitura e per la partita della domenica. Disputai un grande campionato, ero costantemente nei primi tre posti della classifica di rendimento dei centrocampisti della serie C. Alla fine dell’anno la Nocerina mi cedette ricavando 50 Milioni, un vero affare dal punto di vista economico.

 

La Nocerina del 1973-74 sembra  la fotografia esatta di quella che è la storia della Nocerina, squadra che parte senza grosse ambizioni che pian piano lottando con grinta e carattere riesce ad arrivare a risultati insperati, cosa ricorda di quella squadra e come si spiega questa analogia con gran parte della storia della Nocerina? Forse a Nocera si opera meglio lontano dai riflettori e dai pronostici favorevoli?

 

La squadra fu allestita bene, i vecchi ed i nuovi si integrarono alla perfezione. Portelli, Devastato, Fiorini, Io, Gobbi, Cremaschi e Marcucci che pur venendo dalla serie B non riusciva a trovare posto in squadra. Me lo ricordo bene perché a Pescara, dopo 5-6 partite che non giocava, tra il primo ed il secondo tempo stava per andare via. De Petrillo lo fermò e dopo che si furono chiariti, il buon Marcucci divenne titolare inamovibile. Con qualche innesto al momento giusto ed un po’ di esperienza in più avremmo vinto sicuramente il campionato.

 

La Nocerina del 73-74 ricorda molto da vicino quella di più di vent’anni dopo, la Nocerina in C1 di Gigi Del Neri che arriva ad un passo dalla serie B nonostante fosse una neopromossa, è possibile un parallelo tra queste due formazioni?

 

I ritmi di allora erano diversi, ma  noi avevamo gente come Portelli di grande personalità. Ecco la personalità è il punto di unione tra la nostra squadra e quella di Del Neri.

 

A fine anno lei non rimane a Nocera, scelta sua o della società?

 

Come ho già detto, mi hanno ceduto al Benevento ricevendo un grande ritorno economico.

 

Dopo tre anni trascorsi tra salvezze all’ultimo respiro e campionati deludenti la Nocerina si appresta a partecipare al campionato di serie C 77-78 e Riccardo Caruso ritorna a vestire la maglia rossonera, cosa la riportò a Nocera?

 

Fu Giorgi a riportarmi a Nocera, durante il ritiro di Serino si accorse che a centrocampo mancava un organizzatore di gioco, un uomo di esperienza e ne fece espressa richiesta alla società.  Il DS Corni decise di richiamarmi a Nocera perché conoscevo l’ambiente. Io ero a Trapani, ed il presidente Orsini mi chiese di trattare personalmente la mia cessione per far si che la Nocerina non andasse incontro ad un grosso esborso economico, con 10-11 milioni la Nocerina mi riportò a Nocera. Eravamo 13-14 giocatori più dei ragazzini di buone speranze come Barrella, Manzi e Pecoraro. Giorgi prediligeva i giocatori tecnici. Quella squadra è andata alla grande anche grazie ad un centrocampo perfettamente organizzato, noi riuscivamo subito a sistemarci ed ognuno aveva i suoi compiti, ed eravamo tutti al servizio dell’imprevedibilità di Garlini e della forza di Bozzi.

 

Nel precampionato, in ritiro, lei che era un giocatore di una certa esperienza si accorse che quella squadra poteva fare qualcosa di speciale? Cosa aveva quella squadra che invece era mancato alla formazione del 73-74?

 

Quella squadra era molto più rapida nelle azioni dalla trequarti in su, avevamo degli uomini più risolutivi davanti, eravamo imprevedibili e facevamo goal con grande facilità. In difesa eravamo granitici, Calcagni era un vero e proprio muro, infatti subimmo solo 13 goal, risultando la migliore difesa del campionato. Si intuiva subito che saremmo stati speciali.

 

Cosa ricorda in particolare di quell’anno, ci dica due momenti, del campionato prima dello spareggio, che le sono rimasti impressi più degli altri?

 

A Gennaio noi eravamo a pochi punti dalla prima ed il presidente veniva negli spogliatoi dicendoci che ci dovevamo salvare, e c’era Grava che invece gli diceva “presidè deve cacciare gli sgei, che noi siamo tra i primi e lei ha ancora i premi salvezza, presidè vinciamo il campionato”. Un altro punto importante fu la partita in casa col Catania, in quella partita lì ci siamo resi conto che potevamo vincere il campionato, perché li strapazzammo, io dissi ai giornali siciliani “visto il Catania noi vinciamo il campionato”.

 

Durante i giorni precedenti allo spareggio che aria si respirava nello spogliatoio, avevate questa sensazione della lotta tra Davide e Golia? Temevate il ripetersi della gara interna col Catania?

 

Avevamo un po’ di timore, vista la differenza di importanza politica tra Catania e Nocerina, temevamo che una squadra così importante avesse delle spinte eccessive. Infatti quando avemmo il rigore allo spareggio noi andammo a protestare con l’arbitro perché la palla era dentro e invece l’arbitro ci assegnò il rigore.

 

C’è un momento in campo, durante lo spareggio col Catania, durante il quale si è detto, “è fatta siamo in serie B”?

 

Lo sguardo si distacca e la mente va indietro fino a quella partita, sembra che la stia giocando di nuovo passaggio dopo passaggio, azione dopo azione, sono emozioni che solo chi ha provato può descrivere.

E’ stato quando abbiamo subito il goal di Bortot dopo sei minuti. Quel goal ci ha sbloccato, la nostra partita è iniziata in quel momento, l’abbiamo condotta in lungo ed in largo, dominandola dal punto di vista tecnico e fisico. Abbiamo attaccato per tutta la partita meritando la promozione. Il goal ci ha stimolati al massimo.


Dopo la sua carriera da calciatore lei si è stabilito a Nocera ed ha avuto l’opportunità di seguire da vicino la storia della Nocerina, c’è una squadra della Nocerina nella quale le sarebbe piaciuto giocare, una squadra che con lei in campo avrebbe potuto ottenere dei risultati migliori?

 

Mi sarebbe piaciuto giocare nella Nocerina di Del Neri, quella squadra si chiudeva benissimo dietro ed affidava le ripartenze a giocatori molto tecnici,ecco, io in quella squadra mi sarei trovato benissimo.

 

A parte lei, quali sono i calciatori che meritano di essere ricordati più degli altri nel corso della storia della Nocerina?

 

Io ho sempre ammirato Mambrin,giocava magari venti minuti a partita, ma in quei pochi minuti era capace di ribaltare la gara come un guanto, un giocatore grandissimo. La squadra nostra, quella della promozione in B, dovrebbe essere ricordata in toto, perché è il vero caso di collettivo perfetto, lottavamo tutti per un unico obiettivo. E poi voglio nominare Lorenzo Battaglia, un giocatore fantastico, mi ha fatto arrabbiare moltissimo in tante occasioni ma era una delizia per il calcio. Anche Roccotelli me lo ricordo molto bene, grandissimo giocatore, tra i difensori voglio nominare Sassarini, un difensore alla Scirea molto forte. Del mio primo gruppo a Nocera voglio ricordare Cremaschi, un vero trascinatore.

 

Parlando di allenatori, massaggiatori, magazzinieri, dirigenti e presidenti, ci faccia qualche nome che lei ritiene più legato alle sorti della Nocerina?

 

Mi ricordo il famoso Bon Bon il massaggiatore, era un vero collante per il nostro spogliatoio, ci dava entusiasmo.  Giovanni Oliva, è cresciuto con noi ed ora è il vero cuore della Nocerina. Ovviamente il presidentissimo Orsini è una figura speciale di questa storia centenaria.


Lei è stato scelto come personaggio rappresentativo per un periodo glorioso della Nocerina, quali sono i suoi auguri a questa vecchia e gagliarda signora che compie 100 anni?

 

Il mio augurio è quello di riuscire a riorganizzare la società in modo che possa ricoprire un ruolo centrale per l’Agro Nocerino Sarnese. Le auguro di riguadagnare la rispettabilità calcistica che le compete, la Nocerina deve stare in Lega Pro Prima Divisione, la ex C1. Dobbiamo diventare la base di lancio per i giovani dell’Agro con un grande settore giovanile, lontano dagli interessi del calcio di oggi, dobbiamo formare i nostri giovani. Nocera deve essere rampa di lancio per giocatori di grandissima importanza nazionale, come è stata in passato, questo è il mio augurio di cuore per la Nocerina.

Ho avuto modo di intervistare e conoscere Bozzi, Caruso e Chiancone, tre grandi calciatori, uomini che mi hanno fatto capire perché quella squadra del 78 era speciale in campo e fuori, e perché riuscì a realizzare un’impresa che non ha paragoni in oltre cento anni di storia. Li incitavo, bambino, quando li vedevo giocare, ora da malato di Nocerina posso solo dirgli grazie.


Fabio Pagano, ForzaNocerina.it

 

Altre interviste pubblicate Roberto Chiancone, Costabile D’Agosto, Mario Gambardella, Roberto Chiancone, Giacomo De Caprio, Tonino Simonetti

 

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